Incontriamoci il mercoledì – 15

L’inizio, stavolta, è epistolare…!

E si, perchè prima di dare avvio al quindicesimo catechetico appuntamento viene data lettura del messaggio che Padre Markos el Makari, monaco del Monastero egiziano di San Macario il Grande, ha fatto giungere, tramite posta elettronica, al parroco don Nuccio Cannizzaro. Una missiva che testimonia il sacrificio che don Cannizzaro s’è sobbarcato nel proporre e realizzare un cammino catechetico complesso e affascinante…

Quindi, dopo aver pubblicamente, e in diretta Facebook, ringraziato Padre Markos, don Nuccio introduce l’incontro annunciando che “stasera, agli scritti di Padre Matta el Meskin affiancheremo alcuni testi di San Gregorio Palamas, mentre alcune considerazioni le trarremo dalla Filocalia, quella settecentesca raccolta di testi tradizionali sulla preghiera, soprattutto «solitaria»…”

E richiamando quell’”attivismo esagerato che ci caratterizza, quel … fare, fare, fare … nonché quell’esigenza d’andare appresso alle mode, conformandoci a quel che fa la maggioranza…” don Nuccio fa suo, donandolo a ciascuno, l’interrogativo proposto da Matta el Meskin: “in quanto tralcio della vite, che parte di frutti spirituali hai dato? Non basta, ci dice Padre Matta, andare a Messa, anche ogni giorno, presentare offerte quotidianamente e anche incenso mattino e sera…

Tutto questo, ammonisce Matta el Meskin, non è frutto, ma fogliame verdeggiante, ci è necessario per un certo periodo di tempo, ma un giorno seccherà e cadrà, lasciandoci nudi all’autunno della vita. E la nostra anima è il tralcio e quanto al frutto che il vignaiolo cerca, esso è il progresso della tua anima nella grazia e il tuo miglioramento nella vita spirituale…”

Anche perché, evidenzia don Cannizzaro, “quanti cristiani vengono puntualmente in chiesa ma nella vita spirituale non migliorano mai? Il cristiano è chiamato a cambiare, a modificare i suoi comportamenti, a divenire uomo spirituale…”

E per scoprire i nostri frutti spirituali “siamo chiamati a ritirarci nella nostra stanza e, chiusa la porta, pregando in silenzio potremo esaminare la profondità della nostra anima; scopriremo l’estensione della nostra nudità, scopriremo di non essere così ricchi, ma poveri, pietosi e nudi… Dio, a poco a poco, ci farà scoprire i motivi del suo risentimento nei nostri confronti; ci accuserà ma non ci condannerà. Attenderà, grazie al sigillo del sangue del Cristo, la nostra sincera conversione…”

Ora, sottolinea don Nuccio, “la scoperta, da parte dell’uomo, dei propri peccati è una grande grazia; è l’unica via che conduce alla vera guarigione…”

Fatto sta che, a questo punto, il catecheta indica il … come sarà possibile esaminare davvero la profondità dell’anima nostra: abitando la solitudine…

“Tant’è – puntualizza il parroco – ci dice Matta el Meskin, che la sola cosa da fare nella solitudine è… non fare niente! Attendi Dio nella calma e non volerlo raggiungere con l’immaginazione, né attraverso la considerazione della creazione visibile; solo così si genera lo slancio dell’anima verso la presenza di Dio.

E se proprio si dovesse far qualcosa, dovrebbe essere il rientrare in se stessi con compunzione e grande umiltà, rattristandosi per i peccati che hanno prodotto spessi veli tra l’anima e Dio… E quando ti eserciterai nella solitudine, vi troverai eccezionali opportunità per stare alla presenza di Dio, per svelare la tua anima davanti al suo creatore affinché egli possa correggerne i difetti e gli errori e prepararla al suo avvento meraviglioso. Così il tralcio sarà rinvigorito nella vigna e potrà portare i frutti della vita…”

Ed a proposito del … tempo della solitudine da abitare … Don Nuccio introduce il concetto di “hesichya, ovvero quello stato di quiete raggiunto dall’anima, abbandonando le passioni, attraverso una incessante preghiera… Secondo la tradizione russa l’esicasmo è … calma, quiete, è tranquillità dell’anima: ed il suo cuore vivificante coincide con la preghiera a Gesù o con l’invocazione del nome di Gesù Cristo… Il nome di Gesù Cristo è potentissimo… Ricordiamo quante volte gli Apostoli compiono miracoli in nome di Gesù Cristo? …in nome di Gesù Cristo io ti dico…”

E se il grande maestro di esicasmo, San Gregorio Palamas, suggerisce di “preferire, a una saggezza terrena, quella celeste e spirituale che a Dio conduce, rendendo conformi a Lui coloro che la perseguono” i monaci, che vivono la preghiera esicasta, “utilizzano – spiega don Nuccio, mostrandola – una corda intrecciata con tanti nodi: incessantemente, un po’ come noi sgraniamo una corda di rosario, il monaco sgranando tal corda ripete: Signore Gesù abbi pietà di me peccatore… E lo ripete continuamente, fino a divenir preghiera, fino a pregare a ritmo del respiro… Respirando prega…”

La Filocalia, invece, sottolinea il parroco, avviandosi alla conclusione, “offre le tre virtù della preghiera esicasta: continenza, nelle cose e nella vita; il silenzio e il biasimare se stessi. A proposito della continenza, suggerisce, all’uomo di preghiera, di, a tavolo, non andare oltre un tozzo di pane e quattro bicchieri d’acqua: se ci si appesantisce non si prega bene, subentrano pensieri malvagi e sonnolenza…”

Insomma, chiosa don Nuccio, “la vera preghiera richiede esercitazione del corpo … noi questi esercizi impareremo a viverli nella nostra vita!”

E la conclusione, come di consueto, è affidata ai detti dei Padri. Ne citiamo uno solo, tratto dagli scritti di Arsenio: “di aver parlato mi sono pentito molte volte, mai di aver taciuto”.

RC, 5 marzo 2020

 

                                                                                                 Antonio Marino 

Chiesa degli Artisti – "Incontriamoci il mercoledì" 4 Marzo 2020

Quindicesimo appuntamento stasera con la Catechesi "Incontriamoci il mercoledì".Scuola di preghiera alla luce degli scritti di Matta El Meskin, Matteo il povero.Parroco: don Antonio Cannizzaro

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Mercoledì 4 marzo 2020

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