La casa della Chiesa

  Non ci son state candeline da spegnere, né torta da tagliar e assaporar poi…

Apparentemente in tono minore, in realtà con maestosa e sottile solennità, don Nuccio Cannizzaro ha organizzato l’ottantacinquesimo compleanno del Tempio della Vittoria…

Fa caldo, a sera del ventisei di maggio dell’anno del Signore 2020: l’altare posto sotto lo sguardo del Cavalier San Giorgio appare ancor più luminoso, ornato da pregiata tovaglia che avvolge la Mensa e con tutte, ma proprio tutte, le candele accese! Il Calice, che la Regina Elena di Montenegro donò al nuovo Tempio, sta lì, sull’Altare, pronto a farsi culla del Sangue del Cristo…

Il canto del Gloria, solennemente intonato dal parroco, suggerisce, anche al più distratto passante sul Corso Garibaldi, che lì, sotto le vetuste volte della Chiesa di “San Giorgio della Vittoria”, sta compiendosi un qualcosa di veramente eccezionale…

Ventisei maggio 2020: Ottantacinquesimo Anniversario della Dedicazione della Chiesa di San Giorgio!

Don Nuccio, nel tempo ante pandemia, programmava puntuali, gioiosi festeggiamenti, “avendo anche pensato d’invitare un Cardinale per presiedere la Solenne Concelebrazione Eucaristica…”

Il covid-19 e le conseguenti indicazioni governative cancellarono, momentaneamente, con un tratto di penna, l’elenco dei diversi momenti celebrativi: non impedirono, però, di poter vivere, col concorso di popolo, la Solenne Celebrazione Eucaristica…

Alla meditazione omiletica, svoltasi eccezionalmente in due diversi luoghi, don Nuccio, postosi al centro dell’Altare, attacca: “festeggiamo oggi l’Anniversario della Consacrazione di questa nostra Chiesa… Anzi, oggi ricordiamo l’ottantacinquesimo compleanno della … casa della Chiesa!”

Ora, evidenzia don Cannizzaro, “la Chiesa … da chi è fatta? Da ciascuno di noi…!!! Ma quella fatta con mattoni e cemento non è pur anche la Chiesa? Certo che lo è… Anche se, impropriamente, la definiamo Chiesa… Ecco, noi dobbiamo esser bravi a non scordar mai quell’intreccio tra la chiesa fatta di mattoni e la Chiesa, vera e propria, ch’è fatta dal popolo santo di Dio…

E non dimentichiamo neanche che ciascuno di noi è Tempio dello Spirito Santo, ognuno di noi custodisce in se il buon Dio… Parafrasando Sant’Agostino potremmo dunque dire che quando ciascuno di noi entra in Chiesa è … un … Tempio di Dio che entra in un altro Tempio…”

Rievoca, quindi, il predicatore, il cammino del Tempio della Vittoria; da quel 1924 allorquando l’allora parroco “Mons. Demetrio Moscato s’inventò l’idea di costruire una Chiesa nuova, destinata a ricordare tutti coloro che avevano dato la propria vita, nonché la propria gioventù, alla patria, soccombendo in trincea”, fino a giungere a quel ventisei di maggio del 1935 e a quella Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo dell’epoca, il carmelitano Mons. Carmelo Pujia, e che vide la partecipazione anche del Principe Umberto di Savoia accompagnato dalla consorte.

Parroco, al momento della consacrazione, “era don Francesco Morabito, essendo stato, Mons. Moscato, nel frattempo, eletto vescovo di San Marco e Bisignano. A don Morabito – puntualizza don Nuccio – succedette Mons. Giuseppe Agostino, costretto a lasciare nel 1973 poiché eletto vescovo di Crotone e Santa Severina. Venne quindi nominato parroco Mons. Andrea Cassone; anche lui, causa elezione a vescovo di Rossano, costretto a lasciare! Quindi venne inviato parroco Mons. Antonino Denisi, oggi Decano del Capitolo Metropolitano. Lo sostituì don Nuccio Santoro, che qui rimase fino alla nascita al Cielo, il diciannove di marzo del 2018. A lui succedette … beh … lo sapete già…!!!!”

E stasera, sottolinea don Nuccio, “desideriamo pregare per ciascun parroco, sia per coloro che son già in Paradiso sia per Mons. Denisi, felicemente ancora in mezzo a noi: a ciascuno di loro va la nostra gratitudine, per l’opera pastorale svolta, per i tanti sacrifici sopportati nel silenzio e nel totale dono di sé a Dio…”

Rammenta, poi, che “il Tempio venne costruito con criteri anti-sismici e, poiché l’idea era quella di costruire una Chiesa che ricordasse i caduti, fu pensata e realizzata come Chiesa … potremmo dire … cimiteriale… Divenuta però parrocchia immaginiamo l’impegno di ciascun parroco a farla passare da Chiesa cimiteriale a Chiesa vitale: una Chiesa che vive e si rinnova, e non soltanto commemora. La Chiesa è vita e come la casa che ciascuno di noi custodisce e, di tanto in tanto accomoda con ammodernamenti, anche la Chiesa necessita di aggiustamenti migliorativi, talvolta anche abbastanza importanti… Tuttavia, la burocrazia pretende di custodire il cosiddetto status quo: un monumento, un’opera d’arte, una Chiesa, può pur crollare: l’importante è che non la si tocchi… E invece, riteniamo noi, non andrebbe custodita, sistemata, resa sempre ancor più bella e fruibile?”

A questo punto don Nuccio si sposta, collocandosi accanto al fonte battesimale: “vivere l’ottantacinquesimo compleanno della Chiesa nostra è anche far memoria di tutti coloro che a questo fonte sono nati alla fede. E se i Padri definivano il fonte battesimale <<utero della Chiesa>>, San Francesco d’Assisi ogni qualvolta entrava nella Cattedrale di Santa Rufina abbracciava e baciava il fonte del battesimo suo, ritenendolo <<mamma sua>>. Ma ricordiamo anche tutti coloro che qui han ricevuto la Prima Comunione, la Cresima, il Matrimonio; che qui son stati ordinati diaconi o sacerdoti, un tempo l’ordinazione sacerdotale avveniva nella propria parrocchia. Ricordiamo coloro che hanno ricevuto l’unzione degli infermi e che poi da qui han raggiunto la Gerusalemme Celeste… E poi, essendo noi una comunità senza confini, essendo noi la comunità del santo patrono cittadino, ricordiamo l’intera nostra Città, affidandola, per intercessione di San Giorgio, alla Misericordia del Padre…”

Il Divin Sacrificio continua serenamente.

Al termine, facendo ritorno al focolare domestico, nasce, già impaziente, il desiderio di veder collocata, a destra di Gesù, proprio sotto la Croce, quell’icona di Maria Santissima Madre della Consolazione, che il reggino Ordine Equestre del Santo Sepolcro ha voluto donare al Tempio della Vittoria, commissionandolo all’iconografo Sergej Tikhonov. Ne ha parlato, lungo la meditazione omiletica, don Nuccio: noi, però, ci ripromettiamo di parlarne ampiamente nel momento in cui l’Avvocato Aldo Porcelli, preside del reggino Ordine Equestre del Santo Sepolcro nonché promotore del mariano dono, si sarà ristabilito, lasciandosi alle spalle il tempo della prova…

Ne parleremo insieme a lui, insieme all’Avvocato Aldo…

Intanto … tornando ancora una volta al nostro ventisei di maggio: buon compleanno Chiesa nostra!

RC, 27 maggio 2020

                                  Antonio Marino

Se ti piace, condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *