L’angolo bello

Strana, inquieta Quaresima…

L’oramai pervenuta primavera porta, per ora, allergie e nostalgie…

Impensabile, di questi tempi, ipotizzare una passeggiata, seppure individuale e a legal distanza…

Assolutamente depennati tutti quegli asterischi tipo … *stasera pizza con… * domenica partita di calcetto… *martedì sera match di Champions League a casa di…

Restiamo a casa!

Resteremo in casa!

Lo facciamo, lo faremo col sorriso sulle labbra: è per il mio, è per il nostro bene che i governanti, ad ogni livello, insistono affinché le nostre zampette non calpestino, per un bel pezzo, asfalto con buchi o terra battuta…

Certo, il cuor nostro spesso, nell’arco della quotidiana detenzione, si volge verso le terre nordiste, lumbard specialmente: a tutti coloro che lì son nati e lì abitano sovente rivolgiamo caldi e struggenti abbracci, implorando la nostra Avvocata Consolatrice e il nostro San Giorgio e il nostro San Gaetano Catanoso a buttar l’occhio anche su di loro, sui malati, soprattutto su coloro che, in isolamento, lottano avvinghiati ad una fettina d’aria…

E poiché anche qualsivoglia luogo di culto è stato reso apparentemente inabitato, eccoci riscoprire la preghiera in famiglia…

E in soccorso nostro, in questa nostra surreale Quaresima, giunge il suggerimento di don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti: “potremmo, nelle nostre abitazioni, creare un … angolo bello! Un angolo – spiega don Nuccio, che già nella Quaresima 2019 aveva esortato i suoi parrocchiani ad adoperarsi… – dove poseremo una icona, o un crocifisso. Orneremo l’angolo con un drappo che attiri l’attenzione e dinanzi l’immagine porremo una lampada, un cero acceso. Quell’angolo diverrà così una finestra sull’aldilà. E attraverso questa particolare finestra lo sguardo divino si poserà sui luoghi della nostra quotidianità più intima, casa nostra. Così Dio, attraverso l’immagine che porremo, guarderà e benedirà e sanerà la nostra famiglia, e noi saremo maggiormente portati a vivere, in casa, momenti di silenzio, di preghiera, di contemplazione”.

E la candela accesa?

“Quel cero – svela don Nuccio – rappresenta ciascuno di noi che, non potendo restar giornate intere a contemplare, in orante silenzio, il volto di Dio, sarà, comunque presente attraverso quella fiamma, che, però, attenzione, di tanto in tanto, dovremo alimentare non solo con nuova cera, ma con vera nostra preghiera…!”

Insomma, rimbocchiamoci le maniche, lasciando per un po’ smartphone e tablet a riposare sul tavolo della cucina, e mettiamoci all’opera … magari poi condividendo l’istantanea che ritrae il frutto del nostro ingegno spirituale…

Tenendo bene a mente che, come ebbe a dire don Primo Mazzolari, chi dice di credere nella Speranza e poi si comporta come se ci fosse nulla all’infuori delle briciole che la terra offre, svaluta la Speranza…”

                            Antonio Marino

Se ti piace, condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *