Rosella, donna di Calabria

Rosella, una giovane donna la cui vita si può sintetizzare così: prima, riconosciuta con un numero, poi, essere chiamata per nome.

Questo passaggio è coinciso con quello della sua vocazione. Persona si diventa perché Dio ti chiama per nome, davanti a lui, nessuno è un numero, un oggetto.

Rosella, chiamata per nome, riconosce il Signore e lo segue nella via della consacrazione religiosa che è contemporaneamente via di martirio e di santità.

Nel recente passato abbiamo riflettuto su ciò che è significato per Rosella essere donna del Sud. Essere cioè una persona che deve lottare contro l’emarginazione, il pregiudizio, la maldicenza che sono habitus mentali di noi calabresi.

La sua condizione di ragazza orfana e povera, la poneva in una situazione di oggettiva emarginazione, la faceva vivere in una sorta di sudditanza psicologica ed affettiva. Solitudine, incomprensioni maltrattamenti, sono stati il suo inferno per molti anni.

Ha vissuto, forse senza saperlo, la condizione e la vita delle donne del Sud degli anni a ridosso della fine della seconda guerra mondiale. Donne senza volto, donne senza diritti e dignità, “donne-numero” e basta.

Sì, perché, nel collegio di Locri, Rosella era solo un numero e niente più. Come ad Auschwitz, come in tanti campi di detenzione e di tortura.

Allo Scannapiego di Locri non c’erano torture e violenze, ma quella sottile e impalpabile ingiustizia che avvolge i deboli e i poveri e che li fa essere solo numeri e nulla più.

Togliti l’abito bianco della prima comunione” le ingiunse una suora arcigna e severa, “prima di sederti a tavola”. L’abito della prima comunione, preso in prestito e subito dopo deposto, come la tunica di Gesù sul Golgota. Spogliata di tutto, anche del sogno di bambina, quella di essere simile alle altre, non più discriminata, perché la prima comunione sembrava appianare diversità e discriminazioni.

Povera Rosella, anche nei sacramenti gli adulti fanno preferenze di persone, avrà pensato. Allora non le restava che chiudersi in se stessa e coltivare quel mondo interiore dentro il quale scavava solchi profondi di sofferenza ma anche di speranza.

Con la grazia di Dio, giunse il giorno in cui Rosella lasciò il numero e divenne persona. Questo avvenne quando a Reggio incontrò il volto sereno e sorridente di Maria Salemi, la suora, anche lei donna del Sud, che le fece scoprire la bellezza dell’amore di Dio.

La Direttrice [Maria Salemi] seppe, con pazienza e maestrìa spirituale, tirare fuori dal cuore di Rosella quella bellezza e quell’amore che solo Dio sa fare germogliare nel cuore di ogni persona. Il calore degli affetti, l’amore di madre, la premura di tante suore della comunità, la stordirono a tal punto che Rosella cominciò ad interrogarsi su quel modo di vivere e di agire: “Perché fanno così, per quale scopo?”  Aveva cominciato, senza saperlo, a percorrere la via della ricerca del volto di Dio.

La Direttrice, suor Maria Salemi, in un incontro con Papa Giovanni Paolo II

Quel volto che lentamente si schiudeva alla sua contemplazione, passando per il volto della Vergine Maria e per il sorriso caldo e accogliente della Direttrice. Così Rosella scoprì l’Amore, quello vero, che dura oltre ogni tempo e ogni spazio, quell’amore che “move il sole e l’altre stelle”, direbbe il sommo poeta.

Il suo percorso spirituale, a distanza di tanti anni, può essere anche di esempio per tanti giovani che sono alla ricerca del senso della loro vita. Rosella aveva avuto dalla vita solo delusioni, emarginazioni disprezzo. Aveva motivi per ribellarsi, di rifugiarsi nella droga, o nella prostituzione come atto estremo di contestazione di quella società che la emarginava e non le dava alcuna speranza. Non lo ha fatto. L’incontro con un volto nuovo ha cambiato la sua vita. Come avvenne per Nicodemo, per Zaccheo, per la Maddalena e tanti altri. Dio si serve di un volto umano per manifestare il suo volto divino. Il volto umano, umanissimo di Maria Salemi altro non era che il volto materno di Dio che finalmente si faceva incontrare da Rosella.

Padre Vittorio Dante Forno, fondatore, assieme a suor Maria Salemi, delle Figlie di Maria SS Corredentrice

Allora anche per lei tutto cambiò. Rosella ripensò alla sua vita con lo sguardo di fede, tutto davanti a lei fu comprensibile, il disegno di Dio sulla sua vita, per quanto doloroso, si rivelò ricco di promesse.  Era giunta finalmente alla casa del Signore e lì aveva incontrato la gioia, come dice il salmista.

Nella casa religiosa poteva finalmente comprendere che Dio è padre, la figura di don Forno era un’icona. Ma poteva comprendere che Dio è anche madre, la Direttrice ne era l’immagine viva. Allora cadde ogni remora e ogni amarezza per il suo passato, per la madre morta prematura, per la famiglia povera e disunita, per le tante offese nei lunghi anni di collegio.

Tutto divenne per lei occasione di canto e rendimento di grazie a Dio per aver incontrato l’Amore. Il volto misericordioso di quel Gesù che finalmente poteva incontrare faccia a faccia.

Scelse l’amore del Signore, scelse di consacrarsi a lui per sempre, divenne sposa di Cristo, chiamata a celebrare le mistiche nozze con l’Agnello. I voti religiosi furono vissuti per un tempo fugace, perché oramai per lei il Signore aveva già apparecchiato la tavola della festa, la sposa era pronta e il cielo già la aspettava.

Don Nuccio Cannizzaro

 

Reggio Cal. 04.01.2020

Chiesa di Gesù e Maria.

Commemorazione di Rosella Staltari

 

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