La Passione di Cristo nell’arte poetica

La Passione e la Resurrezione nella poesia dalle origini della letteratura ad oggi.

 

Se facciamo riferimento alla trattazione della Passione e della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo nell’arte, sono indelebili nella nostra mente le innumerevoli immagini che ci hanno da sempre commosso come nella pittura la drammatica Flagellazione del Caravaggio o nella scultura la plasticità composta e disarmante della Pietà michelangiolesca o nella musica l’incisività della melodia dello Stabat Mater di Rossini.

Anche nel panorama della letteratura, non solo italiana,  l’arte poetica si è necessariamente avvicinata con timorosa e tenera devozione a questi sacri temi quali tappe fondamentali per la vita dell’umanità.

Sant’Agostino – Potenza Picena

I versi della prosa-poesia di Sant’Agostino, tratti dai suoi Discorsi, uniscono il mistero dell’Incarnazione a  quello della Resurrezione del Signore che attrae tutti a Sé: 

La Parola ha sopportato che la sua carne

fosse appesa al legno,

la Parola ha sopportato

che i chiodi fossero piantati nella sua carne,

la Parola ha sopportato

che la sua carne fosse trafitta dalla lancia,

la Parola ha sopportato

che la sua carne fosse deposta nella tomba,

la Parola ha risuscitato la sua carne,

l’ha offerta allo sguardo dei suoi discepoli,

s’è presa ad essere toccata dalle loro mani.

Essi toccano e gridano:

“Mio Signore e mio Dio”.

Ecco il giorno che ha fatto il Signore. 

 

San Patrizio, patrono d’Irlanda, vescovo e missionario irlandese

In Irlanda, databile tra il V e il X secolo, rifulge, come prima espressione poetica europea in lingua volgare, la poesia-preghiera attribuita a San Patrizio (387-461). Secondo la leggenda proprio recitando questa poesia S. Patrizio si trasformava in daino e sfuggiva ai suoi nemici. Da qui il curioso titolo Il grido del daino che viene ad affiancarsi all’altro titolo Lo scudo di Patrizio. 

Io sorgo oggi

grazie alla forza della nascita in Cristo e del suo battesimo,

alla forza della sua crocifissione e della sua sepoltura,

alla forza della sua resurrezione e della sua ascesa,…

 

Nella letteratura medievale Tommaso da Celano (1215 -1260) nel suo celebre Dies irae, inno che vuol essere una preghiera di salvezza dell’anima, prorompe:

 

Cercandomi ti sedesti stanco;

mi redimesti, patendo la croce;

tanta fatica non sia sprecata!

E continua accoratamente:

Tu che assolvesti Maria

ed esaudisti il ladrone,

desti speranza anche a me.  

in cui la Croce, già illuminata dai raggi della Risurrezione, è trono di gloria e strumento di vittoria.

 

Iacopone da Todi

E come non menzionare Iacopone da Todi (1236-1306) che nella letteratura religiosa in volgare instaura quasi una rappresentazione teatrale i cui protagonisti sono il dolore di Maria e il martirio di Cristo. Infatti nella lauda drammatica Il pianto della Madonna, mentre le parole del nunzio sono come un grido che s’alza e corre, Maria parla con il Figlio e geme su di Esso.

Il Figlio a Sua volta si affligge per il dolore materno, mentre tutte le fasi del martirio si avvicendano inesorabilmente in un’incalzante musicalità versificatrice:

Nunzio: Donna del Paradiso, 

lo tuo figliolo è priso,

Jesu Cristo beato.

Accorra donna, e vide

Che la gente l’allide!

Credo che lo s’occide, tanto l’on flagellato.

Maria: Como esser porrìa

Che non fece mai follia,

Cristo, la speme mia,

omo l’avesse pigliato?

Nunzio: Madonna, egli è traduto;

Juda sì l’à venduto;

trenta denari n’ha ’vuto,

fatto n’à gran mercato.

Maria: Succurri, Magdalena;

gionta m’è addosso piena;

Cristo figlio se mena,

como m’è annunziato.

Nunzio: Succurri, Madonna, Aiuta!

Ch’al tuo figlio se sputa,

e la gente lo muta:

hanlo dato a Pilato…

più avanti Iacopone dice:

O figlio, figlio, figlio,

figlio, amoroso giglio,

figlio, chi dà consiglio

al mio cor angustiato?….

Nunzio: Donna  la man gli è presa,

e nella croce gli è stesa,

con un bollon gli è fesa, tanto ci l’on ficcato!

L’altra mano se prende,

nella croce se stende,

e lo dolor s’accende,

che più è moltiplicato.

