Incontriamoci il mercoledì – 21

Cominciamo dalla fine!

“Colui che batte un blocco di ferro, prima pensa a quel che vuole farne; se una falce, o una spada, o una scure. E anche noi dobbiamo sapere a quale virtù tendiamo, se non vogliamo faticare invano”.

E ancora: “chi riconosce la propria miseria, questi è colui che ricerca la gloria autentica dell’elezione (a figlio di Dio, rammenta don Nuccio), e chi conosce la propria morte, conosce la sua vita eterna”.

È con due citazioni tratte dagli scritti di Antonio il Grande che don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, conclude il “penultimo mercoledì catechetico dedicato alla preghiera secondo gli insegnamenti di Matta el Meskin…”

È l’ennesimo incontro che crea disagio, che suscita dubbi, che ci piazza innanzi lo specchio…

Tema dell’appuntamento è “la perdita dello scopo. La preghiera deve esser sostenuta da motivi e giustificata da scopi. Il motivo che mi induce a pregare? Restare attaccato con tutto il mio cuore al comandamento del Signore: <<pregate… è necessario pregare senza stancarsi… vegliate e pregate…>> E lo scopo quando preghi? Stare costantemente alla presenza del Signore… Ed affidarsi ai soli motivi, senza conoscere nel proprio cuore il fine, ha come esito una preghiera senza calore, nella quale l’uomo non trova lo zelo sufficiente per affidarsi autenticamente…”

Ma, sottolinea il catecheta, “motivi no validi e scopi impropri possono intervenire nella preghiera all’insaputa dell’uomo: ad esempio il desiderio di acquisire beni materiali al fine di goderne; oppure la riuscita di progetti al fine di trarne una certa gloria personale; o anche il desiderio di sbarazzarsi di nemici per spirito di vendetta, rancore o odio, la cosiddetta preghiera nera, diabolica…”

Ora, evidenzia don Nuccio, “sette, secondo Matta el Meskin, sono i validi motivi della preghiera. Prego perché la preghiera è un comandamento; prego perché la preghiera è l’unico rapporto che permette all’uomo di incontrare Dio; prego per mettermi sotto la protezione di Dio; prego poiché la preghiera è l’occasione unica nella quale Dio ascolta le mie domande; prego per intercedere per coloro che si trovano in situazione di bisogno, pericolo, malattia; prego per lodare Dio; prego per i nemici, per coloro che mi vogliono male e sono a me ostili…

Ai sette motivi corrispondono sette esigenze che non possiamo ignorare: la preghiera dev’essere accompagnata da una obbedienza al comandamento, da preoccupazione e interesse che siano al di sopra di ogni altro interesse, da vigilanza, da una grande umiltà e da una supplica insistente, da tenerezza e devozione, da rispetto e adorazione e timore e venerazione, da perdono e indulgenza e serenità del cuore e purezza della coscienza…”

Insomma, la preghiera “non deve aver nessun fine personale, poiché se ci si separa dalla motivazione che Dio ha prescritto, cioè: <<esponete a Dio le vostre richieste>>, e aderisce a un proprio fine personale, allora la preghiera perde il suo carattere divino in quanto pura obbedienza al comandamento e si priva, di conseguenza, della sua forza e della sua efficacia…”

E se unico è lo scopo finale della preghiera, rimarca il parroco, “ovvero l’eterna comunione di vita con Dio, la grazia ce lo svela progressivamente in gradi successivi. Anzitutto v’è l’ardente desiderio d’esser liberati dai lacci del peccato; poi l’ardente desiderio dell’abnegazione, dell’umiliazione, la fuga dalla celebrità e dalla vanagloria; dunque l’ardente desiderio di consegnare la propria vita a Dio, quindi il desiderio ardente della purezza e della semplicità di un cuore di bimbo. Infine, l’ardente desiderio di entrare nella profondità del mistero di Dio… E la grazia resta libera di guidare l’uomo come a lei piace e non come vuole lui; può elevarlo a livelli ch’egli non merita o abbassarlo a gradi per lui inimmaginabili…”

E mentre i Padre, ricorda don Nuccio, pongono l’accento “sulla purezza del cuore come fine permanente che l’uomo deve raggiungere durante la preghiera, dove la purezza del cuore è anticamera della santità” nella preghiera, “l’esistenza di uno scopo è di importanza capitale, poiché senza uno scopo autentico è difficile che essa possa acquisire slancio e calore. Anche perché, il senso di perseguire un fine spirituale, augurandosi ardentemente di raggiungerlo e verso il quale progredisce con l’aiuto della grazia, genera nel cuore la gioia spirituale…”

