Il pentagramma della speranza

Essendo la personale insuperabile frontiera il portone di casa, sbarrato, chiuso a doppia mandata, il mondo lo si raggiunge attraverso i libri, la musica, i social…

Così, passeggiando tra i vicoli di Facebook ci siamo trovati faccia a faccia col disegno di una nostra piccola amica, Sara Foti: una bambina che all’arcobaleno e all’#AndràTuttoBene ha avvinghiato un … ce LA FA RE mo … costruito su di un pentagramma … con le tre coppie centrali di alfabetiche lettere che altro non sono se non tre delle note della scala musicale…

Ora, a prescinder dall’affetto che ci lega alla pargola – pur deliziosa ballerina riconosciuta in campo italico – alle sorelline sue ai genitori e famigliare compagnia, quel che ha spinto la manina ad impugnar la penna per vergar parole su bianco foglio è … l’esercizio che ci siam permessi intravedere tra le righe di quel pentagramma della Speranza

Ma, procediamo ordinatamente!

Domenica scorsa, Terza di Quaresima ma prima di questa nostra porzioncina esistenziale da trascorrere nell’abitacolo domiciliare, abbiam virtualmente vissuto diversi momenti di preghiera, molti di più, a dire il vero, se fossimo stati lasciati liberi di cincischiar tra asfalto e Tabernacolo…

Al mattino, dalla Terra marsicana, abbiam partecipato al Divin Sacrificio officiato dal caro Vescovo Mons. Pietro Santoro: a un certo punto, in fretta e furia, poiché cosa non prevista, ci ritrovammo alla ricerca di lapis e taccuino per annotare una episcopal frasetta … “caro amico, seminatore nell’oggi affidato a te di quell’incontro sovversivo c’hai avuto col Cristo, non cercar la luce attendendo che passi la tua notte, cercala dentro la notte tua…”

Al pomeriggio, in diretta dal suo studio, in quel di Villa Bethania Christi, don Nuccio Cannizzaro, alla meditazione omiletica ci spronava a cogliere l’autentico … “significato della comunione tra le persone” … poiché spesso … “abbiamo scelto testardamente di difendere il nostro punto di vista contro l’altro, il nemico che non la pensava come noi…”

Ieri, poi, lunedì della prima vera nazionale settimana da gioiosi detenuti, su “La Repubblica” il noto conduttore televisivo Fabio Fabio chiosava… “mi sono reso conto che i confini non esistono e che siamo tutti sulla stessa barca. Dal momento che siamo tutti sulla stessa barca, è meglio che i porti, tutti i porti, siano sempre aperti. Per tutti”.

Oggi, infine, il disegno della piccola Sara c’ha costretti a far la sintesi: soltanto l’armonia, sognata voluta e praticata da ciascuno di noi, potrà render ciascuno di noi protagonista della pasquale sinfonia della Risurrezione…

In questi giorni … distanti ma vicini … stiamo incontrandoci attraverso le videochiamate: stiamo imparando, dunque, a parlare uno per volta; ad ascoltarci, aguzzando l’udito; a guardaci negli occhi. Sapremo vivere tutto ciò allorquando torneremo ad invadere il Creato?

In questi giorni … impauriti ma fiduciosi … stiamo tutti quanti ripetendo l’eduardiana battuta: ha da passà ‘a nuttata… E se, piuttosto che attendere l’alba, cominciassimo a rinnovarci lungo questa nostra buia e tempestosa nottata?

Tanto … tempo a disposizione ne abbiamo e ne avremo…

E se questo tempo, inaspettatamente appiccicato alla nostra creatività, sapremo ben trafficarlo, potremo, poi, addirittura ringraziare il buon Dio per averci offerto questo indesiderato e utile pit stop…

Certo, tanti, troppi occhi stanno annegando in lacrime di morte: è nostro dovere, anche per loro, viver bene questi nostri miliardi di minuti affidatici…

Scopriamoci assetati di preghiera…

Scopriamoci affamati di cose belle: un sorriso al vicino di balcone, un colpo di telefono alla vecchina dell’altro isolato…

Scopriamoci sognatori di belle cose: quanti abbracci non dati da recuperare? Quanti baci non schioccati da schioccare? Quante mani fintamente non viste da stringere?

Insomma, io, pur non assicurando di riuscirci, ci provo…

E tu?

P.S. – grazie Sara per l’ideuzza c’hai avuta! Sai, da quando ho visto quel tuo piccolo capolavoro, non smetto di canticchiar che …  eccoti, sai ti stavo proprio aspettando. Ero qui, ti aspettavo da tanto tempo. Tanto che stavo per andarmene e invece ho fatto bene…

Spero che anche a me, qualcuno, desidererà poi cantarle, queste paroline… vorrà dire che anch’io avrò svoltato, sarò cambiato, divenendo pur io fiducioso pescatore nonostante la nottata trascorsa senza beccar neanche un pesciolino piccolino…

Reggio Calabria, 17 marzo 2020

Antonio Marino

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