Donna, li piè se prenno,

e chiavellanse al legno;

onne iontura aprenno,

tutto l’han desnodato…. 

Maria:  Meglio averien fatto

che ’l cor m’avesser tratto…

Cristo:  Mamma, o? sei venuta’mortal me dài feruta,

chè ’l tuo pianger me stuta,

chè ’l veggio sì afferrato…

Maria: Figlio, l’alma t’è uscita,

figlio de la smarrita

O Joanne, figlio novello,

morto è lo tuo fratello!

Sentito aggio l’l coltello

Che fo profetizzato,

che morto ha figlio e mate,

de dura morte afferate;

trovarse abbracciate

mate e figlio a un cruciato.

In una suggestiva e compassionevole interpretazione poetica del nostro essere accompagnati e compagni della Madre condividendo con Lei prima il dolore e poi l’attesa.

 

Dante Alighieri, dipinto nel XVI secolo da Agnolo di Cosimo di Mariano, in arte il Bronzino

 

Nel XXXI canto del Paradiso, come in tutta la Commedia, Dante (1265-1321) afferma lo stato di colpa dell’umanità, la via della liberazione e la certezza della Redenzione declamando:

In forma dunque di candida rosa

mi si mostrava la milizia santa

che nel suo sangue Cristo fece sposa.

Per cui il Venerdì Santo non è giorno di pianto, né di lutto, ma di amorosa contemplazione del sacrificio redentore da cui è scaturita la salvezza per l’umanità- chiesa-sposa.

 

Nel XV secolo la letteratura francese segnando lo sviluppo finale del teatro religioso si sublima nella Passion del poeta Jean Michel che narra il dramma della Passione dalla predicazione di san Giovanni Battista fino alla morte di Cristo. Quest’opera (62000 versi), che per la sua complessità veniva  rappresentata in dieci giorni, ci rivela una realistica forza drammatica in uno stile vigoroso e patetico: Dialogo della Madonna e di Gesù.

Madonna: Almeno vogliate, per grazia vostra,

morire di morte breve e leggera!

Gesù: Io morirò di morte molto amara…

Madre: non molto spiacevole e vergognosa

Gesù: Ma molto ignominosa…

Io sarò appeso e tirato

Tanto che si conteranno tutte le mie ossa…

Madre: Alle mie materne domande

 non date che dure risposte

Gesù: Bisogna compiere le scritture.

 

 

Francois Villon

Anche il poeta Francois Villon (1431-1480), su richiesta della propria madre, compone una toccante ballata in cui fa parlare direttamente lei, donna umile, che rivolge alla Madonna una preghiera ardente. Ne scaturiscono talvolta immagini di un realismo pittoresco, talvolta troppo crudo, ma in cui si ravvede riflessa la pietà stessa del poeta.

L’Onnipotente, prendendo la nostra debolezza,

lascia i cieli e viene a soccorrerci,

offre alla morte la sua carissima giovinezza…

che ci spingono a vivere nella vigilanza della  Risurrezione del Signore che sconfiggendo la morte ci dona la sua vita e si offre come Agnello pasquale fattosi cibo.

 

E più tardi nel Rinascimento anche Gaspara Stampa (1523-1554), che compose le liriche più schiette fra quelle delle donne poetesse, nel suo Canzoniere  fa scaturire una preghiera che libera e concilia.

Tu volesti per noi, Signor, morire,

Tu ricomprasti tutto il seme umano:

Dolce Signor, non mi lasciar perire

 

Giuseppe Molteni – Alessandro Manzoni – 1835 – Milano, Pinacoteca di Brera

In pieno Romanticismo Alessandro Manzoni (1785-1873) nei celeberrimi Inni  introduce una poetica più vera, più viva e condivisibile che non rimane solo atto di contrizione soggettiva ma contiene un messaggio universale  divenendo la piena esaltazione dei sentimenti suscitati dalla Fede nell’umanità. Nell’inno Il  nome di Maria composto tra il 1812 e il 1813  M. si esprime

Tu pur, beata, un dì provasti il pianto;

né il dì verrà che d’oblianza il copra:

anco ogni giorno se ne parla;e tanto

secol vi corse sopra.

Nell’inno La Resurrezione del 1812 annuncia:

E’ risorto: il capo santo

Più non riposa nel sudario

E’ risorto: dall’un canto 

Dell’avello solitario

Sta il coperchio rovesciato.

Come un forte inebriato

Il Signor si risvegliò.

Più avanti prosegue:

Tale il marmo inoperoso,

Che premea l’arca scavata,

Gittò via quel Vigoroso,

Quando l’anima tornata

Dalla squallida vallea,

Al Divino che tacea:

Sorgi, disse, io son con Te.  

Nel giorno della Resurrezione esclama:

Era l’alba;

e molli il viso

Madddalena e l’altre donne 

Fean lamento sull’Ucciso;

e continua:

Un estranio giovinetto

Si posò sul monumento:

Era folgore l’aspetto,

Era neve il vestimento:

Alla mesta che ‘l richiese

Diè risposta quel cortese:

E’ risorto; non è qui.

di seguito così:

O fratelli, il santo rito

Sol di gaudio oggi ragiona;

Oggi è giorno di convito;

Oggi esulta ogni persona:

ed esclama:

Nel Signor chi si confida

Col Signor risorgerà. 

 Ne La Passione 1814-1815 il M.:

Egli è il Giusto che i vili han trafitto,

Ma tacente, ma senza tenzone;

Egli è il Giusto; e di tutti il delitto

Il Signor sul suo capo versò

Avanti:

Volle l’onte, e nell’anima il duolo,

E l’angosce di more sentire,

E il terror che seconda il fallire,

Ei che mai non conobbe il fallir.

La repulsa al suo prego sommesso,

L’abbandono del Padre sostenne:

Oh spavento! L’orribile amplesso

D’un amico spergiuro soffrì.  

Di seguito:

Oh spavento! Lo stuol de’ beffardi

Baldo insulta a quel volto divino,

e poi aggiunge:

Quell’Afflitto depose la fronte,

E un altissimo grido levando,

Il supremo sospiro mandò:  

Continua:

E tu, Madre, che immota vedesti

Un tal Figlio morir sulla croce,

Per noi prega, o regina de’ mesti,

Che il possiamo in sua gloria veder

Che i dolori, onde il secolo atroce

Fa de’ boni più tristo l’esiglio,

Misti al santo patir del tuo Figlio

Ci sian pegno d’eterno goder.

Ne La Pentecoste 1817-1822 M. declama:

Quando il tuo Re, dai perfidi

tratto a morir sul colle,

imporporò le zolle

del suo sublime altar?

E allor che dalle tenebre

La diva spoglia uscita,

mise il potente anelito

della seconda vita

e continua:

Non sa che al regno i miseri

Seco il Signor solleva?

Che a tutti i figli d’Eva

Nel suo dolor pensò? 

Non quindi giorno di pianto, né di lutto, ma di amorosa contemplazione del sacrificio redentore da cui è scaturita la salvezza.

 

A metà del secolo Paul Verlaine (1844-1896) in Mon Dieu m’a dit… si rivela un poeta raffinato avvalendosi di una versificazione impalpabile, musicale e mistica

 Il mio Dio mi ha detto:

Figlio mio, bisogna amare. Tu vedi 

il mio fianco trafitto,

il mio cuore che si irraggia e che sanguina,

e i miei piedi offesi che Maddalena bagna

con le lacrime, e le mie braccia dolenti sotto i pesi

dei tuoi peccati, e le mie mani!…

Non ho amato fino alla morte io stesso,

o mio fratello in mio Padre, o figlio mio nello Spirito,

e non ho sofferto come era scritto?…”

 

Giungiamo al Crepuscolarismo di Sergio Corazzini (1886-1907) che compone la gioiosa La crocetta d’oro:

Io porto tanto amore

a una crocetta d’oro

che s’apre sul mio cuore…

…Io l’amo poiché so

che croce fu dolore,

e assai ne spasimò

un mio dolce Signore.

 

 

Guido Gustavo Gozzano

e di Guido Gozzano (1883-1916) che nella lirica Pasqua del 1906 vuole trasmettere ai lettori un’impressione d’ingenuità cantando: Quand’ecco dai pollai sereno e nuovo il richiamo di Pasqua empie la terra in un’irresistibile tendenza verso la prosa appena rianimata dalla cadenza degli accenti del verso.

 

Giovanni Pascoli

Sempre all’inizio del ventesimo secolo Giovanni Pascoli (1855-1912) nel suo tentativo di poesia epica Le canzoni di re Enzio (1909) verseggia:

Vieni con noi, vieni a mangiar la Pasqua,

siediti a mensa, chè l’agnello è pronto.

E poi:          

Fatevi incontro, a lui gettate i rami

D’uliva, a lui stendete la schiavine

Per terra, a lui gridate, Hosanna!…

Il Pascoli, che testimoniò sempre per i semplici, gli umiliati e coloro che si trovano nella sofferenza, arrivò a mostrare nel dolore quasi un privilegio morale e nella morte l’iniziazione al misterioso segreto del mondo. Poesia quindi che, nata dalla vita fatta di gioie e di dolori, nella raccolta Myricae verseggia così:

Il morticino.

