Terza Domenica di Pasqua anno A

Il Vangelo di oggi è lo stesso della sera di Pasqua, segno che la valenza teologica e spirituale di questa pagina è talmente importante che vale la pena tornarci per approfondirne ulteriormente il significato.

Oggi cercheremo di rileggere Emmaus in maniera diversa da come l’abbiamo fatto domenica scorsa nella conversazione della sera, che ognuno può andare a riascoltare sulla pagina Facebook: Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria.

Oggi cercheremo di fare una lettura più pastorale di questa pagina evangelica per evidenziarne le dinamiche pastorali, cercando di cogliere ciò che Emmaus ha rappresentato per la nostra Chiesa in questi anni, quale sia il messaggio, il simbolo che ci ha trasmesso.

Cosa significa Emmaus oggi, in piena crisi di coronavirus?

Intanto ha significato per noi un cammino di ascolto, di silenzio, come quello che ha fatto seguito al confuso racconto dei due discepoli, alla loro crisi davanti ad un fatto sconvolgente.

Emmaus per noi, costretti nelle nostre case, è stata l’occasione di parlare di meno e cercare di ascoltare di più non parole esteriori, ma la voce del cuore. Ascoltare Emmaus significa ascoltare il Signore che si racconta a noi, ci racconta la sua storia, ci indica un cammino, questo si, di vera liberazione.

Perché le liberazioni umane non sono mai compiute, vanno sempre reiterate. Ieri abbiamo festeggiato l’anniversario della liberazione, con la solita retorica. Però ci siamo accorti, almeno spero, che abbiamo bisogno ancora di nuove liberazioni.

Quella del 25 aprile, non serve a nulla se oggi il popolo italiano è ancora schiavo della povertà, della fame, della malattia, se non nutre nuove speranze  di progresso. Le liberazioni umane non sono mai compiute, perché le schiavitù si susseguono sempre nella storia. Una sola liberazione è stata definitiva, quella che ci ha dato Cristo, quando morendo e risorgendo, ci ha dato la liberazione dalla schiavitù del peccato.

A partire dall’incontro con il Risorto, nel riconoscimento di Gesù nella frazione del pane, è iniziato nella Chiesa quel cammino che abbiamo chiamato “Cammino di Emmaus”.

Per comprendere il messaggio cristiano bisogna partire da Emmaus e tornare a Emmaus. Cioè partire dalla Parola e giungere all’Eucaristia.

Partire da Emmaus significa per i cristiani “ farsi notizia” , cioè diventare testimoni del Risorto, come i discepoli che dopo che hanno riconosciuto Gesù nello spezzare il pane, hanno fatto ritorno in fretta a Gerusalemme per annunciarlo agli Apostoli.

In altri termini, bisogna riscoprire lo stile missionario del cristianesimo, come spesso ci ripete papa Francesco, stile nella vita delle persone e nelle parrocchie. Farsi prossimo ad ognuno. Dobbiamo ribadire questo concetto: mentre da tutte le parti ci dicono che dobbiamo mantenere le distanze, Emmaus ci dice che dobbiamo farci prossimo, perché l’annuncio del Vangelo avviene nella prossimità dell’incontro e non nella lontananza dell’etere.

Oggi viviamo una grave carenza di catechesi, un pratico oscuramento delle grandi verità evangeliche che guidano il cammino della vita di ognuno. Emmaus ci esorta a guardare avanti, a guardare al cammino che ci attende dopo il tempo sofferto e oscuro della pandemia, a guardare a quelle mete, a quegli impegni pastorali che ci aspettano. I discepoli di Emmaus dopo l’oscurità del dubbio, vanno a Gerusalemme, al Cenacolo.

Noi dopo che finalmente potremo ritornare liberi, dove andremo? Noi cristiani dove orienteremo il nostro sguardo? Dovremo anche noi correre al Cenacolo, al luogo dove dimora il Signore e al luogo dove Gesù ha spezzato e spezza ancora il pane per noi. Dobbiamo correre nelle chiese e chiedere misericordia e Eucaristia.

I discepoli non tornano a Gerusalemme nell’anonimato della grande città, non sono confusi, vanno a cercare un ambiente preciso, una situazione certa, da dove partirà quel fuoco che riempirà il mondo con il suo calore, con la sua luce, lo Spirito Santo, fiamma viva d’amore e di carità che riempirà l’universo intero. Dalla mensa eucaristica non solo nasce la Chiesa, ma nasce anche la carità cristiana che non è filantropia, ma è sacramento dell’amore di Dio per noi.

La carità deve scoppiare nel cuore dei testimoni del Risorto e dilatarsi al mondo intero. L’ombra di Emmaus diventerà un mare d’amore, dentro le cui acque tutti gli uomini troveranno frescura e pace.

RC, 26 Aprile 2020

 

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

Se ti piace, condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *