Profumo di cera

E fu così che in Chiesa tornammo, comunitariamente, a riviver il memoriale della morte e risurrezione del Cristo…

Ci tornammo a sera del diciotto di maggio, un lunedì…

Con le mascherine a celar emozioni di svariate nature, col gel igienizzante a far da comitato accoglienza proprio sul sagrato, con le rotonde targhettine a indicar il posto legalmente buono per prender posto, un gran bel numero di parrocchiani di don Nuccio Cannizzaro non ha resistito al richiamo della fame…

E si, perché a sera di quel nove di marzo, sempre un lunedì, ci ritrovammo assaliti da una grave fame di pane: ci veniva spiegato che per contrastare il diffondersi del coronavirus dovevamo isolarci, star distanti l’uno dall’altro, evitare qualsivoglia evento contemplante un umano assembramento… Messe comprese…

Oggi, diciotto di maggio, col coronavirus forse svilito dall’insolita uniforme italica capacità di starsene per un congruo tempo ognuno a casuccia propria, eccoci far capolino all’ombra del campanile di San Giorgio: alle ore diciannove eccoci a riascoltar il suono della campanella…

A Missa sta trasendu!!!

Preceduto da due ministranti, anche loro mascherinizzati, don Nuccio raggiunge l’Altare, percorrendo la via più breve, immettendosi proprio dalla porticina che lega l’Altare alla sagrestia: forse, anche per il Don, tanta era la voglia di tornar coi suoi parrocchiani al Cenacolo…

È innegabile che un cardiaco sussulto ha scosso un po’ tutti…

E quando l’inconfondibile cannizzariana voce ha pronunciato quel … “Nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo…” … una decisa, pesante, convinta carezza di gratitudine il cuor nostro ha lasciato che scivolasse lungo le gote della Madonna della Consolazione: grazie, Avvocata Consolatrice, per averci così maternamente custoditi…

Don Nuccio, liturgicamente parlando, celebra la Messa propria di San Giovanni Paolo II, proprio nel giorno in cui l’intero globo terrestre ne ricorda il centesimo compleanno…

E alla meditazione omiletica, finalmente nuovamente al centro dell’Altare, ai piedi di San Giorgio, sotto al Crocifisso e quasi accanto al Tabernacolo, don Nuccio, dopo aver condiviso quel “sentimento che oggi tutti ci accomuna, quel senso d’emozione che tutti stiamo provando … nel tornare, nel celebrare, nell’esser vivi davanti al Dio vivo, nel poter finalmente esser toccati dalla grazia e toccare noi Dio” apre il cuor suo al ricordo del Papa santo, intrecciando ricordi personali e passaggi dell’omelia dettata, proprio al mattino, da Papa Francesco, nella Messa celebrata in “San Pietro” all’altare che custodisce le spoglie mortali di colui che all’anagrafe venne registrato come Karol Józef Wojtyła…

Don Nuccio, “così come alcuni di voi”, ha conosciuto Papa Giovanni Paolo II e, sottolinea, “è una grazia grande quella di conoscere un Santo: è toccare un pezzo di paradiso in terra. E San Giovanni Paolo II fu un grande Papa, un grande uomo, un grande mistico…”

Cita, quindi, “le tre tracce, tra le tante, indicateci stamattina da Papa Francesco, di Buon Pastore che possiamo trovare in San Giovanni Paolo II: la preghiera, la vicinanza al popolo, l’amore alla giustizia.

Papa Wojtyla visse in piena comunione con Dio: pur in mezzo ad una moltitudine di uomini, al baccano e al frastuono, lui era capace di estraniarsi, d’avviare, nella preghiera, un dialogo fitto, forte con Dio. È un grande contemplativo! E fu un grande Pastore: ecco la … vicinanza al popolo!

Ricordate quel che accadde a  Nowa Huta? L’allora cardinale arcivescovo di Cracovia, sfidando l’esercito polacco, celebrò Messa all’aperto, diede avvio a quel processo di cristianizzazione di una terra volutamente assolutamente lontana da Dio…

E quel suo sfidare il potere terreno, gl’insulti e le calunnie ci ricordano un’altra grande figura di Santo, nostro contemporaneo: il nostro Servo di Dio Mons. Giovanni Ferro. Anche lui, il Vescovo venuto da una terra lontana, dall’astigiano, sfidò i poteri forti, mai timoroso, sempre fidando nell’amore di Dio… Infine, l’amore alla giustizia: e qui, io, parlerei di … teologia della giustizia. La giustizia è attributo di Dio: Dio è giusto poiché Dio conosce le intenzioni del nostro cuore. Solo Dio, pertanto, può giudicarci.

Dio è giusto e misericordioso. La misericordia è capacità dello Spirito che hanno i Santi. Anche se solo in Dio riscontriamo contemporaneamente giustizia e misericordia…”

Ritornando sul filo dei ricordi, don Nuccio fa rivivere “le due memorabili visite che San Giovanni Paolo II compì nella nostra Reggio, nel 1984 e nel 1988. Lo ricordiamo rammentarci che, proprio da Reggio, partì l’evangelizzazione d’Italia. San Paolo a Reggio approdò, qui predicò, da qui partì quel fuoco del Vangelo che incendiò la Calabria, l’Italia. Insomma, Reggio è capitale morale, teologica e religiosa dell’intera Calabria…”

Rivive, quindi, i due mesi di quarantena, durante i quali “il nostro cammino parrocchiale pastorale non s’è arrestato: abbiam prodotto montagne di teologia, abbiamo approfondito, grazie a figure come Matta el Meskin, aspetti della vita teologico-spirituale sui quali dobbiamo tornarci tante  volte su. E non scordiamoci che, come ci dicono i Santi Padri, senza conoscenza non v’è amore: è essenziale lo studio e l’approfondimento…”

Infine, con gli occhi che quasi cercano tra Cielo e Terra il volto del Papa polacco, don Nuccio chiosa:

“Caro Papa Giovanni Paolo II Magno prega per ciascuno di noi, prega per questa Terra, prega per questa Italia della quale tu fosti Primate, prega questa Città, prega per le nostre famiglie, prega per i nostri ammalati, prega per i nostri giovani affinché in ciascuno di loro non venga mai meno la Speranza, affinché ciascuno di loro possa godere di un futuro bello e radioso… Noi, intanto, continuiamo a camminare insieme sereni, nonostante le difficoltà: sereni, però, poiché accanto a noi ci sono i Santi, nostri compagni di viaggio…”

Il Divin Sacrificio prosegue secondo i canoni…

Al termine, su un Corso Garibaldi già appiccicaticcio causa sopraggiunto primo caldo stagionale, tra naso e labbra resta a farci compagnia il profumo della cera…

Ebbene si: finalmente arde il cero pasquale, il cero che segna l’inizio e la conclusione di ogni umana terrena esistenza e che nella notte pasquale c’annuncia che siamo nati per non morire mai, comincia finalmente ad ardere sotto gl’occhi del Cavalier San Giorgio…

Attorno a quella fiammella, al più presto, sogniamo di ritrovarci tutti: tutti coloro che, al Tempio della Vittoria, stan compiendo il proprio personal cammino d’innamorati di un trentatreenne morto, seppellito e risuscitato…

RC 18 maggio 2020

 

                                    Antonio Marino

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