Non è Pasqua d’ovo?

Per oggi contai di darteli, i piedi.

E’ Pasqua: non sai?

E’ Pasqua: non vedi.

 

 

Anche Angiolo Silvio Novaro (1866-1938), poeta minimalista, ne Il pianto della Madonna ci lascia versi semplici e commoventi:

Con che lagrime, con che duolo

contempli il Figliolo,

che mano feroce

costrinse alla Croce!

Con che cuore, ohimè, lo vedi

trafitto nei polsi e nei piedi

e ferito di punta e di lancia,

livido il petto, livida la guancia!

E ti stringi col seno e i ginocchi

al sacrosanto legno,

e piangi, piangi senza ritegno,

e sul tuo disfatto viso

cola il sangue dell’Ucciso!

Mentre la terra trema

e il sol vien meno,

accioglilo nel seno,

bacialo piano piano

sul costato e sulla mano

e sulle palpebre chiuse

il Diletto, che il sangue effuse.

E poi lascia che i pietosi

l’ungano d’olii odorosi,

e riceva a notte scura

furtiva sepoltura

 

Boris Leonidovic Pasternak, scrittore sovietico

Ricordiamo anche la poesia – prosa L’ora della passione di B. Pasternak (1890-1960) dove la musicalità del verso soccombe alla drammaticità del quadro:

 per terra 

i discepoli, vinti dal sonno,

giacevano nell’erba lungo la strada.

Li destò:

“L’ora del Figlio dell’uomo è venuta.

Egli si darà in mano ai peccatori”.

E aveva appena parlato, che, chissà da dove,

ecco una folla di servi, una turba di schiavi,

luci, spade e, davanti a tutti, Giuda

col bacio del tradimento sulle labbra.

Pietro tenne testa con la spada agli sgherri,

ma sente: “Non col ferro si risolve la contesa,

rimetti a posto la tua spada, uomo.

Pensi davvero che il Padre mio di legioni alate

Qui, a miriadi, non m’avrebbe armato?

E allora, incapaci di torcermi un capello,

 i nemici si sarebbero dispersi senza lasciar traccia.

Ma il libro della vita è giunto alla pagina 

più preziosa.

Ora deve compiersi ciò che fu scritto.

Lascia dunque che si compia.”

 

Ungaretti (1888-1970), che  in un ermetismo mai desertico contempla i segreti del mondo in vari temi della condizione umana,  si avvicina con circospezione al Sacro Tema ne La preghiera:

Fa’ che l’uomo torni a sentire

Che, uomo, fino a te salisti

Per l’infinita sofferenza.

 

 

Padre David Maria Turoldo

Fra i poeti della letteratura del ventesimo secolo David Maria Turoldo (1916-1992), quale esponente del rinnovamento del cattolicesimo della seconda metà del Novecento e  considerato per questo “coscienza inquieta della Chiesa”, nella poesia O sensi miei.. parla del Crocifisso che, tra gli altri due agonizzanti, incise l’ipoteca della speranza, unica via di Redenzione.

Ma come poi

avresti potuto dire:

-Nelle tue mani rimetto lo spirito?-

Avresti vinto per un atto di fede

 senza speranza?” 

Sempre da O sensi miei…

“solo… con la mole

del mondo sul cuore;

solo,

sotto la cupa volta del cielo,

un cielo ancor più assente

e sordo

e lontano”

nella quale il Divino si stringe indissolubilmente all’essere dell’uomo nel mondo.

 

E Mario Luzi (1914-2005) ,dopo aver accennato ai resti festosi del Carnevale rapiti dall’ Aspro vento di Quaresima” e dopo essersi espresso “avvento della luce che ci unifica e ci assolve…. è stato, per incarico del pontefice Santo Giovanni Paolo II, l’autore delle meditazioni della Via Crucis per la processione del Venerdì Santo del 1999.

Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.

Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?

Il terrestre l’ho fatto troppo mio o l’ho rifuggito?

La nostalgia di te è stata continua e forte,

tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna. 

 

Giovanni Testori

Di Giovanni Testori (1923-1993) diverse poesie di ispirazione religiosa esprimono un percorso di ricerca e di Fede costantemente messo alla prova. In Crocifissione quando Cristo cade per la seconda volta:

 

è qui il pegno,

sacro legno

fama, 

orma.

