Quarta Domenica di Pasqua. Il buon Pastore, anno A

Questa è la domenica che  tradizionalmente prende il nome dal Vangelo, la domenica del buon Pastore.

È la domenica nella quale la riflessione della Chiesa è concentrata sulla figura di Gesù buon pastore e sul ministero dei sacerdoti. Il contesto evangelico è quello del congedo di Gesù, prima di lasciarli, li vuole rassicurare che non si separerà mai da loro, anche il suo ritorno al Padre sarà per stabilire questo legame per sempre.

I discepoli non devono essere turbati per questo distacco dal Maestro, il loro cuore deve restare in pace perché proprio ora che non lo vedranno più, devono esercitare la fede e la speranza.

Quello che avverrà per Gesù, avverrà anche per i suoi discepoli, il ritorno alla casa del Padre. Ma per entrare nella casa del Padre c’è solo una via: entrare attraverso la porta che è proprio Gesù. È lui l’unica via per avere accesso a Dio.

Il tempo della separazione è segnato da una presenza, Gesù ascolterà le preghiere dei suoi discepoli e  continuerà a compiere tramite essi le sue opere.

 Il cammino del discepolo nel tempo della Chiesa allora sarà segnato dallo Spirito e le caratteristiche di questo cammino saranno l’ascolto, la sequela e la conoscenza del Signore. Gesù definendosi la porta delle pecore vuole significare due cose: che egli è contemporaneamente il mediatore della salvezza e la salvezza stessa.

L’immagine del buon pastore che Gesù usa per indicare la sua missione, viene usata anche  per coloro i quali saranno i continuatori della sua stessa missione nella storia, ossia i sacerdoti. Cristo-porta è un’immagine simbolica, costituisce quasi un sacramento.

Per ricevere la salvezza ogni uomo deve attraversare quella porta che iconicamente è significata dalla porta di ogni chiesa: ecco in cosa consiste  la sua dimensione simbolico-sacramentale. È la soglia che separa l’uomo dalla solitudine del suo peccato, alla comunione con il popolo dei salvati. Solo oltrepassando questa soglia si può sperare nella salvezza, perché alla salvezza non si ha diritto, né la salvezza è un dovere di Dio verso l’umanità, la salvezza è solo un dono, libero e gratuito dell’amore di Dio che si riceve nella misura in cui lo si richiede con umiltà.

I sacerdoti che hanno la missione di continuare l’opera di Cristo nel mondo, hanno il compito di annunciare il regno di Dio, ossia il mistero pasquale di Gesù. Tale compito si estrinseca nell’annuncio della Parola e nella celebrazione dei divini misteri, primo fra tutti l’Eucaristia. C’è una reciprocità tra Parola-Azione, questo fatto vuole ricordare alla Chiesa che c’è una continuità teologica tra annuncio ed eucaristia.

Nel contesto culturale odierno, dominato dal soggettivismo e dall’egoismo, il sacerdozio sembra essere un relitto superato del passato di cui non  ha più bisogno nessuno, la tentazione diabolica che questa pandemia ha generato, rischia di spingere i cristiani più sprovveduti in un fai da te religioso che invece di avvicinarli al mistero di Dio, inesorabilmente li allontana.

Dopo che le chiese sono state chiuse per mesi e per la prima volta nella storia occidentale anche la Pasqua si è celebrata senza concorso di popolo, mi sovviene una citazione oramai datata nel tempo dell’allora card. Ratzinger durante un’omelia in occasione della prima messa di un suo sacerdote:

“Il grande scrittore russo Solzenicyn racconta del grido d’angoscia di un comunista che si trovava nelle prigioni di Stalin: Noi avremmo nuovamente bisogno di chiese in Russia e di uomini la cui vita pura faccia rivivere queste chiese e le trasformi in spazio per l’anima”.

Parafrasando il prigioniero russo oggi potremo dire che quando si apriranno nuovamente le chiese, avremo bisogno di pastori che con la loro spiritualità e la loro parola daranno al popolo di Dio nuovo spazio per l’anima. Il sacerdote deve essere pastore come Cristo. Egli deve condurre gli uomini a Gesù Cristo, introdurli alla verità e all’amore, introdurli a un senso di cui anche oggi essi hanno bisogno, la verità libera e liberante.

Tutto questo avviene nella trasmissione della Parola di Gesù Cristo e nella celebrazione dei Sacramenti, nei quali il Signore continua a darci la sua vita.

Parola e Sacramento sono i due compiti principali del sacerdote, tutto il resto è secondario. Oggi purtroppo assistiamo ad un ministero sacerdotale che spesso si confonde con un servizio che non gli appartiene. Non è compito del sacerdote fare l’assistente sociale, lo psicologo, o l’organizzatore di eventi ecc..

Compito del sacerdote dice S. Agostino, è fare si che il fine della storia è che l’umanità diventi amore, cioè adorazione, culto vivente, “città di Dio”. Bisogna ribadire in questo giorno, tanto caro al cuore dei sacerdoti, che tutti i battezzati riscopriamo il senso della nostra vocazione di popolo di Dio che consiste nella comune obbedienza nei confronti della Parola di Dio e della sua presenza nella tradizione e nella vita della Chiesa.

Questo legame comune, è il fondamento della comune libertà, essa protegge dall’arbitrio e garantisce il carattere veramente cristologico dell’obbedienza ecclesiale senza la quale non esiste Chiesa. Inoltre l’obbedienza è cattolica, obbedire a Cristo significa obbedire al suo corpo, perché l’obbedienza di Gesù è al centro della storia della salvezza.

Oggi il concetto di obbedienza è scomparso dal vocabolario, nessuno obbedisce a nessuno e di questo passo si crea il caos, il disordine, l’anarchia. Oggi tutti vogliamo essere liberi, indipendenti.

Affrancati da ogni obbedienza, anche dentro la Chiesa. Non ci accorgiamo che proprio questo concetto di libertà è all’origine della nostra incapacità di relazione reciproca, in altri termini, della nostra incapacità di amare. Per questo l’obbedienza intesa cristianamente, deve essere riabilitata e riportata al centro della spiritualità cristiana e sacerdotale.

Vivere la relazione d’amore con Gesù, è vivere nella sua obbedienza, come ha fatto lui, solo così potremo avere il dono di non rimanere nella morte. Non c’è nessun potere per quanto grande, che può colpirci e annientarci se noi restiamo uniti a Cristo buon Pastore.

RC, 3 maggio 2020

  Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

 

Diretta streaming della Celebrazione Eucaristica della IV domenica di Pasqua, 3 maggio 2020

Santa Messa della IV Domenica di Pasqua 3 Maggio 2020

In Diretta live: dalla Cappella di Villa Bethania ChristiSanta Messa della IV Domenica di Pasqua

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Domenica 3 maggio 2020

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