Incontriamoci il mercoledì – 22

“Tu, quando vieni a Messa, fai esperienza di Dio? E quando preghi, fai esperienza di Dio?”

Gl’interrogativi scuotono quanti, al di qua dello smartphone o del tablet, vivono il ventiduesimo e ultimo catechetico mercoledì.

Quel cammino, cominciato al Tempio della Vittoria e a sera di mercoledì due d’ottobre del 2019, termina a sera del sei di maggio del 2020: finisce e vede calar due sipari…

Uno nello studio del catecheta, l’altro nel domicilio di quanti han voluto vivere un’esaltante galoppata “sulla preghiera, guidati da Matta el Meskin e da questo suo meraviglioso libro, <<L’esperienza di Dio nella preghiera>>, ch’è un vero mattone di sapienza!”, attacca don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti.

Prima, però, d’addentrarsi nei vicoli dell’ultima oasi, “i frutti della vita di preghiera” titolata, don Nuccio spalanca una finestra sull’attuale “difficile situazione sanitaria ed economica che stiamo vivendo. È un tempo economicamente complicato per ciascuno di noi, per ogni famiglia: anche le parrocchie soffrono per la lunga chiusura e per il dover comunque affrontare mutui, bollette, assicurazioni…

Confidiamo, come cittadini, nell’Unione Europea, consapevoli, però, che nulla sarà semplice e scontato: è di ieri la notizia secondo la quale la Corte Costituzionale Tedesca ha intimato alla Banca Centrale Europea di non acquistare titoli di Stato pubblici dei Paesi dell’Unione per contrastare la crisi economica provocata dalla pandemia. È e sarà un problema per il nostro Paese con uno stratosferico debito pubblico… Un Paese, la nostra Italia, afflitta anzitutto dal tumore, che se la sta mangiando, ch’è la … burocrazia…

La burocrazia statale tutto blocca, tutto rallenta, nulla fa fare: anche per attaccar uno spillo ci vogliono centinaia di permessi e di bolli… Gli altri, invece, avviano un progetto e lo comunicano… Ecco perché dobbiamo tutti quanti impegnarci per costruire un’Italia libera…

E non pensate che tali riflessioni non appartengano alla pastorale: il Signore s’è fatto Uomo per salvare integralmente, in anima e corpo, ogni uomo… Ecco perché dobbiamo anche noi vigilare e far la nostra parte nella Città dell’Uomo…”

Tant’è che iniziando a percorrere l’ultimo tratto del lungo cammino catechetico, don Nuccio, unitamente a Matta el Meskin, domanda: “quali sono le alte qualità spirituali che una vita di contemplazione conferisce alla persona per il bene della comunità degli uomini?” 

Anzitutto v’è il “rinnovamento dei sensi, ovvero, la purificazione del cuore. I sensi dell’uomo passano in modo evidente dal materiale allo spirituale, dalla creatura al creatore, dall’effimero alla visione della verità trascendente…

Ed entrato, l’intelletto, in comunione con lo Spirito, quest’ultimo gli mostrerà come rimuovere dall’anima tutti quei mali che si sono mescolati al corpo, consentendo così proprio al corpo di conseguire la perfezione in tutte le virtù, ritornando sotto il potere dello Spirito Santo…”

E poiché l’obiettivo è “il prendere il volo nello spazio del mondo spirituale”, non abbiamo, sottolinea don Cannizzaro, “altro mezzo, ci dice Matta el Meskin, se non l’esercizio alla meditazione e alla contemplazione.

Io, però, mi permetto anteporne un terzo: l’esercizio della lettura. La lettura, ci ricorda Isidoro di Siviglia, è propedeutica alla meditazione… Così, lettura e meditazione e contemplazione ci consentiranno di sfuggire alla limitatezza dei nostri sensi materiali, della nostra umana mentalità, dei nostri sentimenti…”

Richiama, quindi, il catecheta, i “doni dello Spirito, ovvero i carismi… Il carisma è una forza permanente nella Chiesa, che non la lascerà mai fino alla fine dei tempi… Tuttavia, oggigiorno, causa il raffreddamento dell’amore che lega la comunità dei credenti, l’effusione della grazia e l’efficacia dello Spirito sono diventate cose rare e inconsuete… Non latita lo Spirito Santo: siamo noi in difetto…!!! Né possiamo dar la colpa ai tempi, poiché, leggiamo nella Lettera agli Ebrei, <<Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!>>.

