“…alle prime luci del Mercoledì delle Ceneri…”

Cominciano, le tenebre, a far capolino sulla Reggio Città Metropolitana.

Sotto le antiche volte del Tempio della Vittoria i banchi hanno assunto una strana e nuova posizione…

Sono rivolti verso la Cappella dell’Immacolata, non verso l’Altar Maggiore…

È martedì grasso e l’aria che si respira in Città è mista d’apprensione e confusione…

Don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, annuncia ai suoi parrocchiani il desiderio di celebrar il Divin Sacrificio, proprio alla vigilia dell’inizio del cammino quaresimale, all’Altare dell’Immacolata, per implorare “a Lei, nostra Mamma Celeste Consolatrice, e al nostro San Giorgio Megalomartire, a nome dell’intera Città, il dono della liberazione da qualsivoglia male, in particolare da questo coronavirus, dandoci, al contempo, la forza d’aprire gli occhi per cogliere e far fruttare i semi della condivisione e della solidarietà, tornando così a praticare la vera umiltà…”

Alla meditazione omiletica, dopo che il salmista aveva esortato il popolo ad affidare “al Signore il tuo peso ed egli ti sosterrà”, don Nuccio attacca offrendo l’immagine di “un uomo che si fa piccolo, s’avverte debole al cospetto del mistero che lo sovrasta.

È, questa, una sensazione provata dai nostri avi, dai nostri nonni, dai nostri genitori: abbiamo avuto morti e devastazioni che hanno distrutto la nostra memoria storica. Matrigna, con noi, è stata la storia: ha distrutto la nostra civiltà, cancellato la nostra memoria civica. Siamo, quasi quasi, un popolo senza storia, e un popolo che non ha storia non ha neppur salvezza…”

E l’Italico Stivale, prosegue il predicatore, “dinanzi allo scenario angoscioso dovuto al dilagar del virus e della paura … che fa? Corre al supermercato, fa incetta di beni materiali e suggerisce quasi una sorta di volontario isolamento…”

Eppure, rammenta don Nuccio, “in tempi di devastanti calamità i nostri antenati correvano al Tempio, invocavano Dio, chiedendo a Lui aiuto, conforto, consiglio, speranza per il presente e il futuro… Oggi, invece, Dio è un’ipotesi non più plausibile… Siamo una società senza Dio… E quel ch’è peggio è la pratica dell’indifferenza in una realtà umana nella quale v’è totale mancanza di fede… Ricordiamo quei passi della Sacra Scrittura che ci raccontano di morti, lutti, stermini … e poi quella domanda … Dio, perché permetti ciò? Il Signore permette ciò per far si che ciascuno di noi si converta; sono, questi, segni che implicano la nostra conversione…”

Ecco perché, sottolinea don Cannizzaro, “a quel che accade dobbiamo dare risposte spirituali. Dobbiamo capire il presente per capire cosa Dio vuole dire al popolo. Dobbiamo essere proprio come i profeti. Dobbiamo fornire delle interpretazioni spirituali…”

E richiamando quell’”eterno peccato d’Adamo ed Eva, il loro desiderio di sentirsi onnipotente, tali e quali a Dio” o ancora quella “voglia d’arrivare fino a Dio con la torre di Babele” don Nuccio tuona: “l’egoismo, l’individualismo che l’uomo pratica, lo stanno uccidendo… Oggi l’uomo vuol decidere lui… Ed ecco venir fuori le manipolazioni genetiche, ecco venire a galla la logica secondo la quale: se tu sei vecchio, e non produci, tu non servi più… E’ una logica che fa perdere la Speranza, che mette l’uno contro l’altro… E’ un’epoca che vede la nostra Calabria agli ultimi posti in ogni classifica, che fa scappare i nostri giovani, che non sa sfruttare le buone qualità, umane e ambientali, che ha…”

E noi, chiosa il parroco, “dinanzi alle tragedie, sanitarie ed economiche, esclamiamo: che disgrazia!! E invece no! Non è disgrazia … è benedizione…!!  Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, diceva San Paolo… Ebbene si: questa pandemia è un segno… E’ un monito pesantissimo di Dio… Dio ricorda a ciascuno di noi che: tu, uomo, sei niente…

Tu, uomo, confidando solo sulle tue capacità razionali non potrai risolver nulla… E’ la preghiera l’antidoto che non ci fa montare in superbia, che ci fa prostrare dinanzi a Dio e a Lui ci fa dire: mi fido di te, dimmi tu cosa debbo fare…”

Dalle strade giungono, fin dentro al Tempio della Vittoria, schiamazzi carnascialeschi…

Le Litanie dei Santi fan da ponte fra la meditazione omiletica e l’oremus sulle offerte…

Al momento del ricordo dei defunti, don Nuccio rammenta al buon Dio “i morti, a causa di questa pandemia, di ogni parte del mondo”…

La Santa Messa non finisce con un canto: termina con la recita di un’Ave Maria…

Consapevoli, che … dov’era pianto e strazio per Te tornò il sereno: dal tuo materno seno le grazie si partir…

                                Antonio Marino

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