Luce increata

Il suggerimento giunge, inaspettato ma provvidenziale, sul finire della meditazione omiletica al Divin Sacrificio dell’undicesima ora del mattino dell’otto di marzo, seconda Domenica di questa nostra Quaresima: “facciamo, individualmente e privatamente ovviamente, un pellegrinaggio all’Eremo… Se proprio adesso, tempo di crisi d’epidemia e di paura, non ricorriamo alla Mamma, quando dovremmo andare a tuffarci tra le braccia sue? Si sa, quando tutto va bene, quasi quasi la si lascia sola… ma la Mamma sta sempre lì, vigile sul cammino dei figli, in attesa che bussino alla porta sua, lesta nell’aprire e nell’esaudire i loro desideri, a scacciare le loro paure, ad asciugare le loro lacrime…”

E poi, ecco l’altro consiglio: “recitare il Santo Rosario… In Chiesa o in casa, non fa niente: ritagliatevi del tempo per sgranare una corona di Ave Maria… È questo il momento di stringerci a Dio, d’affidarci a Lui, di rimetterlo al centro – ma autenticamente – della nostra vita: di singoli individui e di comunità pastorale e civile…”

Le parole di don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, toccano le sensibili corde di quanti, nonostante tutto, scelgono di trascorrere un’ora in Chiesa, ai piedi del Crocifisso Risorto, fianco a fianco col Megalomartire San Giorgio…

Sono parole che sgorgano dal paterno cuore del Parroco nella Domenica della Trasfigurazione: “perché Gesù porta i tre discepoli sull’alto e ripido Monte Tabor? Lungo la strada Gesù annuncia che dovrà andare a Gerusalemme, lì morire… Pietro si ribella, sostiene che ciò non è possibile, ritiene che Gesù è il Messia e deve andar lì per instaurare il suo potere e governare… Gesù capisce che Pietro ha intuito e crede che Lui sia il Figlio di Dio, solo che comprende che Pietro non coglie il vero essere del Cristo: il Messia sofferente… Pertanto, sul Tabor, Gesù aiuta a comprendere il senso della Risurrezione; a scoprire che Lui è il Figlio di Dio, venuto per morire e con la sua morte sconfiggere la morte per donare la vita eterna; aiutare l’umanità, i discepoli anzitutto, ad imparare ad ascoltare Gesù senza riserve, evitando così di…criticarlo…”

E la Trasfigurazione, sottolinea don Nuccio, “ovvero la trasformazione di Gesù nel suo aspetto celeste, è anticipo di quella gloria che il Cristo avrà per sempre. Mosè ed Elia, morti parecchio tempo prima, possono essere in vita se si mostrano, a partire dalla loro esistenza davanti a Dio, altrimenti restano invisibili… Risultano esser visibili poiché lì per … testimoniare … quasi … in favore di Gesù…”

Ora, evidenzia il predicatore, “gli Apostoli non devono giudicare ciò che dice Gesù: devono obbedire alla sua Parola e testimoniare… Ascoltare e accogliere nella propria vita la Parola è … vivere una crisi: è uscire dal proprio guscio, dalle proprie certezze e dalle proprie abitudini per intraprendere un cammino non sorretto da umane certezze… è abbandonare le certezze senza sapere dove ci porta… è vivere l’unità attorno alla spiritualità vera: la spiritualità cristiana… è andare oltre il dualismo corpo/anima, così come fecero i Padri della Chiesa, che superarono tal dualismo, creato dalla cultura occidentale…e come ci esorta la Serva di Dio Rosella Staltari: giovedì sera, in occasione dell’Adorazione Eucaristica comunitaria abbiamo meditato attorno ad alcuni suoi passi…ad esempio su quel passaggio in cui ci esortava a non dar troppo peso e a non perdere troppo tempo per la cura del nostro corpo…”

Inoltre, continua don Nuccio, “Gesù, sul Tabor, si fa vedere nella sua gloria… Ma, cos’è questa gloria? È luce non creata, increata… La luce che Dio diffonde non è naturale ma divina … è energia splendente di luce … è attributo di Dio… E se mai noi avremo la gioia di farci inondare da questa luce increata saremo divinizzati … questa luce, insegna San Gregorio Palamas, è energia increata che rende l’uomo deificato … quella di Dio è luce che avvolge e trasforma … è luce che ci rende dei poiché, investendoci, ci trasforma da carnali a spirituali … ed il Paradiso, dove comunque l’essenza di Dio nessuno mai potrà conoscere, è lo stare davanti a questa luce che sprigiona santità…”

La conclusione dell’omiletica meditazione è, necessariamente, intrecciata a “quella paura che caratterizza ormai un po’ ciascuno di noi: la paura del contagio, la paura della morte… Eppure, della morte, dovremmo sempre aver paura… Dovremmo viver sempre con la paura della morte… E tal paura, piuttosto che avvicinarci a Dio, ci allontana, suggerendoci tante inutili cose per esorcizzare la paura… Ricordiamo quel vecchio detto: fidi ti sarba e non lignu di barca… Il mare in tempesta, la paura degli apostoli e l’intervento di Gesù a quietare le acque e il vento fortissimo: solo la fede ti salva, non la fiducia nei mezzi umani… la fiducia nei mezzi umani è giusta: non è cosa buona e giusta confidare solo su di lei… Ecco l’esigenza di rivolgerci a Maria, nostra Madre Consolatrice, e a San Giorgio, patrono e protettore contro le epidemia… Ascoltiamo – chiosa don Nuccio – e mettiamo in pratica i suggerimenti degli esperti: riscopriamo, poi, il tempo della solitudine e della meditazione, approfittando per meditare su che tipo di mondo stiamo costruendo…”

                                                                                         Antonio Marino

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