Il portone sta per riaprire!

Riapriremo: nulla sarà come prima, tutto da noi dipenderà…

Ecco, in estrema sintesi, il succo del cocktail che don Nuccio Cannizzaro, parroco di “San Giorgio della Vittoria” nonché Chiesa degli Artisti, dona a quanti han scelto il Tempio della Vittoria per incontrar Gesù, per far esperienza del Cristo, per toccare il Risorto…

Nel “penultimo” pomeridiano domenical appuntamento, don Nuccio, dopo un inizio dedicato, così come accaduto nella Messa mattutina, alle mamme e a quel bisogno, che ciascuno di noi prova, di “grande umanità”, si concentra subito sulle “tante prescrizioni che incombono sulla riapertura delle Chiese. Emergono ed emergeranno tante difficoltà che addirittura non consentiranno a diverse Chiese di riaprire, di ricominciare… Ecco perché per riaprire la Chiesa è necessario non esser soli…”

La pandemia, sottolinea don Cannizzaro, “ha scoperto i nervi di una comunità cristiana troppo spesso di facciata, di vetrina: noi, oggi, abbiam bisogno di donne e uomini veri, desiderosi di sacrificarsi con umiltà, immuni dal desiderio di gloria… Fin qui abbiam vissuto di una religione artificiale: hanno convissuto mentalità che non son cristiane, e la mentalità del mondo ha invaso le Chiese, accomodandosi addirittura finanche in cattedra, insegnando dottrine umane, pedagogiche e filosofiche, ma pochissimo Vangelo… Ora, alla riapertura, scopriremo chi realmente ama la Chiesa, chi la vuol servire, e chi invece della Chiesa si vuol servire…”

In questi mesi, continua il parroco, “nella nostra Chiesa, alla quale tanti guardano, poiché è il Tempio del Santo Patrono cittadino, San Giorgio, nella nostra Chiesa abbiam tanto lavorato, facendo formazione, Celebrazioni Liturgiche e catechesi del mercoledì: abbondante è il materiale, sulla vita spirituale nonché sulla vita della Chiesa, messo a disposizione di tutti coloro che vivono il proprio cammino di fede a <<San Giorgio della Vittoria>>. Ed ora, noi, di tutti abbiam bisogno! Ci sarà chi s’impegnerà per dei lavori manuali, ci sarà chi offrirà un contributo economico, poiché anche le comunità parrocchiali vivono momenti drammatici dal punto di vista del sostentamento materiale…”

Dovrà, puntualizza don Nuccio, “ciascuno di noi, tirar fuori il meglio di se stesso! Anche perché nulla sarà come prima: niente catechismo, niente convegni, niente riunioni, niente matrimoni (con guanti e mascherina?). Certo, non condivido tutte le norme che ci sono state date: ubbidiremo, le applicheremo, ma alcune mettono in pericolo la dignità del Sacramento, dell’Eucaristia… L’Eucaristia, distribuita con i guanti, scelta che io contesto, è vista come il Sacramento dell’untore, come se fosse proprio il Corpo del Cristo il veicolo di trasmissione del virus. Accuratamente lavate le mani del sacerdote non trasmettono nessun virus…!!!”

È pur vero, paternamente tuona don Cannizzaro, “che la preoccupazione di uno stato laico, così com’è l’Italia, è la tutela della salute dei propri cittadini e non della dignità del Sacramento… La dignità del Sacramento dovrebbe stare a cuore alla Chiesa… Insomma, lo Stato fa lo Stato, la Chiesa faccia la Chiesa…!!! Ecco perché domani sera c’incontreremo: per metterci a lavorare in queste due settimane, tempo di rodaggio, per far sì che tutto avvenga nella massima dignità…”

E se “non dobbiamo temere di contrarre il virus venendo in Chiesa, luogo molto più sicuro di un supermercato o di un tabacchino”, è pur anche vero che alla riapertura saremo chiamati ad esser consapevoli che “abbiam bisogno di tutti. Una sorta di mutua dipendenza: io sono indispensabile a voi, voi siete indispensabili a me. Dobbiamo anche recuperare il senso di appartenenza ad una Città, ad una Comunità, ad una Chiesa locale, ad una Parrocchia. Amiamola la nostra Parrocchia: è lì che incontriamo, tocchiamo e mangiamo sacramentalmente il Signore… E poi, riscopriamo, alla riapertura, Eucaristia e Perdono. Avremo a che fare con Chiese scarne, dove sarà possibile vivere il silenzio, la preghiera, e, appunto, il perdono…”

Ecco perché, chiosa il parroco, “nuova dovrà anche essere la nostra mentalità: non più distruttiva, com’è tipicamente quella dei reggini… Ma costruttiva, votata alla collaborazione sincera… Se faremo nostra una nuova maturità di fede, forse, tutto muterà: dipenderà da noi, soltanto da noi… Anche San Francesco visse il tempo pestilenziale: eppure, poiché sapeva d’aver con sé Gesù, incontrando un appestato, lo toccava, lo abbracciava… Ecco: la quarantena è stata utile, da un punto di vista spirituale, s’è stata capace di … aiutar la nostra purificazione, facendoci oggi ritrovare come uomini nuovi, non più ipocriti e falsi ma vogliosi di far propri i valori lasciatici dai nostri padri, sia a edificazione della Città di Dio, sia a difesa della Città dell’Uomo…”

RC, 10 maggio 2020

                                    Antonio Marino

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