Cita, poi, il parroco, una parabola tratta dagli Apophthegmata, che son insegnamenti dei Padri, che narra di quel cane che, notata la lepre, gli corre appresso, “spinto dalla caccia e dall’amore dell’inseguimento. Il suo scopo è la lepre che corre davanti a lui, che la sua immaginazione trasforma in cibo gustoso. Niente lo ferma, né la stanchezza né la lunghezza della corso, pregustando il sapore della preda… Gli altri cani, invece, vedono quel cane correre e, istintivamente, gli corrono appresso, spinti solo dall’amore della caccia e dell’inseguimento.

E quest’ultimi, che vedono soltanto …  quel cane correre … a poco a poco rallentano, fino a fermarsi, lasciando prevalere la fatica sulla motivazione, fino a quando la fatica l’annulla e finiscono col fermarsi… E questo realistico racconto ci permette di vedere come lo scopo possa portare la motivazione al suo livello massimo…”

Tuttavia, mette in guardia don Nuccio, “può accadere che la vita spirituale sia attratta da falsi scopi prodotti dall’io umano. Nella preghiera i falsi scopi si trovano generalmente sotto tre aspetti: pregare per esser glorificati agli occhi del mondo, per farsi valere agli occhi di Dio, per giustificarsi ai propri occhi…”

Ed offrendo pratici esempi di situazioni in cui la preghiera – specialmente la Celebrazione Eucaristica – diviene, in fase preparatoria, “da motivo di gioia a motivo di scontro” e, nel suo vivificarsi, una “vuota esibizione, talvolta realizzata dentro Chiese addobbate come teatri, con scenografie barocche e con esibizioni di preti dalla mente distorta…”, don Nuccio chiosa con le parole di Giovanni Cassiano: “per quale fine non ci lasciamo vincere dai digiuni e dalla fame, troviamo gradevole il peso delle veglie, troviamo dilettevole la lettura continua della Sacra Scrittura, né ci spaventa la fatica senza sosta, la completa privazione di tutte le cose, la solitudine di questo eremo.

Per questo medesimo scopo anche voi avete disprezzato l’amore dei parenti, la terra che vi ha dato i natali, le consolazioni del mondo e avete attraversato tante regioni per venire da noi, uomini rozzi e ignoranti, sperduti nella desolazione di questo deserto. Ditemi dunque: qual è il vostro scopo? Il fine che vi spinge a sopportare di buon cuore tutte queste prove?”

Le parole del monaco Giovanni Cassiano, rivolte ai suoi discepoli, interrogano, in fondo, ciascuno di noi…

Così come ciascuno di noi interpella la paretesi finale del catechetico mercoledì: don Nuccio parla delle difficoltà di questo nostro tempo, della complicata ripartenza e del come tornare in Chiesa per vivere la Santa Messa…

Chiede un consiglio, un aiuto, un parere sul … se e come .. proseguire l’esperienza del mercoledì catechetico, certamente faticosa e difficoltosa, fatta, oramai da due mesi e chissà per quanto ancora, attraverso un telefonino che cattura il catecheta in azione e un telefonino che, in ciascuna casa, offre l’immagine e l’insegnamento del catecheta…

Noi, brevemente, ci permettiamo prendere in prestito, proprio nel quarantesimo della sua nascita in Cielo, una frasetta di Alfred Hitchcock: “prendo in giro la gente, perché alla gente piace essere presa in giro…”

Ecco: don Nuccio Cannizzaro è … l’esatto contrario di Hitchcock: a dispetto di tanti, che confezionano riassuntini gradevoli alle orecchie di molti, don Nuccio profeticamente parla chiaro, scomodo, sincero, pungente. Offre parole che sgorgano dal suo cuore, attimo dopo attimo affogato in quel gran mare ch’è la Sacra Scrittura; indica orizzonti di speranza poco convenzionali, poiché dipinti da quel gran Maestro ch’è il Crocifisso Risorto…

Insomma, don Nuccio: qual è il tema del nuovo ciclo di catechesi?

E, intanto, a Dio piacendo, a mercoledì prossimo!

RC, 29 aprile 2020

 

                                 Antonio Marino

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