Incontriamoci il mercoledì – 20

“…ha guardato l’umiltà della sua serva…”

È, all’incirca, alla mezz’ora del ventesimo catechetico mercoledì, dedicato alla “tiepidezza spirituale” che don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, richiama quel passaggi del Magnificat…

Ma, procediamo secondo scaletta…!!!

Dopo aver rievocato i contenuti del diciannovesimo appuntamento, incentrato sulla “aridità spirituale, che toglie consolazione, piacere e incoraggiamenti affettivi che accompagnavano la preghiera e che dalla preghiera derivavano”, don Nuccio attacca sottolineando che la “tiepidezza spirituale, come ci dice Matta el Meskin, tocca la volontà stessa: l’azione verte sull’atto stesso della preghiera e la capacità di perseverarvi.

L’uomo si alza per pregare e non trova né le parole della preghiera, né la forza per continuarla. Il desiderio di pregare è sempre là, ma la forza e la volontà mancano e, alla fine, è il desiderio stesso che rischia di essere coinvolto a sua volta…”

Insomma, evidenzia il catecheta, “devastante può essere l’effetto della tiepidezza spirituale, che coglie tutti, tutti coloro che son deputati alla preghiera, siano essi vescovi o preti, suore o laici… E quando s’abbandona la preghiera, tutto vien compiuto meccanicamente… Il prete che abbandona la preghiera vive il proprio sacerdozio come un mero mestiere, ad esempio.

Senza la preghiera tutto si svuota di senso: il distacco dalla preghiera lo si percepisce dall’atteggiamento esteriore, dal contatto fisico… Si diviene dei professionisti del sacro, e nulla più…”

E in una simil situazione a sguazzare è “il demonio. L’avversario, come lo definisce Matta el Meskin, approfitta di queste circostanze per colpire duro, cercando di convincere l’uomo del proprio fallimento, suggerendogli che i suoi sforzi e la sua fatica sono svaniti nel nulla, che tutto il suo cammino spirituale precedente non era né vero né corretto, bensì nient’altro che illusioni e false impressioni; poi infierisce sul suo pensiero perché arrivi a negare la vita spirituale in tutta la sua dimensione. E se l’uomo nega la vita spirituale, nega il termine fisso, nega l’eterno consiglio, nega Dio…”

Tuttavia, rammenta don Nuccio, “in mezzo a tutte queste lotte opprimenti, l’anima percepisce, attraverso la cortina di fumo, che tutto ciò non è vero e che dietro alle tenebre c’è qualcosa. Dio apparentemente abbandona l’uomo… Sembra che dorma, sembra… Dietro alla tiepidezza spirituale persiste un rapporto con Dio, che non agisce, ma è presente e forte, molto più forte di tutte le elucubrazioni del demonio; dorme, svegliandosi soltanto nell’imminenza del pericolo. È, la tiepidezza spirituale, una prova che vede l’uomo districarsi da solo, è un tremendo banco di prova…”

Fermo restando che “l’uomo non deve necessariamente sempre percepire o sentire la luce di Dio e il suo calore. Esse sono perennemente all’opera nella luce e nell’oscurità della vita, nel freddo e nel caldo, nella felicità e nella tristezza”.

Ma … perché Dio permette questa prova?

“La tiepidezza spirituale – spiega don Cannizzaro – educa l’anima ambiziosa… La libera definitivamente dalla propria ambizione, la priva dell’attitudine a elevarsi, la preserva dall’orgoglio spirituale che la condurrebbe a subire la sorte dei costruttori della torre di Babele… Capita d’avere a che fare con uomini che rapidamente passano dal misticismo più elevato alla delusione più potente all’abbandono immediato… Ebbene: la vita spirituale è umile, nascosta, silenziosa… E la prova che l’anima s’esalta è … la  … presa di distanze di Dio: non a caso l’anima che soffre d’orgoglio ed esaltazione e che vien colpita dalla tiepidezza spirituale, voluta da Dio, prova eccessiva tristezza e dispiacere.

Tristezza e dispiacere che rappresentano il segno del successo della delicata operazione che Dio ha effettuato all’interno dell’anima per custodirla nell’umiltà…”

Guardiamo Maria, esorta don Nuccio: “si sarebbe potuta esaltare, e anche tanto… Invece, è rimasta autenticamente, gioiosamente umile… Ecco perché Dio ha guardato l’umiltà della sua serva, di colei che, Madre del Salvatore, si sarebbe potuta montare la testa, e invece … silenzio e nascondimento, vivendo sempre secondo la volontà di Dio…”

La tiepidezza spirituale, poi, continua il catecheta, “corregge la concezione che abbiamo dei nostri rapporti con Dio. L’essere assidui nella preghiera, nella vita spirituale, non condiziona i nostri rapporti con Dio… Come dire: siccome io prego sempre e sempre vado a Messa allora Dio deve farmi questo… Assolutamente no! Ed ecco perché viene … in nostro aiuto … la tiepidezza spirituale… I sintomi sono quelle domande che l’uomo si pone, quelle domande che farebbero intravedere l’abbandono da parte di Dio…: Dio mi ha abbandonato? Lo ha fatto a causa del mio peccato? Ho irritato la sua paternità con la mia negligenza e la mia pigrizia? Dio mi ha dimenticato perché la mia preghiera non gli è gradita? Ebbene: la paura che si prova durante l’esperienza della tiepidezza spirituale è la prova più manifesta della fedeltà filiale dell’anima a Dio, fedeltà della quale l’anima non è certa, perché rimane nell’angoscia finché, alla fine, riceve l’assicurazione che la paternità di Dio si dispiega su di lei nonostante tutto e al di sopra di tutto…”

E infine: “la tiepidezza spirituale rafforza la fede in Dio al di là del sensibile”. E citando Giobbe, “una delle pagine più belle della Scrittura”, don Nuccio sottolinea che “attraverso la prova di Giobbe, Dio ha voluto proclamare a ogni uomo che la fede deve sopportare periodi di abbandono, siano pure penosi, angoscianti e deprimenti. La fede deve sollevarsi al di sopra di ogni abbandono e far sì che l’uomo mantenga la propria fiducia in Dio, nella sua misericordia e nella sua sollecitudine, nonostante le tribolazioni che attraversa”.

Neanche “sull’orlo della disperazione l’anima cessa di ricercare Dio nell’attesa della grande e meravigliosa liberazione. E per quanta sia stata l’amarezza delle prove spirituali che avrà attraversato, l’anima continuerà a percepire il destino che le è riservato, e seguirà il proprio cammino malgrado le sue ferite, tenendo lo sguardo fisso su Cristo e interrogandolo, come una sposa abbandonata, con una fiducia inamovibile nell’amato che l’ha riscattata con il proprio sangue.

Sì, la fiducia può subire delle eclissi, ma non è perduta; la fede può arrestarsi, ma non sparisce; l’amore può essere sommerso e non farsi più vedere, ma rimane nella profondità dell’essere pronto a sgorgare nuovamente, alla fine della prova, con forza invincibile…”

E, Dio piacendo, a mercoledì prossimo!

 

RC, 22 aprile 2020

 

                                     Antonio Marino 

 

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