Incontriamoci il mercoledì – 17

“Le lacrime sono un dono di Dio … un dono che purifica lo Spirito, che rivivifica, che rinnova il battesimo, che rende attuale il lavacro battesimale…”

È alla teologia delle lacrime che don Nuccio Cannizzaro, parroco di San Giorgio della Vittoria nonché Chiesa degli Artisti, dedica il diciassettesimo catechetico mercoledì.

E se, come di consueto, a far da guida tra i meandri del nuovo tratto di strada è Matta el Meskin, in fase introduttiva don Nuccio coinvolge “Olivier Clément, poiché ci presenta il Grande Canone di Sant’Andrea di Creta. Un testo dell’ottavo secolo che racconta, in poesia, tutta l’esperienza di un penitente che si converte e, contrito, canta le meraviglie di Dio”.

E rammentando che “le lacrime, aprendo l’occhio del cuore, sono la misura della conversione di ciascuno di noi” il catecheta chiosa: “le lacrime sono la … via che ci porta a Cristo…”

Sono, le lacrime, “come scrisse San Giovanni Climaco, madre e figlia della preghiera. Sono peccati divenuti ghiaccio che solo la calda luce del Cristo trasforma in acqua pura, in acqua che purifica e perdona”.

Cita, quindi, Padre Matta el Meskin don Nuccio per ricordare che “tutti noi piangiamo e chiunque può versare lacrime, ma pochi sanno dirigerle verso l’otre di Dio. Esamina le tue lacrime. Che non vengano, dice Padre Matta, da legami carnali effimeri o dalla nostalgia di una patria terrestre; che non servano a impietosire gli altri o a compiangerti per il bisogno, la malattia, la fame, la miseria, la persecuzione, altrimenti ti saranno contate altrettante proteste contro il progetto di Dio e la sua volontà. Coloro che si sono esercitati nella vita di preghiera sanno, dice sempre Padre Matta, come sviare il corso di lacrime simili per ricondurle a Dio…”

Pertanto, sottolinea don Cannizzaro, “chi è fatto degno del dono delle lacrime deve stare attento a tre cose: che le lacrime non lo distraggano da colui che le dispensa; di non credere di riceverle per merito suo; che non lo distinguono dagli altri, ma lo rendono ancor più convintamente sottomesso a Dio e ai suoi comandamenti…”

Richiama, poi, Abba Isacco, discepolo di Antonio il grande, per indicare “i diversi sentimenti o virtù da cui proviene l’effusione delle lacrime. Dalla memoria, ad esempio, del male fatto, dei peccati compiuti. Dalla nostalgia di Cielo, dal desiderio di Paradiso. Dalla paura dell’inferno e del giudizio di Dio. Ci sono lacrime provocate non dai rimorsi della propria coscienza ma dall’altrui ostinazione  e perseveranza a cadere nel peccato. O ancora le lacrime del giusto che vive nel mondo, aggravato da ansietà, angustie e angosce”.

Insomma, le lacrime, evidenzia don Nuccio, “segnano il confine tra le cose del corpo e quelle dello spirito, tra lo stato della passione e quello della purezza. Quando cominciamo ad abbandonare le cose corporali del secolo presente subito perveniamo alla grazia delle lacrime. Se l’uomo vi persevera, le lacrime lo conducono fino alla perfezione dell’amore di Dio. Se l’uomo con il pensiero si riavvicina al mondo, le sue lacrime cominciano a fermarsi e perdono la loro costanza. E Isacco il Siro distingue lacrime che infiammano e lacrime che nutrono: le prime, dolorose, versate per i peccati; le seconde cadono quando l’intelletto accede alla comprensione spirituale accordata all’uomo per la grazia di Dio”.

E se avremo ricevuto, rimarca il parroco, “il dono delle lacrime, eccellente più di ogni altro, grazie al pianto entreremo nella purezza. Senza scordar che le lacrime nascono anche dalla vera meditazione, che è senza confusione e senza distrazione… senza alcun ricordo che sale alla mente e affligge il cuore. Le lacrime allora abbondano e non cessano d’aumentare. Le lacrime sono … anticipo di purgatorio. Il purgatorio sappiamo che purifica resettando la memoria: poiché se siamo senza peccato, ma del peccato ne conserviamo la memoria, non potremo comunque veder Dio. Anche dalla memoria dovrà sparire il peccato… Ecco perché le lacrime si mescoleranno a tutto ciò che faremo, e quando vedremo questi segni nell’anima nostra … vorrà dire che avremo attraversato il mare… E se le lacrime si diradano e cessano, anche questo è un segno: o il futuro ti riserva mutamenti ancor più meravigliosi, o stai regredendo a causa del tuo orgoglio o della tua negligenza. Quanto ai cambiamenti meravigliosi, quando all’anima è dato il fervore, la gioia del cuore, sono tolti la tristezza e il lutto. Alla fine del tempo delle lacrime raggiungeremo la pace dei pensieri, la pace del cuore…”

Fermo restando che “se le lacrime, anche versate per fatti dolorosi, non vanno a finire nell’otre di Dio, se non si trasformano in preghiere, non servono a nulla, non ci conducono a Dio…”

E la Bibbia, conclude don Nuccio, “è piena di citazioni di lacrime, di Dio e dell’uomo. Anche il Cristo, in Croce, versò lacrime. Ecco, quelle lacrime siano balsamo sulle ferite che in questi giorni affliggono l’umanità oppressa dal coronavirus. E nel nome di quelle lacrime chiediamo al Signore di liberarci da questa afflizione, affinché, fra qualche giorno, ciascuno di noi, sia fatto degno di cantare la soave melodia della Pasqua, di una vera e autentica Pasqua di Risurrezione…”

E, a Dio piacendo, a mercoledì prossimo!

Reggio Calabria 18 marzo 2020

                                    Antonio Marino  

Catechesi Incontriamoci il Mercoledì 18 Marzo 2020

Diretta Live "Incontriamoci il mercoledì" 18 marzo 2020

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Mercoledì 18 marzo 2020

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