Sete di vita

“Il Sacramento è il … tocco di Dio che ci da la vita… La fede è un entrare in contatto con  Dio solo nei Sacramenti, che son presenza reale, non virtuale, del Signore…”

Vibra il muscolo cardiaco di quanti, a sera del diciannove d’aprile, vivono l’oramai consueto appuntamento domenicale con don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti.

È quello di don Nuccio un accorato, paterno appello alla concretezza di fede…

Siamo chiamati oggi, attacca il parroco, “a contemplare un grande mistero: dopo otto giorni Gesù si manifesta ai suoi discepoli, nel Cenacolo…  Appare in mezzo a loro, dice <<pace a voi>>, mostra le mani, il costato, poi, dice ancora, <<ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi>>…”

Ora, sottolinea don Cannizzaro, “stiamo vivendo il tempo della chiusura casalinga; tutti trasmettono Messe… Anch’io, settimanalmente, vi raggiungo attraverso il web, con la Messa e gli altri appuntamenti… Ma, il rischio che stiamo correndo è pericoloso assai, messo in evidenza anche dal Papa: stiamo scivolando su di una religione fai da te!

Prego quando voglio, a Dio mi rivolgo affinché lui mi ascolti, insomma … mi salvo da solo, senza bisogno di nessuno… Ci stiamo quasi abituando a viver la Messa in televisione, convincendoci che … tanto vale lo stesso…”

Tuttavia, mette in guardia il predicatore, “non vale così… Se così funzionasse, che tutto può esser fatto tramite etere, allora perché il Verbo di Dio ha deciso di scendere fin sulla Terra, stando in mezzo a noi?

Perché decide di condividere la nostra vita, soffrendo e morendo proprio come noi? Noi dobbiamo tornare prepotentemente a parlare della Incarnazione del Verbo: è nella Incarnazione che si fonda la Sacramentalità…

Il Verbo di Dio, invisibile, coeterno col Padre, si fa carne, scende in questo mondo divenendo Dio-con-noi: fa parte della famiglia umana, e il suo corpo, fatto di carne, è Sacramento, ovvero, Dio si fa visibile in quella carne… Un corpo materiale rivela una cosa infinita: la vita di Dio…” 

Tutte le religioni, puntualizza don Nuccio, “fino al Cristianesimo, erano tentativi, falliti, d’arrivare a Dio… Dio, quindi, prende carne umana e viene a incontrarci.. Noi in Gesù vediamo e incontriamo Dio… Il suo corpo è lo strumento che ci fa incontrare, vedere, sentire, Dio…” 

Ecco perché “è necessario tornare in Chiesa: non possiamo da soli salvarci… Se Dio manda suo Figlio, un motivo c’è: nell’ultima cena Gesù ci dice che ogni qualvolta faremo quel che ha fatto Lui, Lui sarà presente… Pertanto, tutto quello che è Gesù, la sua vita, passa nei Sacramenti… E i Sacramenti sono il … Cristo reale dopo Cristo…

Per avere il dono dello Spirito Santo, per riceverlo dobbiamo recarci in Chiesa: materialmente! La vita di Dio è un dono che si chiede: la Chiesa lo dona attraverso quel veicolo che si chiama Sacramento… Quindi, lo Spirito Santo lo si riceve attraverso i sette Sacramenti…

E lo Spirito Santo non lo si può ricevere restando a casa, invocando privatamente Dio: è essenziale andare in Chiesa, vivere ciò che Gesù fece, mangiare il Pane Consacrato (non la Comunione spirituale, utile in casi straordinari, non per conquistare la vita eterna…) … Tutto ciò per aver la vita eterna, quel farmaco d’immortalità secondo i Padri…

E la salvezza mia non m’arriva per via telematica, la salvezza mia deve essere reale, la grazia di Dio deve toccare questo mio corpo: la grazia di Dio è concreta!

Abbiamo bisogno di mangiare concretamente… Il Sacramento devo riceverlo concretamente: e posso riceverlo soltanto da chi me lo può dare… Gli unti, i consacrati, la domenica attorno all’Altare celebrano la Pasqua del Signore, cibandosi dell’Eucaristia, ricevendo la vita eterna…

Quindi, appena ci verrà dato il permesso: corriamo in Chiesa, chiediamo perdono dei nostri peccati, mangiamo il Pane del Cielo, riviviamo l’incontro Sacramentale…”

Pertanto, chiosa don Nuccio, “non salviamo il corpo uccidendo lo Spirito: la fede, senza l’incontro personale col Signore, è morta, è pelagiana, è gnostica… E stiamo attenti a non confondere la presenza virtuale del Signore con la presenza reale del Signore: la prima m’aiuta a  ricordar cose importanti della vita spirituale … non posso vedere il Papa e lo guardo in televisione…

Ma per esser salvato debbo incontrarmi concretamente, realmente col Signore: solo in Chiesa, andandoci fisicamente, potrò confessarmi, ricevere il perdono, vivere l’Eucaristia, mangiare Gesù, mettermi in cammino verso la vita eterna…”

Insomma, concluso lo straordinario tempo del distanziamento umano estremo, torniamo in Chiesa, torniamo ad esser davvero stirpe eletta, gente santa

RC, 19 aprile 2020

         Antonio Marino

 

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