IV domenica di Quaresima

22 marzo 2020, sintesi dall’Omelia in diretta Facebook, solo in modalità virtuale, della IV Domenica di Quaresima, anno A.

 

Oggi la Chiesa celebra la domenica in “Laetare”, l’antifona della Messa così si apre: “Rallegrati Gerusalemme”… ripetere questa antifona sembra una cosa assurda, in questo momento.

Abbiamo perso la gioia e ogni sicurezza. Qualcuno che mi legge o ascolta potrebbe dire, rallegrarsi di che?

E’ vero, siamo nella prova, ma la speranza nell’intervento del Signore ci accompagna e l’intercessione della Madre di Dio  non si farà aspettare. La benedizione finale che è proposta nel Messale latino alla fine della messa di oggi così recita:

Guarda, Signore, la nostra preghiera, sostieni la fragilità di coloro che camminano nelle tenebre della morte, la tua luce sempre ci rinnovi spiritualmente e la tua clemenza ci liberi da ogni male e ci conceda di giungere a Te, sommo bene”.

Sono parole della liturgia che mai come ora ci sembrano profetiche. Tocchiamo con mano come la liturgia è sempre profetica, solo che non ce ne accorgiamo, siamo troppo distratti quando pronunciamo le parole del rito.

La Messa di oggi ci presenta il miracolo del cieco nato (Gv.9,1-41), il tema dell’illuminazione, il passaggio dalle tenebre alla luce segna questa liturgia domenicale.

Una liturgia attualissima questa, infatti tutti noi ci siamo accorti che abbiamo vissuto in questi anni di cosiddetto progresso scientifico ed economico immersi in una sorta di bolla oscura, l’umanità correva verso sorti felici e progressive di una crescita senza limiti, dove al centro c’era l’uomo con i suoi desideri, le sue aspirazioni. Ogni speranza aveva solo un orizzonte, quello mondano, terreno. Abbiamo buttato fuori dai nostri cuori ogni aspirazione alla trascendenza, alla spiritualità.

Si è ripetuto l’orrendo peccato collettivo di onnipotenza della Torre di Babele di, biblica memoria. E’ bastato solo un piccolo, invisibile virus per mettere tutti KO.

E allora siamo finiti a terra, storditi e impauriti. Ci siamo accorti di essere tutti…nudi, senza più sicurezze. Anche la scienza, la politica, l’economia hanno fallito miseramente, non sappiamo domani che cosa ci accadrà, quale futuro ci aspetta.

Allora anche se è primavera, per noi è pieno inverno. Oggi però la liturgia, ci esorta a cantare: “Rallegrati”, di cosa Signore? Rallegrati perché la Pasqua è vicina. Stiamo vivendo una quaresima dentro un Getsemani vero, non raffigurato con pie rappresentazioni teatrali; ma sappiamo che alla fine il Getsemani non potrà vincere sulla nostra speranza.

Con Cristo torneremo a gioire, torneremo a sorridere e cantare. Canta e cammina ci esorta S.Agostino. Sì, Signore, canteremo con Te l’Alleluja pasquale, ti loderemo perché ci hai liberati. Anche noi siamo come il cieco nato, abbiamo bisogno di luce, di speranza e di gioia.

Oggi il Vangelo ci dice che malattia e peccato non sono collegati, quando vediamo un malato chi vediamo? Che cosa ci colpisce nella sofferenza dell’altro? I discepoli giudicano colpevole di peccato il cieco, Gesù invece lo guarda con amore. L’incontro con Cristo permette al cieco di rinascere ad una vita nuova, non solo gli dà la vista materiale, ma soprattutto quella della fede. “Io credo, Signore”, (Gv.9,38).

Abbiamo bisogno di versare lacrime nuove, non di dolore, ma di gioia ci insegna San Giovanni Climaco. L’acqua della piscina di Siloe richiama l’acqua battesimale, le lacrime pasquali riportano l’uomo allo stato delle acque battesimali, quelle acque delle origini sulle quali soffia in libertà lo Spirito. S. Andrea di Creta nel suo meraviglioso “Grande Canone” nella Ode quinta così canta:

“Piscina di Siloe siano le mie lacrime

in cui lavare gli occhi dell’anima mia

chiusi alla luce.

Guarito, ti possa contemplare,

Luce d’eternità”.

La terra impastata dalla saliva di Gesù, richiama il fango delle origini con il quale Dio creatore rese vivo con il soffio della sua bocca Adamo.

Tornando al Vangelo di oggi, notiamo che nessuno prega Gesù di guarire il cieco, è lui che lo fa spontaneamente. A chi è colpito dalla malattia, dalla disgrazia, la grazia di Dio si manifesta, si rivela,… alla misericordia di Dio, tutto è possibile!

Noi cristiani crediamo nell’incarnazione del Verbo di Dio, la sua umanità è il sacramento dell’incontro con il Dio creatore. Nell’umanità di Gesù, ogni uomo può trovare la via della salvezza riconoscendolo Figlio di Dio, Signore e Salvatore.

Ecco perché ora siamo chiamati  a rivolgere la nostra supplica, la nostra preghiera a Gesù, perché lui, Dio-uomo ha conosciuto i nostri dolori e si è caricato dei nostri peccati. Nel suo sangue versato una volta e per sempre noi tutti possiamo avere salvezza.

Smettiamo di essere ciechi, deponiamo la nostra superbia e come il cieco del Vangelo, pieghiamo le ginocchia e ripetiamo: “Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me peccatore”, solo invocando la sua misericordia potremo essere salvati.

Maria, Madre di Dio, sostenga le nostre mani alzate nella preghiera e interceda presso suo Figlio.

RC 22.03.2020

 

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

Meditazione sulla liturgia di oggi domenica IV di Quaresima

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Domenica 22 marzo 2020

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