Il rumore di Dio

“Ma capisco che, per quanto io fugga, torno sempre a te che fai rumore qui, e non lo so se mi fai bene, se il tuo rumore mi conviene. Ma fai rumore sì, che non lo posso sopportare questo silenzio innaturale tra me e te…”

Il trentottenne Antonio Diodato vince il settantesimo Sanremo con una sorta di ballata romantica, come da lui stesso definita…

Un testo che, a ben pensarci, interroga tutti noi, ferventi e assidui frequentatori del Tempio: io, tu, noi desideriamo essere il … rumore di Dio?

Cerchiamo d’elaborar risposta al quesito lasciandoci stuzzicare dall’odierna, domenicale meditazione omiletica di don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti.

“Matteo, al quinto capitolo del suo Vangelo, dopo averci portato con la folla sul monte delle Beatitudini lascia che ciascuno di noi s’intrufoli nel dialogo fra gli apostoli ed il Maestro… Gesù, ai suoi discepoli, dice due cose: dovete essere sale e luce…”

Agli apostoli, sottolinea il predicatore, “chiede di restare in posizione di visibilità: risplenda la vostra luce… come faro posto sulla punta di una costa e visibile da tutte le navi… Tuttavia, gli apostoli non devono farsi prendere dal protagonismo, né rinchiudersi nell’anonimato. Debbono esser visibili, non devono mettersi in mostra…”

Proprio ieri sera, anzi, quasi alle prime luci dell’alba domenicale, si son spente le luci all’Ariston di Sanremo: “luogo – evidenzia don Nuccio – che devasta la mentalità dei giovani, proponendo non modelli ma disvalori… La pressione sociale suggerisce violentemente di far come fanno gli altri… Noi rispondiamo: NO! Anche se lo fanno tutti, non è bello farlo o esserlo anche noi, poiché il sale è sale e la luce è luce… E questo appiattirsi al <<così fan tutti>> tocca pure il pastore e il suo ministero improntato al conseguimento del consenso popolare… Gli uomini che incarnano i preti sono sempre meno uomini e sempre più gente raccogliticcia che va alla ricerca del consenso…”

Ora, prosegue il parroco, “al tempo di Gesù, gli ebrei erano soliti buttar dalle finestre tutti quegli oggetti guasti o non più utili… Non esisteva la raccolta differenziata, quella roba veniva gettata in strada e calpestata da chiunque… Gesù allude proprio a tale usanza allorquando mette in guardia i suoi discepoli: state attenti perché la vostra fede non venga buttata via e calpestata… Sale e luce rappresentano proprio la nostra fede… Se tu non vali niente la tua fede viene buttata nella spazzatura…”

Fra l’altro, rimarca don Cannizzaro, “a quel tempo il sale lo avevano solo i ricchi e le luci s’accendevano solo nelle case dei principi, del re… Non erano cose diffuse, di uso comune… Erano, quasi, dei desideri, per molti, delle cose preziose… E ciascuno di noi deve divenire, perché la Chiesa ne ha bisogno, punto di riferimento vero e libero… dev’esser prezioso, poiché uomo vero e libero, proprio come lo erano il sale e la luce…”

Ed avviandosi alla conclusione, don Nuccio cita un passaggio di un articolo “apparso una trentina d’anni fa sul mensile, diretto da Giulio Andreotti, 30giorni.

È la sintesi di una relazione tenuta da un eminente teologo del tempo, per me un profeta… Costituisce una sorta di manifesto delle condizioni della Chiesa dell’epoca, ma attualissimo oggi… Quelle parole le ho fatte mie, le ho … vissute seriamente lungo gli anni del mio ministero presbiterale… Parole che … mi hanno rovinato!!!!! Eccole:

ciò di cui la Chiesa ha bisogno sono non gli adulatori che esaltano lo status quo, ma uomini la cui umiltà e ubbidienza non siano meno della loro passione per la verità. Uomini che amano la Chiesa più del facile e tranquillo corso della loro carriere… Sono parole sgorgate dal cuore dell’allora Cardinale Joseph Ratzinger, scritte ieri ma attualissime purtroppo oggi…”

La chiosa finale, però, è dedicata ad un ricordo, ch’è auspicio per quotidiano impegno: “divenuto capo scout dovetti scegliere il mio motto e il mio stemma. Lo stemma consisteva in una montagna con tre luci: la fede e la speranza e la carità. Il motto era quello paolino: forti nella fede… Ecco, a ciascuno di voi, di noi, auguro d’esser sempre forte nella fede, malgrado tutto…”

Quel credo in un solo Dio… spegne le luci sul tempo della meditazione per lasciar spazio alla carta d’identità del cristiano…

E se Diodato affida agli ultimi due versetti del suo brano … “e non ne voglio fare a meno oramai di quel bellissimo rumore che fai” … la voglia di far suo quel rumore che al contempo è custodia del presente e progetto del futuro, Pino Daniele nel 1998 cantò che “se mi cerchi con gli occhi dell’amore allora sí mi troverai…”

Ebbene sí: essere uomini veri e liberi sta proprio nell’essere il … rumore di Dio!

Proprio come quel vento, rumoroso ma invisibile, della Pentecoste: capace di trasformare, senza farsi vedere, l’essere di quel manipolo d’impauriti uomini che, sballottolati proprio da quel vento, furono capaci, magari solo col loro sguardo intriso d’amore, di far scoprire a tanti la felicità nell’essere per Cristo, con Cristo e in Cristo…

                                    Antonio Marino

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