L’arte poetica  per la sua stessa genesi, essenza e insita capacità di cantare l’ineffabile è tuttora una delle forme più congeniali al canto religioso e quindi fra le più proficue riuscendo a farsi talvolta preghiera e invocazione talaltra lode o interrogazione  sul Mistero.

RC, 3 aprile 2020

Patrizia Massara Di Nallo

 

 

Curriculum Patrizia Massara

Studi di solfeggio e pianoforte, maturità classica, studi di Medicina e Chirurgia.
Giornalista pubblicista iscritta all’Ordine Nazionale dal 2009.
Ha pubblicato: articoli di interesse sociale, scientifico storico e turistico sul giornale Bari Racconta, articoli di interesse sociale e scientifico sul Reggino on line, articoli culturali sull’Avvenire di Calabria e saggi su Calabria Sconosciuta.
Ha pubblicato recensioni di libri: sulla rivista culturale siciliana Il Convivio e saggi sulla rivista Cultura e prospettive.
Dal 2016 collabora con il giornale on line Immezcla storie di naviganti del Mediterraneo.
Ha fatto parte della giuria del premio letterario “Fabula e intreccio” 2016.

Pubblicazioni:
Libro di poesie Opalescenti farfalle 2003 (ed. Camer-Falzea) medaglia poesia edita Premio Internazionale di Poesia e Narrativa Firenze, capitale d’Europa e IV classificato Premio Letterario Nazionale Le nuvole-Peter Russel.

Libro di racconti Mirabilia un mondo di leggende (ed. Laruffa) 2005; menzione d’onore: narrativa edita per ragazzi Premio internazionale di poesia e narrativa “Firenze, Capitale D’Europa”, Premio internazionale di poesia e narrativa “Prato: un Tessuto di Cultura” nel 2006, premio letterario nazionale “Mario Luzi”
IV° classificato al Premio “Campania – “G. Bufalino” .Adottato come narrativa presso la Scuola Media “G. Bosco” di Pellaro RC e “Spanò Bolani” RC.
Libro di poesie “Una scala verso il cielo”, collana di poesie “Mimose” (ed. Laruffa) 2007 III° classificato al Premio Letterario Nazionale “Le nuvole-Peter Russel” 2007-2008,
Menzione d’onore Premio Internazionale di poesia e Narrativa “Firenze, Capitale d’Europa”,
Selezione per antologia l Premio “Poesia, Prosa e Arti figurative” Il Convivio 2007.

Premi per la poesia:
I° classificato silloge Premio Letterario Nazionale “Le nuvole-Peter Russel 2005-2006”. II° classificato poesia religiosa Premio Nazionale di Poesia “Parroco Don Salvatore Vitale”. II° classificato silloge inedita Premio Internazionale di Poesia “Mario Luzi”. II° classificato poesia in lingua premio letterario “Le nuvole-Peter Russel”. III° classificato racconto inedito Premio “Campania-G.Bufalino”. Medaglia Premio Letterario Internazionale “Città di Cava de’ Tirreni”; Menzione d’onore poesia religiosa Premio Nazionale di Poesia “Vitale”; Menzione speciale al Premio “Totus Tuus” poesia religiosa nel 2007; Menzione poesia in lingua italiana Premio “Vitale”; Diploma al premio letterario “Prato un tessuto di cultura” 2005; Attestato di benemerenza Premio di Poesia “Vivarium-Omaggio a Sua Santità Giovanni Paolo II”; Riconoscimento di merito Premio Internazionale “Pensieri in versi 2005”, al “Premio Vittorio Bodini” e al Premio “Pensieri in versi 2006”;

Segnalazione di merito:

VII° Premio “Ungaretti”, al Premio “Santa Maria della Luce 2006 e al Super-premio Internazionale di Poesia “Il talento dell’anno-olimpo della cultura”
Segnalazione: XXII° Premio Internazionale di Poesia “Nosside”, al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Firenze, Capitale d’Europa”.
Profilo del critico letterario Carmelo Aliberti nell’antologia di poesia contemporanea “Cento poeti per l’Europa del terzo millennio”.
Inserimento delle opere in altre sette antologie letterarie e selezione per nove antologie letterarie
Poesie pubblicate su riviste culturali e varie recensioni dei suoi scritti su giornali e riviste.
Accademica presso l’Accademia Internazionale Il Convivio e Accademica di merito all’Accademia nazionale d’arte e cultura Il Rombo.

Per la narrativa:
III° classificato Premio Letterario “CITTA’ DI MONTEBELLO – EDWARD LEAR” 2016.

Segnalazione di merito: Premio “Poesia, Prosa e Arti figurative” Il Convivio 2013.

 

 

 

 

 

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