Scrutati e scelti

Non è casuale la scelta del settimo giorno di questo nostro febbraio al Tempio della Vittoria…

Il sette di febbraio del 1878 calava la tela sul pontificato di Pio IX, quel Giovanni Maria Mastai Ferretti che, nato a Senigallia il 13 maggio 1792, ordinato prete il 10 aprile 1819 e preconizzato Arcivescovo di Spoleto il 25 maggio 1827, creato cardinale il 14 dicembre 1840 ed eletto Papa per acclamazione il 16 giugno 1846, promosse il culto della beata Vergine Maria e indisse il Concilio Ecumenico Vaticano I.

Il tre di settembre dell’anno giubilare 2000 San Giovanni Paolo II lo proclamò Beato, fissandone la memoria proprio al sette di febbraio…

Ora, girovagando tra i meandri del suo lungo e laborioso pontificato, scopriamo che il 24 gennaio 1868, pubblicando il Breve Cum multa sapienter, rinnovò l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, confermando il suo antico statuto.

Ora, ancora, essendo don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Priore della Delegazione reggina dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, ed essendo Preside della Sezione reggina dell’Ordine l’avvocato Aldo Porcelli e Priore Grande Ufficiale l’Arcivescovo emerito reggino Mons. Vittorio Mondello, la memoria del Beato Pio IX, che l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro guardò con occhio paterno, ecco suggerirci di … far quattro passi tra i vicoli dell’Ordine, scoprendo che lo scorso 8 dicembre, per volontà di Papa Francesco, è terminato il mandato del Gran Maestro dell’Ordine il Cardinale ottantenne Edwin Frederick O’Brien ed ha avuto inizio quello del nuovo Gran Maestro dell’Ordine, il Cardinale settantatreenne Fernando Filoni, fino ad allora prefetto di Propaganda Fide.

E se la nomina Papa Francesco l’ha firmata l’otto di dicembre del 2019, è al sedicesimo giorno di gennaio del 2020 che, accompagnato dal Governatore Generale, Leonardo Visconti di Modrone, il cardinale Fernando Filoni, nuovo Gran Maestro dell’Ordine, è stato ufficialmente accolto a Palazzo della Rovere, sede del Gran Magistero a Roma, durante una cerimonia alla quale ha partecipato il suo predecessore il cardinale Edwin O’Brien.

Ricevuto all’ingresso dalle più alte cariche dell’Ordine, il Gran Maestro ha raggiunto la Sala del Trono salutando i membri del Gran Magistero presenti.

La “vocazione” e il “ministero” di ogni Cavaliere e di ciascuna Dama, sottolinea il Cardinal Filoni, “proviene da quel Sepolcro vuoto, cioè dalla Risurrezione di Cristo da cui deriva ogni conoscenza profonda, sia della vita nascosta e pubblica del Signore, sia delle sue parole.  Il sepolcro vuoto ci parla del Maestro vivente, che l’Apostolo Tommaso riconosce e confessa suo “Signore e Dio” (Gv. 20, 28) e che la Chiesa è chiamata sempre ad annunciare e a testimoniare a tutte le genti e in tutti i tempi. Una Dama e un Cavaliere del Santo Sepolcro ricominciano sempre da lì; da lì ha origine l’impegno di vita, di spiritualità, di vita sociale e di partecipazione alle necessità della Terra Santa.  E questo sarà sempre il nostro punto di partenza e di riferimento. Ricominciamo dal Sepolcro vuoto di Cristo, che tanti videro, ma solo Pietro, Giovanni, Maria di Magdala, Giovanna, Maria di Giacomo ed altri “videro e credettero” (Gv. 20, 8). Li potremmo ritenere i primi Cavalieri e Dame del Santo Sepolcro. Noi siamo gli eredi di quei testimoni; ed è proprio in questo, che noi siamo oggi testimoni e diamo senso alla nostra partecipazione all’Ordine”.

L’uno di febbraio, invece, accompagnato dagli alti dignitari, dai Luogotenenti italiani e i Cavalieri e Dame di Roma, il cardinale Fernando Filoni ha voluto presiedere una solenne Concelebrazione Eucaristica presso la Chiesa di Santo Spirito in Sassia, che s’erge innanzi Palazzo della Rovere, sede del Gran Magistero dell’Ordine del Santo Sepolcro, per iniziare in preghiera la sua missione come Gran Maestro.

All’omelia attaccava sottolineando che “pensare che ciascuno sia stato guardato e amato dal Signore in un momento particolare della propria vita e che il suo sguardo abbia marcato il nostro cuore, ci consente di riflettere sul senso della nostra appartenenza all’Ordine.

Vi apparteniamo non per eredità di casato o di ceto, ma perché chiamati da Colui che è diventato lo spartiacque nella storia dell’uomo; il «Sepolcro vuoto» potremmo dire, è il punto e il luogo dove si incontrano la storia della fine ‘ignominiosa’ e ‘ingiusta’ inflitta a un uomo che aveva fatto del bene, divenuto però ingombrante agli occhi dei capi religiosi e del potere di Roma,  e la storia di Pietro, Giovanni, Maria di Magdala ed altri che costatarono il suo sepolcro vuoto, ma soprattutto riconobbero Gesù risorto. Questa storia, la storia di ogni chiamata, continua fino a noi; non si è esaurita”.

E poiché “la nostra chiamata nell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme è frutto di un incontro e di una chiamata in cui siamo stati, per così dire, scrutati e scelti” ciascuno di noi non deve mai dimenticare “che la carità e la solidarietà qualificano l’Ordine equestre del Santo Sepolcro e noi siamo onorati di averle come nostre caratteristiche a favore della Chiesa Patriarcale di Gerusalemme e di tanti fratelli e sorelle nel bisogno che vivono in quella Terra; Terra benedetta dall’Altissimo, ma anche necessitante di pace”.

E siccome “da quel sepolcro vuoto e dall’incontro con Cristo, nostra speranza e nostra intima gioia, sappiamo che Egli dà senso alla nostra esistenza e saremo testimoni del Signore vivente – conclude il Cardinal Filoni – il nostro esistere nella vita della Chiesa, consolidato più volte dai Sommi Pontefici, ha come scopo di assicurare che nella Terra Santa dove sono presenti tanti luoghi sacri continui a risuonare il Vangelo e resti viva l’opera di carità, il sostegno alle istituzioni culturali e sociali e la difesa dei diritti di quanti vi abitano”.

Insomma, riaffiorare nel nostro mar cardiologico quell’ala di riserva dipinta da don Tonino Bello, mentre è Claudio Baglioni ad offrirci la chiusa al nostro pellegrinaggio tra i vicoli dell’Ordine. Nei versetti di Baglioni ritroviamo le Dame e i Cavalieri, autentici e paterni custodi e difensori della carne del Cristo

Strada facendo, vedrai … che non sei più da solo … strada facendo troverai … un gancio in mezzo al cielo … E sentirai la strada far battere il tuo cuore … vedrai più amore, vedrai…

                                       Antonio Marino

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