Incontriamoci il mercoledì – 16

Alle ore diciassette e trentacinque minuti dell’undicesimo giorno di questo nostro complicatissimo marzo il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, pronunciava parole che intere generazioni mai avevano udito con le proprie orecchie: il coronavirus è … pandemia su scala globale…

Alle ore diciannove in punto, in diretta dal suo studio a Villa Betania, don Nuccio Cannizzaro dona, ai suoi parrocchiani e all’intera popolazione social, una sofferta catechesi, ricca di fiducia e speranza…

Col Tempio della Vittoria, così come qualsiasi Chiesa, chiuso a funzioni o eventi col concorso di popolo, don Nuccio decide di confermar comunque il settimanale appuntamento catechetico, scegliendo casa sua come location…

“Siamo separati, non divisi; siamo lontani, ma in comunione…” trema la voce del parroco, o meglio, del papà nella fede: “Signore, dacci la grazia di vivere questo deserto, lontani dall’Eucaristia e dai nostri luoghi di culto… è una Quaresima triste… Ma tu, o Gesù, dacci, quando tutto sarà finito, la gioia di riempire le nostre Chiese per cantare, nella notte di Pasqua, il canto della Risurrezione… Non può vincere la morte, poiché tu, o Cristo, l’hai per sempre sconfitta…”

E il tema, scelto da don Nuccio per la chiacchierata del mercoledì, è “la preghiera continua. E Matta el Meskin ci dice che tutti gli atti e le molteplici occupazioni della vita passeranno, resteranno solo quei due atti in cui si riassume la vita nel suo senso più profondo: l’amore di Dio per noi e la nostra adorazione di Dio.

Quest’adorazione, sottolinea padre Matta, è una intuizione divina depositata da Dio al cuore della natura dell’uomo, affinché egli abbia la gioia d’adorare la sorgente della vera felicità”.

Ora, prosegue il catecheta, “c’è un mezzo per pregare e adorare sempre? Il mezzo c’è, esige da parte nostra grande determinazione, perseveranza e molta attenzione…”

E testualmente cita, don Nuccio, “gli obiettivi, individuati da Matta el Meskin, della preghiera continua: vivere sempre alla presenza di Dio; associare Dio a tutte le nostre attività, a tutti i nostri pensieri e conoscere la sua volontà; accedere a una vita di gioia, avvicinandoci alla fonte stessa della felicità, Dio. Acquisire un’alta conoscenza di Dio nel suo stesso essere. Praticare un felice distacco dalle cose di questo mondo, senza rimpiangere nulla”.

Elenca, poi, il catecheta, alcune “indicazioni sulla preghiera continua: ravvivare il sentimento di essere alla presenza di Dio che vede tutto ciò che facciamo e sente tutto ciò che diciamo. Tentare di parlargli di tanto in tanto, con brevi frasi che traducano il nostro stato del momento. Evitare il vagabondaggio spirituale. Nei momenti critici – proprio come in questi giorni – quando riceviamo notizie allarmanti o quando siamo assillati, chiediamogli subito consiglio; nella prova egli è amico sicuro. Non appena il cuore comincia a irritarsi e i sentimenti ad agitarsi, volgiamoci a lui per calmare la nefasta agitazione prima che invada il nostro cuore”.

Quindi introduce i “principi base per una vita di preghiera continua: credi in Dio? Allora non cambi ogni giorno la tua fede a seconda delle circostanze.

Hai accettato di vivere con Dio? Riponi allora in lui tutta la tua fiducia. Affidi a lui tutti i tuoi affari materiali e spirituali?

Sappi che la vita con Dio sopporta tutto: malattia, fame, umiliazione. Sii paziente poiché il vero amore trasforma la sofferenza in felicità…”

Offre, poi, seguendo sempre il testo di Matta el Meskin, un “excursus riguardante la storia della preghiera continua…” Cita, don Nuccio, abba Isacco, discepolo di Antonio: “la preghiera continua è … un segreto che ci è stato rivelato da quei padri appartenenti al buon tempo antico, ma che vivono tutt’ora; noi lo riveliamo a nostra volta a quel piccolo numero di anime che dimostrano una vera sete di conoscerlo.

Questa preghiera esprime tutti i sentimenti di cui è capace la natura umana; conviene perfettamente a tutti gli stati – non solo ai preti, anche ai laici – e a ogni sorta di tentazione…” E ripercorrendone elaborazioni e sviluppi, nell’arco dei secoli,  don Nuccio conclude sottolineando che “questa forma di preghiera, la preghiera del cuore, è dunque passata da un’umile pratica ascetica a una sistematizzazione mistica elaborata, provvista di discipline proprie, proprie condizioni, gradi e risultati”.

La fase conclusiva della catechesi è, come da tradizione, dedicata ai detti dei padri. È l’occasione per don Nuccio per esortare, proprio in questo tempo, “ad invocare con fede il nome di Gesù: aver coscienza d’esser custodi dell’amore di Dio e del Nome di Gesù Cristo ci rende straordinari… Invochiamo continuamente il Nome di Gesù… è potente, ci fa fare cose straordinarie…”

Ecco perché il parroco esorta a scandire la propria giornata attorno a due potenti ed efficaci invocazioni: “Dio mio, vieni in mio aiuto, affrettati a soccorrermi, Signore! … Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me!”

E la chiosa finale don Nuccio l’affida a Giovanni Crisostomo: “rimani dunque continuamente nel Nome del Signore Gesù, affinché  il cuore assorba il Signore e il Signore il cuore, e i due diventino uno”.

E, a Dio piacendo, a mercoledì prossimo!

RC, 11 marzo 2020

       Antonio Marino

 

Sedicesimo appuntamento della consueta Catechesi "Incontriamoci il mercoledì", in forma solo virtuale.

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Mercoledì 11 marzo 2020

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