Notte di Natale

Sintesi dell’omelia pronunciata dal parroco nella messa della notte di natale 2019

 

Dopo aver celebrato la Kalenda, l’antico rito rievocativo della nascita di Gesù tramandato dalla liturgia romana, il parroco si è rivolto ai fedeli con  queste parole:

Fratelli e sorelle, in questa notte santa, la grazia di Dio è apparsa per la salvezza di tutti gli uomini.  Il tema centrale della celebrazione di questa notte è racchiuso nel canto dell’Alleluia: oggi vi è nato un salvatore: Cristo Signore. Questa notte santa inaugura la vita sacramentale della Chiesa e di ogni cristiano.

L’eucaristia di stasera, nel pane e nel vino, ci permettono di toccare Dio, di incontrarlo personalmente, come i pastori incontrarono il bambino Gesù, il Verbo fatto carne. Poichè il Verbo si è fatto carne, ha potuto dare la vita per noi e dal mistero pasquale sono nati i santi segni che d’ora in avanti ci permettono di vivere in maniera sacramentale col Signore.

S. Leone Magno nel suo primo sermone sul Natale, ci esorta a gustare la gioia: Oggi carissimi, è nato il nostro Salvatore, esultiamo! Perché non vi è posto per la tristezza dove si celebra il verbo della vita. :”Salvator noster, dilectissimi, hodie natus est, gaudeamus”.

Leone Magno parla del Natale nel modo stesso con cui avrebbe potuto parlare della Pasqua. Noi non possiamo e non dobbiamo sganciare il Natale dalla Pasqua. In passato questo errore ha costato alla Chiesa gravi conseguenze, facendo percepire il Natale come un semplice fatto folkloristico e non teologico.

L’incarnazione del Verbo, segna l’inizio della redenzione, è un fatto pasquale. Allora giustamente i Padri possono chiamare il Natale con l’appellativo di Pasqua di natività.

Celebrare la nascita del Verbo per noi cristiani è quanto di più grande la religione cattolica può offrire. Nessun’altra religione giunge a queste vette contemplative. Dio stesso, assumendo la natura umana, la eleva a quella divina, creando così quell’ammirabile “commeurcium” cantato dai prefazi di natale. In Cristo l’uomo è diventato dio.

Ecco perché papa Francesco nella sua recente lettera apostolica “Admirabile signum”, ci invita a fare nelle nostre case il presepe, perché “rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Il presepe è come un Vangelo vivo, che trabocca dalle pagine della S.Scrittura”.

Anche per S.Agostino, la mangiatoia diventa un rimando alla mensa di Dio, cui l’uomo è invitato. I pastori sono i rappresentanti di tutti i poveri della storia, gli angeli a loro inviati “parlano”. Da quel giorno il canto di lode degli angeli non è più cessato.

L’invito che i pastori ricevono, perché Dio si compiace degli uomini che lui ama, li sprona ad andare a vedere questo grande evento del bambino in fasce. I pastori, ascoltato l’annuncio, si recano in fretta alla grotta.

Papa Benedetto XVI si chiede: “Quali cristiani s’affrettano oggi quando si tratta delle cose di Dio? Se c’è qualcosa che merita fretta, sono proprio le cose di Dio. Solo quelle danno al gioia che dura per sempre, perché è il frutto di un incontro, quello con il Dio bambino nato questa notte per noi. Per tutti.

           Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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