E Antonio il Grande aggiunge: <<mai in nessuna generazione è mancato chi ha raggiunto questo grado – il grado del carisma – né le generazioni future ne saranno prive>>. Gli uomini spirituali sempre ci saranno: sta a noi imparare ad ascoltarli…”

E rammentando che “chi governa la Chiesa, in parrocchia o in diocesi o nella sua universalità, deve riuscire a riconoscere quei carismi che si celano nel popolo di Dio” don Nuccio cita ancora una volta Antonio il Grande, “fratelli amati, coeredi dei santi, tutte le virtù non vi sono estranee, ma sono vostre e in voi; e voi non siete nascosti in questo mondo transitorio, ma ben visibili a Dio”, esortando ciascuno a “prender coscienza dei propri carismi, mettendoli al servizio della comunità. Sempre però con umiltà…

Poiché se manca l’umiltà, anche se fai tanto e bene, ti perderai… Non a caso i Padri mettono in guardia contro la vanità, sia prima che dopo l’acquisizione della grazia; disdegnano gli inganni di quei demoni che si presentano come angeli di luce per ingannare coloro che sono sulla via spirituale e ostacolare la loro ricerca della verità…”

I carismi, poi, evidenzia il parroco, “non debbono essere il fine della nostra lotta spirituale, ma semplicemente un mezzo per raggiungere la via infinitamente superiore… <<Quel grande Spirito di fuoco che io stesso ho ricevuto – ci dice Antonio il Grande – ricevetelo dunque anche voi! Chiedete con cuore sincero questo Spirito di fuoco, e vi sarà donato>> E l’anima, acquisito il fuoco efficace dello Spirito, non s’accontenta più di contemplare le realtà spirituali: diventa lei stessa parte integrante della propria contemplazione. Essa contempla e dice il divino, non come se le fosse esteriore, ma come integrato alla propria natura!”

Elenca, quindi, i “frutti della vita di preghiera. Il discernimento e la conoscenza dei misteri, l’annuncio gioioso delle cose di Dio, l’allargamento del cuore che, da gretto e chiuso, diviene abbondante, aperto e generoso. E ancora: il riposo e la felicità, l’amore di Dio, la purezza, il calore dello Spirito e la dolcezza e l’umiltà”. E soffermandosi su dolcezza e umiltà, don Nuccio richiama quanto scritto da “Isacco il Siro: <<il cuore dell’uomo è arrivato alla purezza quando vede tutti gli uomini in una buona luce, né alcuno di loro gli appare impuro o contaminato>>.

A tal proposito, ecco due esempi: Suor Maria Salemi e Mons. Giovanni Ferro. Entrambi vivevano tal carisma: vedevano nell’altro sempre e solo il bene, mai il male, fino ad apparir addirittura ingenui…”

La conclusione è affidata a Isacco il Siro: “le opere del Signore nostro sono amarezze seguite da dolcezza, tenebre seguite da luce, tristezze seguite da gioia; mentre quelle del mondo sono dolcezze seguite da amarezza, luci seguite da tenebre, gioie seguite da tristezze. Conosce la verità colui che avrà gustato queste cose per esperienza personale e non solo per sentito dire”.

Insomma, chiosa don Nuccio, “hai tu gustato i frutti dello Spirito nella tua vita? O sei ancora fermo al … sentito dire?”

E se “la preghiera ha bisogno dell’esperienza, poiché preghiera è essenzialmente fare esperienza della presenza divina, in quanto al di fuori di quest’esperienza di Dio non c’è preghiera” don Nuccio conclude augurando a ciascuno di sperimentar “quegli … occhi dello Spirito … che ti consentiranno, a Messa, al momento della Consacrazione, di … vedere … il Paradiso scendere in Terra…”

E se la gratitudine nei confronti del parroco è, magari, scontata, uno stato di trepidante attesa per il nuovo ciclo di catechesi appare quanto mai ancor più scontato…

Pertanto, don Nuccio … quale sarà il tema dei futuri mercoledì catechetici?

RC, 6 maggio 2020

     Antonio Marino

 

Incontriamoci il Mercoledì 6 Maggio 2020

Diretta live: Incontriamoci il Mercoledì 6 Maggio 2020Catechesi sulla preghiera

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Mercoledì 6 maggio 2020

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