Giornata Mondiale del Teatro

Il sipario, oggi, non s’alzerà; i fari rimarranno spenti e nessun battimani sottolineerà lo schiudersi di quel piccolo nuovo intrigante segmento esistenziale…

È il ventisette di marzo, anno del Signore 2020, ed è la quarantottesima Giornata Mondiale del Teatro.

Tuttavia, nessun Teatro in mattoni, legno e velluto potrà celebrarla: l’esigenza della dispersione umana, per contrastare la diffusione del covid-19, suggerisce a chiunque di restare ‘nzerrato dentro le domestiche mura.

Impossibile, però, non ricordar la ricorrenza, celebrandola a dovere!

Noi, che a Teatro abbiamo avuto e tuttora abbiamo la delicatissima gioia di vivere ogni passaggio di una messa in scena, in questo tempo che ha il sapore di un lungo, incerto, solitario sabato santo, desideriamo, giustappunto, portarVi in camerino, vivendo così insieme quel paio di mezz’ore che l’Attore trascorre, in solitudine, prima che il triplice suono, in sala, della campanella, annunci l’inizio…

Ma, ci consentirete, come per teatral magia, di trasformarVi in grillo parlante che va a collocarsi sulla spalla destra di Pinocchio, in modo da vivere, proprio in presa diretta, ogni gesto, carpendo la stessa visuale nostra e gustando gli stessi identici intensi profumi…

Eccolo giunto, l’Attore, in camerino: la maniglia che s’abbassa, la porta che s’apre, la mano che schiaccia l’interruttore, lì in mezzo al muro, entrando a sinistra…

Il cappotto, lasciato scivolare sulle braccia, appeso al ligneo appendiabiti; il copione, ch’era intrufolato nella tasca destra, afferrato e lasciato paternamente cadere su quella sorta di mensola parata a mezz’asta, sormontata da una grande specchiera e vuota di sotto…

Sta lì, tra trucchi, parrucca, matitone rosso/blu, salviettine struccanti e scatola colma di cartacei morbidi fazzolettini rettangolari, vitrea bottiglia d’acqua liscia, fondenti quadretti di cioccolata, blocco d’appunti…

Apparentemente è, ogni dì, la stessa identica liturgia: occhiata ravvicinata al volto, quasi un appiccicarsi dell’epidermide alla superfice specchiata; il cerone che copre l’intera facciale superficie, le matite che scolpiscono i tratti distintivi di quella umanità alla quale, fra qualche paio di mezz’ore, l’Attore infonderà Vita vera e autentica. Le narici, frattanto, gustano le fragranze che quei vasetti e quelle matite variopinte sprigionano, lanciando quasi al cervello frecciatine di inebriante intontimento…

Quindi, il rito della vestizione: indossare i panni di un Altro è fulcro del cammino dell’Attore. Lui, l’Attore, sta, lentamente, sparendo: avanza il Personaggio…

L’Attore, con movenze calme, indossa la camicia, esegue a regola d’arte il nodo della cravatta, calza i calzoni sistemando le bretelle con millimetrica perfezione, abbottona il panciotto e infiocchetta i lacci delle scarpe, ficca le braccia dentro la giacca di tweed e lascia che quel corpo, che a lui, l’Attore, non appartiene più, sprofondi su di una vecchia ma avvolgente poltroncina. Le mani sfiorano le pagine del copione, gli occhi rivivono i passaggi di quella nascente Vita, le mani cominciano a raffreddarsi mentre il cuor batte un pizzichino di più del normale. Non è sopraggiunto malore: no! È la tensione dell’inizio, è la serietà che l’impone. Guai se l’emozione non ci fosse…!

Dal cassettone dell’armadio, che dietro le ante nascondeva gli abiti di scena viva, ecco che le mani tiran fuori la cipolla, quell’orologio proprio a forma d’ortaggio, che non vuol stare abbracciato al polso ma preferisce restare nella taschina sinistra del panciotto, avvinghiato con un catenino argenteo al passante del pantalone, quel passante che in assenza delle bretelle accoglie la cintura di cuoio marrone.

Il tempo, frattanto, è diminuito sempre più e le mezz’ore son divenute minuti, pochi a dire il vero. È tempo d’abbandonare il guscio per da vita alla Vita. Il sipario sta aprendosi, i fari schiaffano sul proscenio una luce calda, bella, chiara. L’applauso del pubblico in sala è il segno ch’è tempo di tirar fuori il primo vagito…

Che lo spettacolo abbia inizio!

Anzi, che la Vita viva sul palcoscenico, luogo privilegiato per scoprire la meraviglia di quel gran prodotto che solo il buon Dio poteva sognare, pensare e creare: l’Uomo!

Insomma, evviva il Teatro!

RC, 27 marzo 2020

 

                                Antonio Marino

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