Rivolti al Signore

Entrando al Tempio della Vittoria, all’imbrunire dell’ultimo mercoledì di febbraio, s’avvertiva un pungente senso di raccoglimento…

Poche luci, Altare scarno, soffuso silenzio…

Era il Mercoledì delle Ceneri, l’inizio dei quaranta lunghi giorni…

Il profumo d’incenso, l’incedere di ministranti e parroco verso il presbiterio danno avvio alla Solenne Celebrazione Eucaristica.

Lungo la meditazione omiletica, quasi programmatica oseremmo definirla, don Nuccio Cannizzaro indica quello che “potremmo scegliere quale tema di questa nostra Quaresima: rivolti al Signore… Più volte sentiremo pronunciare quest’espressione, questo suggerimento a rivolgerci verso il Signore…

E la Quaresima, il grande ritiro del popolo di Dio, è proprio il cammino, verso la Pasqua, durante il quale dobbiamo, di vero cuore, desiderare d’esser sempre rivolti verso Gesù, verso quel Crocifisso innanzi al quale, spesso, entrando in Chiesa, passiamo distrattamente, magari senza manco farci caso… In questa Quaresima decidiamo di sostare innanzi al Crocifisso…”

Anche perché, sottolinea il predicatore, “Gesù si ritirò nel deserto, per quaranta giorni, allontanandosi da tutto e tutti, mettendosi solamente dinanzi a Dio, ascoltandolo, pregandolo, senza alcuna altra distrazione…”

E dopo aver offerto ai suoi parrocchiani una sorta di visita guidata tra le pagine della Sacra Scrittura, indicando tutti quegli episodi, nell’Antico come nel Nuovo Testamento, in cui torna a far capolino quel numero quaranta, don Nuccio chiosa: “la mia, la tua, la nostra vita, in fondo, si snoda nell’arco di quaranta giorni… Certo, ciascuno di noi raggiungerà, anagraficamente, un numero imprecisato di decenni… Ma, se stiamo attenti, dando alla nostra vita una lettura spirituale, ecco che gioie e dolori, soprusi e speranze, sogni e peccati, delusioni e malattie, che caratterizzano la nostra corsa esistenziale, s’alternano e s’accavallano lungo l’arco di … quaranta giorni… Quei quaranta giorni durante i quali Dio mette alla prova la fedeltà del nostro cuore…”

Quaranta giorni, evidenzia don Cannizzaro, “che son simbolo di una comunità che si riunisce, che non teme alcun virus che va girovagando poiché, rammenta San Pietro, il vero virus è il Demonio che gironzola per allontanarci da Dio, per farci scivolare nel peccato… La Chiesa non ha paura di riunirsi, poiché se in mezzo a noi c’è Dio nessuno di noi dovrà temere alcunché…”

Quaranta giorni, puntualizza il parroco, “durante i quali dovremo … farci penitenza … con la nostra vita, col nostro modo d’agire… Vorremo, in questi quaranta giorni, tornare al Battesimo, al nostro Battesimo e a quelle veste bianca che tutt’oggi indossiamo… Praticheremo il digiuno: non dai cibi, però, ma dalle distrazioni, dal telefono, dai vizi, dai rumori… Ci priveremo anche di ciò che, gastronomicamente, ci piace, ma faremo di tutto per imparare a stare un po’ soli, con noi stessi e con Dio… Vivremo una preghiera viva, vera, autentica… Ricorderemo al nostro cuore la distinzione tra elemosina e carità. La prima è quando diamo la monetina a quella mano tesa che cerca conforto; la carità, invece, è virtù teologale che supera l’elemosina perché vive nell’amore di Dio… E poi, ascolteremo abbondantemente la Parola di Dio. Leggere, lasciar risuonare la Parola in cuor nostro, porgere l’orecchio a chi spiegherà quella Parola appena ascoltata: ecco i passaggi cui dovremo avvinghiarci in questi nostri quaranta giorni…”

Senza, però, scordar che, conclude don Nuccio, “questi quaranta giorni sono il tempo del raduno, dell’assemblea… Non possiamo restare a casa! Certo, nel segreto della nostra camera ci ritroveremo, magari quotidianamente, a pregare Dio… Ma non potremo fare a meno di ritrovarci qui, in Chiesa, per vivere la Celebrazione Eucaristica, per ripercorrere col Cristo quell’itinerario della vita sua… Un itinerario vissuto nell’obbedienza al Padre e nella donazione ai fratelli, nel servizio, cioè, donato a ciascun fratello…”

Terminata la meditazione omiletica, il parroco benedice e impone, ai suoi parrocchiani, le Ceneri, che sono il “Sacramento della Quaresima – evidenzia don Nuccio –  Stasera, noi, riconosciamo d’esser polvere; compiamo un atto d’umiltà; c’abbandoniamo totalmente tra le braccia del Signore… Perché noi, tratti dalla polvere, un giorno, dalla polvere, saremo risuscitati…”

Le note dell’organo segnano la conclusione del Divin Sacrificio…

E un punto di domanda emerge all’alba di questa nostra Quaresima all’ombra del Cavalier San Giorgio: quel che vorrò vivere lungo questi quaranta giorni, vorrò poi viverlo lungo le ore di ogni mia giornata?

Perché .. se questi quaranta giorni simboleggiano l’arco del mio stazionare su questa Terra … allora…

E buon tempo quaresimale!

                                Antonio Marino

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