Seconda tappa: conformi al Cristo

“E’ quasi, la sofferenza, come un…quarto…Sacramento dell’Iniziazione Cristiana, quello che affina l’Iniziazione Cristiana: quel momento di verifica della veridicità della nostra conversione, poiché è solo nel vero e sincero dono della nostra vita al Signore che noi verifichiamo la valenza dell’Iniziazione Cristiana…”

È, questo, un passaggio che fa sobbalzare sul divano il casalingo ascoltare: facendolo sobbalzare lo mette, faccia a faccia, al cospetto del vero e proprio motivo del soffrire…

È Lunedì Santo, ed alla diciottesima ora, in diretta streaming da Villa Bethania Christi, don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, conduce, stringendo tra le mani un testo di Matta el Meskin, il secondo incontro che aiuta i suoi parrocchiani a scoprire il dietro le quinte della Settimana Santa…

Introdotto dal maestro Francesca Crea e dalle note del corale n° 11 di Brahms, don Nuccio attacca sottolineando che “sulla Croce Cristo trasforma il significato dell’ingiustizia della sofferenza: prima un uomo che soffriva ingiustamente poteva alzare gli occhi al Cielo per accusare Dio o per invocare misericordia, ma non avrebbe ricevuto alcuna replica o consolazione.

Il peccato aveva troncato il rapporto tra Dio e l’uomo. Prima di Cristo l’uomo soffriva e Dio non gli dava alcuna risposta… Dopo Cristo l’uomo che soffre è libero per sempre dal peccato; nella sua sofferenza non vede nessuna ingiustizia, per quanto sia grande il suo dolore o totale la sua innocenza.

L’uomo sa e percepisce che la sua sofferenza non ha nulla a che vedere col pagamento del debito o con l’espiazione di un crimine, del peccato commesso: né il dolore più atroce, né tutte le umane pene messe insieme possono espiare quel peccato, seppur anche lieve, innanzi a Dio.

L’offesa fatta a Dio è infinita e nessun atto riparatorio può scontarla… Cristo però ha abolito il peccato, ci ha riportati alla vita riconciliandoci con Dio, rompendo la catena che univa sofferenza e peccato…”

Pertanto, evidenzia don Cannizzaro, “la sofferenza non è più partecipazione al peccato di Adamo ma partecipazione all’Amore di Cristo…

La sofferenza, quindi, nell’Antico Testamento e fino a Gesù, è imposta poiché il peccato d’Adamo s’è riverberato su tutta l’umanità, e gli uomini subivano la sofferenza a causa del peccato, e non c’era nessuna preghiera capace di appellarsi a Dio perché il rapporto non esisteva più… Da Cristo in poi, restaurata la comunione con Dio, la sofferenza è segno di partecipazione all’Amore del Cristo…

Dunque era stato il peccato a decretare che la sofferenza dovesse essere una sorta di pena, di espiazione o di castigo: Cristo ha eliminato il peccato dopo avere scontato Lui la pena, dopo averlo espiato e dopo averne subito il castigo…” 

Adesso, rimarca il parroco, “l’uomo è come se soffrisse…per…nulla…senza ragione o pretesto: proprio come Cristo, che sopportò una sofferenza gratuita, non meritata… Questa è la liturgia della sofferenza, dell’amore, del sacrificio di se, della redenzione… 

 

Tratto dalla raccolta La Via Crucis a colori di Marcello Cerrato, “Agonia nell’orto degli ulivi”

 

Gesù soffre non per scontare un peccato che non ha fatto, soffre per amore accettando la sofferenza e liberandoci dalla tirannia del peccato… E le sofferenze del Cristo e la sua gloria sono indissolubilmente legati: la sofferenze è divenuta, per certi versi, un…<<Sacramento>> che ci conforma a Cristo… I Sacramenti che ci conformano a Cristo, lo sappiamo, sono Battesimo, Cresima ed Eucaristia: ma la sofferenza, nel contesto nostro, è un Sacramento, un Sacramento dell’Amore che ci conforma a Cristo… Ovviamente la sofferenza sopportata con amore, altrimenti non ha senso… E’ quasi come un quarto Sacramento dell’Iniziazione Cristiana, quello che ci affina l’Iniziazione Cristiana: quel momento di verifica della veridicità della nostra conversione, poiché è solo nel vero e sincero dono della nostra vita al Signore che noi verifichiamo la valenza dell’Iniziazione Cristiana… La sofferenza porta a compimento l’Iniziazione Cristiana, unendo in una sola offerta il sacrificio del Cristo e quello del cristiano, che si realizza nell’Eucaristia, che nell’Eucaristia si compie…” 

Pertanto, chiosa don Nuccio, “il dolore, dopo essere stato un castigo, è divenuto un dono: la sofferenza è partecipazione alla gloria del Signore… Tuttavia, se la sofferenza la viviamo senza fare riferimento alla Croce è inutile sofferenza… Prima era oppressione violenta, ora è misura di un grande dono e il marchio che contraddistingue chi è stato giudicato degno della gloria e della gioia della Risurrezione… La sofferenza è il dono per partecipare alla gloria del Cristo… Soffrire per Cristo è divenuta una beatitudine poiché nel dolore di Cristo è custodita la Risurrezione…” 

E la Settimana Santa, puntualizza don Cannizzaro, “segna il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio: ecco perché dobbiamo soffrire insieme al Cristo nella settimana di passione. Ed il passare oltre, grazie al sangue del Cristo, significa raggiungere il senso della nostra vita: passare, così, ad una fede autentica, non più subita ma celebrata nell’Amore…

Il Calvario è via necessaria: sappiamo che seguendo Gesù arriviamo alla sua gloria. Avanziamo dunque insieme, compiendo la settimana di passione, promettendo, ciascuno di noi nel proprio cuore, di compiere il cammino, unico per ognuno… La mia croce è mia e la sua tipicità appartiene solo a me…

Insomma: la Pasqua è il passaggio necessario da una situazione di schiavitù interiore e spirituale ad un cammino di liberazione…” 

E mentre don Nuccio conclude l’incontro le tenebre cominciano a far capolino sulla Città dello Stretto. L’ultimo pensiero il parroco lo dedica all’attualità, “a chi in ospedale sta soffrendo e a chi custodisce e cura i malati. E non possiamo non pensare a tutti noi che, quasi agli arresti domiciliari, soffriamo nel non poter essere liberi: non subiamo questo nostro stare in casa… Viviamolo e offriamolo al Signore come partecipazione alla sua sofferenza pasquale… Signore, sia fatta la tua volontà…”

E, a Dio piacendo, a domani, Martedì Santo, sempre alle ore 18 e sempre in diretta streaming.

RC, 6 aprile 2020

                                     Antonio Marino

 

 

Catechesi per la Settimana Santa “Lunedì Santo” 6 Aprile 2020.
Il brano ascoltato, eseguito da Francesca Crea, è il corale n° 11 op. 122 di Johannes Brahms.

Catechesi per la Settimana Santa "Lunedì Santo" 6 Aprile 2020

Catechesi per la Settimana Santa "Lunedì Santo" 6 Aprile 2020.Il brano ascoltato, eseguito da Francesca Crea, è il corale n°11 op. 122 di Johannes Brahms.

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Lunedì 6 aprile 2020

In copertina:

disegno dalla raccolta La Via Crucis a colori di Marcello Cerrato, “Gesù è giudicato da Pilato”.

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