V Domenica di Pasqua anno A

Il Vangelo di oggi ci presenta il discorso di addio di Gesù ai suoi discepoli.

E’ un genere letterario molto caro al mondo antico, anche nel giudaismo. Gesù ricorda il suo turbamento nel Getsemani ed esorta i suoi discepoli a non avere lo stesso turbamento perché ora sta annunciando la sua partenza da questo mondo. Gesù annuncia il distacco dai suoi, e la reazione dei discepoli è di turbamento, sono in aperta crisi. Essi sono presi dall’ansia e dallo scoraggiamento, non conoscono il futuro che li attende.
Il turbamento del cuore dei discepoli è anche paralisi della comunità primitiva, senza Gesù non sanno che cosa fare, che decisioni prendere. I discepoli non hanno compreso il senso profondo della dipartita di Gesù che anche se non sarà più visibile in mezzo a loro, tuttavia la sua presenza resterà palpabile ed efficace.

Nella Chiesa apostolica sta succedendo quello che in molte comunità religiose capita quando muoiono i fondatori: la sensazione del vuoto, dello smarrimento e dell’incertezza del futuro assale tutti. Tuttavia la partenza di Gesù non è destinata a lasciare un vuoto incolmabile, egli manderà il suo Spirito a continuare la sua opera nel mondo e a compiere ogni santificazione.
Inoltre Gesù sale al Padre per preparare un posto ai suoi discepoli, a tutti quelli che crederanno nella testimonianza degli Apostoli. Gesù introduce il suo discorso di addio rispondendo alla domanda di Tommaso che gli chiede in quale luogo andrà e nel fatto che essi non conosco la via. Gesù risponde all’incertezza del discepolo con una rivelazione che esprime la grande verità della fede, una parola che a tutt’oggi non ha perduto per nulla la sua forza illuminante.
L’affermazione di Gesù assume un carattere maestatico proprio con l’uso della formula Egò emì, “Io Sono” , la via (odos), la verità (aletheia), la vita (zoè). Commenta R. Schnackenburg : <<Io sono la via, cioè la verità e la vita per chiunque voglia raggiungere quella meta. In altri termini ciò significa che Gesù, rivelando la verità che porta alla vita e comunicando la vera vita a colui che la accetta e la mette in pratica nella fede, conduce chiunque creda in lui alla meta della sua esistenza, “al Padre”, e perciò diventa per lui la via>>.
I Padri della Chiesa nei loro commenti ci offrono un florilegio di interpretazioni, una delle più incisive è quella di San Giovanni Crisostomo che afferma che Gesù è la via, Gesù è la verità, non può ingannarsi, e poiché egli è la vita, la morte non ci può fermare su questa via. In altri termini, la via e la meta non si possono separare perché la redenzione è un evento che avviene nell’esistenza dell’uomo mediante l’incontro con Cristo. L’esistenza del credente è esistenza escatologica, “la sua via è già la sua meta” (Bultmann).
Proprio ora che i discepoli non vedranno più Gesù, la loro fede sarà chiamata in causa. Senza vedere, i discepoli di tutti i tempi, dovranno affidarsi con fiducia alle promesse di Gesù. Come per Gesù la morte sarà il ritorno al Padre, così sarà per i suoi discepoli; la patria definitiva sarà anche per loro nei cieli. Gesù sale al Padre per preparare una degna dimora per tutti coloro che crederanno in lui. Domenica scorsa nella parabola del buon pastore, Gesù si era paragonato alla porta delle pecore. Ora aggiunge un altro particolare di grande importanza, egli non solo è la porta, ma costituisce la via per attraversare quella porta e conoscere la verità, solo così il credente potrà avere la vita.
La vita eterna, cioè la vita con Gesù e con il Padre, si può avere solo attraverso la persona di Gesù, non c’è altra strada con la quale l’uomo può raggiungere la vita eterna. La fede in Gesù Cristo, incarnato, morto e risorto è l’unica via per condurci alla comunione con il Padre e con il Figlio nello Spirito Santo. Mentre siamo ancora in vita in questo mondo, la via per entrare in comunione con Dio è la persona del Verbo fatto carne, nella sua umanità Gesù ha rivelato il volto del Padre che è nei cieli. L’unica salvezza è riconoscere questo grande mistero e celebrarlo nella vita di ogni giorno.
L’incarnazione del Verbo di Dio continua ancora oggi nella Parola proclamata e nella celebrazione dei santi misteri. L’Eucaristia testamento dell’amore di Gesù per la sua Chiesa, significa per coloro che credono in Cristo, partecipare alla sua morte e alla sua risurrezione, abbattendo ogni barriera di spazio e di tempo, per entrare in comunione con lui, anticipando così ora, qui nel tempo e nella storia, quella definitiva beatitudine che ci attenderà nei cieli.
Che il Signore non si è mai allontanato da noi, lo sappiamo e lo vediamo nelle opere che ancora oggi continuano a fare quelli che credono nel suo nome. Anche oggi ci sono i santi, i profeti e i martiri. Il Signore non si è mai separato dall’umanità, ha scelto un modo diverso, non meno efficace, di essere presente nella storia attraverso il suo Spirito. Per questo i discepoli che continuano la sua opera nel mondo, fino al suo definitivo ritorno, continuano a testimoniarlo e ad annunciarlo nella fede e nella certezza che attraverso il servizio umile e generoso dei suoi discepoli è lui che continua a operare e agire, sempre, fino alla fine dei secoli.

RC, 10 maggio 2020

 

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

La Santa Messa – V Domenica di Pasqua. 10 Maggio 2020

In diretta live: dalla Cappella di Villa Bethania Christi – La Santa Messa della V Domenica di Pasqua.

Pubblicato da Chiesa degli Artisti – Reggio Calabria su Domenica 10 maggio 2020

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