Incontriamoci il mercoledì – 13

“È strano il capitolo, tratto da <<L’esperienza di Dio nella preghiera>> di Matta el Meskin, cui stasera faremo riferimento. È incentrato sulla volontà e s’intitola: sforzo e costrizione volontaria.

È un tema complesso e necessario: noi lo tratteremo facendoci aiutare anche dalle riflessioni di un altro monaco del deserto, Padre Marcos, che, insieme ad altri, ha pubblicato un volume proprio su Matta el Meskin…”

Ha così inizio il tredicesimo mercoledì catechetico alla Chiesa degli Artisti.

“Per progredire nella vita di preghiera – puntualizza il parroco don Nuccio Cannizzaro – due sono gli aspetti essenziali: pazienza e sacrificio. Dobbiamo camminare, dice Matta el Meskin, a passi lenti ma saldi, con sforzo lungo e sostenuto; abbiamo bisogno di pazienza e di costrizione volontaria. Il semplice progredire nella vita di preghiera e di intimità con Dio è garanzia del nostro arrivare alla meta”.

È una estenuante “lotta col dubbio” quella che ciascuno è chiamato ad intraprendere: alla fine, però, sottolinea il catecheta, il Signore premierà gli sforzi.

Ora, prosegue don Nuccio, “è opinione diffusa che il cammino della vita di pietà, di contemplazione e di solitudine sia disseminato di rose e dolci profumi… Convinzione assolutamente sbagliata! Così come errate sono quelle espressioni secondo le quali: che bella vita fanno i monaci! Non hanno famiglia, non hanno pensieri, non hanno bollette da pagare o grattacapi da risolvere… Assolutamente falso! Il loro è un cammino austero, arido, senza bellezza né splendore… Anche perché, intrapreso quel cammino, sorge il dubbio: sono veramente in cammino verso Dio? Ma…dov’è allora? Ma insomma, chi me lo fa fare? E così, lontano da ogni aiuto umano, privo di segni e di gratificazioni spirituali e perfino di una parola d’incoraggiamento o della benché minima promessa, comincerai a … quasi quasi … desiderare i piaceri di un tempo… E l’interrogativo si farà sempre più pressante: schiavitù con pancia piena o libertà con pancia vuota? Perché … quel che Dio ti offre è un cammino arduo, ma ti dona una piena vera autentica libertà…”

Fatto sta, prosegue il parroco, che “a questo punto, innanzi al … dove siamo? Che cosa facciamo su questa via? Che senso ha tutto questo? … tanti sono tornati indietro perché han voluto, come ci dice San Paolo, camminare nella visione e non nella fede…”

Ed ecco spuntare coloro che pretendono “i miracoli per credere: credono perché vedono… Han bisogno di miracoli a tutti i costi, e vanno girando…” in cerca di ingannevoli luci…

Costoro, e la Chiesa tutta, ha bisogno di “guide come Mosè. Oggigiorno – rimarca don Cannizzaro – mancano guide autorevoli, mancano i padri spirituali veri, mancano uomini di Dio autentici che si mettono alla testa del popolo ed indicano la rotta da seguire, l’orizzonte cui tendere, senza aver alcuna necessità di vedere e toccare, solo perché fiduciosi in Dio, in Lui totalmente abbandonati…”

Ora, rammenta don Nuccio, “al centro di questo nostro incontro è la volontà. La volontà deve essere orientata verso l’abbandono totale a Dio, la costrizione deve essere orientata alla piena sottomissione dell’anima al progetto della grazia, con fede incrollabile, quali che siano le circostanze, finché all’anima non resta alcuna volontà propria, alcuna passione peculiare oltre a quella di obbedire sempre alla voce di Dio e ai suoi comandamenti”.

Cita, il catecheta, Padre Marcos e quel “lasciarsi fare… La nostra volontà di pregare è un lasciarsi fare, non un fare nostro vero e proprio… Tu non sei responsabile della riuscita, tu sei responsabile dello sforzo… Sei responsabile se ci metti sacrificio, impegno, sforzo… Quel che conta è avere fatto tutto il possibile per contrastare i nostri vizi”.

E testualmente citando Matta el Meskin il parroco fornisce ”alcune indicazioni per chiarire la via dello sforzo e della costrizione volontaria. 1) Diffida della tensione della volontà: evitar di convincersi che tutto dipenda dal nostro esclusivo sforzo… 2) Respingi ogni sentimento di responsabilità personale. 3) Evitare <<supporti invisibili>>: Dio non fa mancare nulla a ciascuno di noi… 4) Lo sforzo e la costrizione personale devono farci spogliare dall’IO nostro per aiutarci ad affidarci esclusivamente a Dio… 5) Nella misura in cui ti appoggi alla tua volontà, perdi la percezione di essere aiutato da Dio… 6) Pur dinanzi a fallimenti, non sospendere il tuo sforzo e non smettere di obbedire a Dio, poiché dietro alla tua anima sconfitta sta Cristo con il trofeo dello sforzo nelle sue mani… 7) La nostra lotta e la nostra costrizione volontaria non sono di per sé in grado di farci progredire verso la giustizia o di avvicinarci a Dio, il loro unico obiettivo è di separarci dal nostro IO e di staccarci dalla vita di peccato e disobbedienza…”

Tant’è, evidenzia don Nuccio, “che la nostra volontà deve scomparire dietro la grazia… È necessario lo sforzo, ma questo sforzo deve scomparire alle spalle della grazia di Dio… Nulla è dovuto a noi, tutto è dovuto al Signore… Tu devi fare tutto il possibile, compiere tutti gli sforzi necessari, ma se cadi non devi scoraggiarti, abbandonare, arrabbiarti con te stesso: devi <<gridare>> al Signore, affidarti totalmente a Lui… Sarà Lui a tenderti la mano, rialzandoti e rimettendoti in marcia…”

Richiama alla memoria “Giuda: ha tradito il Signore convinto di fare cose giuste. Quando però s’è accorto d’aver fatto cose tremende si autopunì: il suo IO era talmente grande da impedirgli d’abbandonarsi alla Misericordia di Dio. Si disperò per aver perso, per aver sbagliato e s’impiccò… Matta el Meskin, invece, ci dice che le tristezze esagerate e deprimenti, alle quali l’uomo si abbandona dopo aver peccato o inciampato, sono manifestazioni di un orgoglio ferito, di un’alta considerazione di sé e di una stima presuntuosa della propria volontà. La sana posizione dell’uomo di fronte alla caduta è la confessione dell’errore, il ricorso immediato alla conversione, insieme al perseguimento dello sforzo assiduo con l’intento di perfezionare l’abbandono della volontà personale e la sottomissione della propria anima al Signore…”

E dopo aver suggerito a quanti stanno vivendo gli incontri del mercoledì di “tenere a portata di mano anche i Discorsi spirituali di Isacco il Siro, ch’è un testo utile non solo ai preti ma anche ai laici” conclude, come di consueto, con alcune citazioni dei Padri, in particolare proprio di Isacco il Siro: “costringiti a praticare le metanie (prosternazioni). Sono il motore della compunzione nella preghiera… La prosternazione è profonda adorazione, è essa stessa preghiera fatta col cuore, poiché quando si prega, si prega col cuore con la mente e con il corpo… E sempre Isacco il Siro ci esorta ancora: di notte sforzati per alzarti e prosternarti davanti alla croce, anche quando il sonno è greve e il corpo reticente. È il momento favorevole, l’ora dell’aiuto divino… E infine: tutte le virtù acquisite nello sforzo e nella fatica , se ne trascuriamo la pratica, a poco a poco si perdono… La pratia, insomma, ci aiuta a conservare la nostra fede…”

E a mercoledì prossimo!

                                    Antonio Marino  

  

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