Il cielo di Dio

Le lancette dell’orologio annunciano che son trascorsi nove minuti dallo scoccare dell’undicesima ora del ventiquattresimo giorno di maggio, domenica: le organistiche note sollecitano le armoniche corde vocali di don Nuccio Cannizzaro…
…“Gloria in Excelsis Deo”…
Ebbene si!
È finalmente Domenica!
È gremito, pur nel rigido e gioioso rispetto delle norme, il Tempio della Vittoria: era da quell’otto di marzo, anche lui nato Domenica, che non ci s’incontrava all’ombra del campanile del Cavalier San Giorgio…
In quella Domenica, alla Messa delle ore undici, uno accanto all’altro stavano sull’Altare il parroco don Nuccio e il diacono don Michele D’Agostino… Seppur a legale distanza, eccoli nuovamente l’uno accanto all’altro nella prima vera Domenica all’indomani della lunga quarantena…
E ad inizio del Divin Sacrificio proprio a don Michele si rivolge don Nuccio: “fra qualche settimana, il 27 giugno, tu, giovane di questa nostra comunità, diverrai Sacerdote. Il giorno dopo, domenica 28 giugno, alle ore 19 e in questa nostra Chiesa, celebrerai la tua prima Messa: quel giorno, se lo vorrai, potremmo intrecciare, solennemente, la tua gioia, ch’è pur nostra, con la gratitudine per l’ottantacinquesimo anniversario della consacrazione della nostra Chiesa. In realtà, quest’ultimo anniversario cade il ventisei di maggio, dopodomani! E martedì sera, alle ore 19, vivremo la Messa della Dedicazione della Chiesa Parrocchiale, seppur con tutte le restrizioni del caso… A giugno, però, potremo ulteriormente tutti insieme gioire: il Tempio della Vittoria, non scordiamolo mai, è custode di gloriosa storia e rilevante, ed attuale, importanza…”
Fatto sta che la prima Domenica successiva alla pandemica clausura casalinga coincide con la Solennità dell’Ascensione.
Alla meditazione omiletica don Nuccio Cannizzaro attacca citando San Paolo e quella sua esortazione “a chiedere al Signore d’illuminarci gli occhi del cuore per … comprendere … questo grande mistero… Il mistero dell’Ascesa di Gesù al Cielo…”
Suggerisce, quindi, il predicatore, di fare un salto in “Cappella Sistina: lì Dio Padre col suo dito tocca il dito d’Adamo… Ecco, pertanto, il … Cielo!!! E si, perché il Cielo non è un luogo fisico, non è quel che noi ammiriamo uscendo fra un po’ dalla Chiesa, non è quello spazio in cui operano gli astronauti… Il Cielo teologico, quello di cui ci parla la Bibbia è altra cosa!!! È cosa che prima della nascita di Gesù non esisteva… Gesù si fa carne: l’Incarnazione è l’incontro tra due nature; la natura divina e l’umana natura. S’incontrano fondendosi in Gesù: tale fusione i Padri della Chiesa la definiscono ipostatica… Dall’incontro, dalla fusione tra le due nature, un incontro che avvenne per la prima volta e mai più avverrà di nuovo, nasce il Cielo… Il Cielo, dunque, è luogo dello Spirito, è vita di Dio ch’è totalmente altra dalla vita dell’uomo…”
Pertanto, puntualizza il parroco, “chi è il Cielo? Chi è quel Cielo di cui ci parla l’odierno Vangelo? È Cristo!!! E senza dimenticar che la Bibbia è ricca di simbolismi, richiamiamo quel che abbiamo appena ascoltato: Gesù sale al Cielo … Gesù è assunto in Cielo … Gesù, cioè, inaugura un modo nuovo d’esser presente sulla Terra… Risorto, il Signore sale immediatamente al Cielo: le sue apparizioni sono supporti pedagogici utili alla Chiesa per comprendere la Risurrezione e la sua stessa missione…”
Il Vangelo, prosegue don Nuccio, “indica chiaramente i due comandi di Gesù: andate, battezzate e, l’altro comando, insegnate… Compito primario della Chiesa è quello d’insegnare, dunque di testimoniare… Non potrà mai esserci un autentico testimone che non sia anche maestro: altrimenti, cosa testimonierà? Il testimone è colui che pone un segno sapendone dare il significato… Tuttavia, negli ultimi decenni, la Chiesa ha perso il linguaggio, e gli strumenti teologici e catechistici si son persi appresso ad altri settori, favorendo così lo smarrimento della comunità e del suo intrinseco esser capace di comunicare il dono della fede…”
Insomma, chiosa don Cannizzaro, “Gesù che sale al Cielo … non va proprio da nessuna parte: semplicemente cambia il suo modo d’esserci… Il Cielo, quello teologico, è qui, in mezzo a noi: ogni qualvolta ciascuno di noi si fonda col Cristo Eucaristico Glorioso ciascuno di noi tocca il Cielo… Non v’è luogo fisico che possa contenere il Signore: Lui, il Signore, è il Cielo… Pertanto, salire al Cielo è entrare in Dio, nella vita di Dio, pienamente… Così come quel … <<siede alla destra del Padre>> … non sta a significare che Gesù andò a piazzarsi su uno sgabello accanto a Dio: indica un entrare in pienezza nella comunione con Dio, riconoscendone la signoria assoluta, ecco perché alla Sua destra…”
Cita, poi, Matta el Meskin, sottolineando che la sua predica è frutto di un costante dialogo con la Teologia di Joseph Ratzinger.
Ma la conclusione è frutto del cuor suo… Chiude così don Nuccio: “torniamo finalmente a vivere davvero la Messa: l’Eucaristia è il Cielo di Dio sulla Terra…”
La Celebrazione Eucaristica vive secondo i consueti canoni…
Al termine, in strada, c’è in attesa un cocente sole più estivo che primaverile…
In bocca, oltre che nel cuore, resta, nuovamente, finalmente, il sapore del Cristo…

RC, 24 maggio 2020

Antonio Marino

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