I trappeur dello Spirito

Finalmente, lettore caro, siam riusciti a realizzare quel che avremmo voluto concretizzare dal, addirittura, febbraio 2019: vivere le quattro meditazioni omiletiche che don Nuccio Cannizzaro dona nelle altrettante Celebrazioni Eucaristiche a cavallo fra l’imbrunire del sabato e la sera della domenica…

Apparentemente uguali, sostanzialmente differenti l’una dall’altra…

Per carità: l’innamorato del Crocifisso Risorto che partecipa all’unico consueto domenical Divin Sacrificio torna in strada con un affresco – biblico, teologico, filosofico, letterario, umano – esaustivo, assolutamente non incompleto….

Tuttavia, in ciascuna delle quattro prediche don Nuccio offre sempre nuove sfumature, sempre accattivanti sottigliezze, rendendo ciascuna meditazione un unicum, seppur tutt’e quattro singolarmente a se stanti, complete, egualmente pungenti…

A viver tale esperienza ci siam riusciti nel week end della Solennità della Pentecoste, in questo nostro pandemico 2020…

C’eravamo andati vicini in occasione dell’Ascensione, ma noie organizzative c’impedirono di sorbire, con la stessa laica solennità con cui s’assapora il caffè al tavolino del bar, tutt’e quattro le omiletiche meditazioni…

Ma a cavallo tra 30 e 31 di maggio ci siamo, evviva!, riusciti!!!

Logicamente, all’indomani della Pentecoste, approdati di già nel sesto mese dell’anno, non ti propineremo, caro lettore, un puntual racconto di ciascuno dei quattro affreschi dipinti, tra pulpito e altare, dal parroco: segnaleremo quei passaggi che, tra sesto e settimo giorno, hanno provocato in noi sano disorientamento, desiderio insolito di conoscere, irrefrenabile voglia di star sempre più tra Croce e Tabernacolo…

“La primissima Pentecoste”, attacca don Nuccio, “accadde in maniera nascosta, di certo sofferta… La prima effusione dello Spirito Santo accadde al Venerdì Santo, sulla Croce… Gesù, ci dice Giovanni, emette lo Spirito: ebbene, letteralmente traducendo il Vangelo giovanneo, ciò significa che Gesù dona lo Spirito…”

E ancora: “è sempre Giovanni a dirci che, nel giorno di Pasqua, Gesù … come dire … compie tutto: risorge, dona, ancora una volta, lo Spirito alla Chiesa, soffiando sugli Apostoli, quindi sale al Cielo…”

Ora, “nella Scrittura – puntualizza don Nuccio – leggiamo di Gesù che soffia, alita: biblicamente il respiro è sinonimo di vita. Ecco perché lo Spirito Santo è il respiro di Dio e, al contempo, l’anima di Dio che a noi viene trasmessa… Immaginiamoci posti dentro una grande bolla, una grande bolla d’aria che ci consente di respirare e dunque di vivere, di riflettere e di vedere e d’emozionarci: quella bolla che ci dà aria vitale è lo Spirito Santo…”

Noi, chiede il predicatore, “lo Spirito Santo lo vediamo? No! Lo vediamo dai suoi effetti: il soffio, il vento, le lingue di fuoco… Tuttavia, essendo umani, necessitando di <<vedere>>, sarebbe opportuno che in ogni Chiesa ci fosse il monumento allo Spirito Santo, assente in questa nostra Chiesa così come in tutte quelle della nostra diocesi, tranne che in una. Lo stesso dicasi per le Chiese in Terra calabra: il monumento v’è soltanto in una Chiesa del cosentino… Eppure, essenziale, necessaria, vitale è la presenza dello Spirito Santo: ci santifica, ci dà la conoscenza di Dio; lo Spirito consacra, trasforma, dà origine a nuova creazione; lo Spirito unisce, genera all’interno della Chiesa la cosiddetta comunione… E non scordiamoci che lo Spirito del Cristo Risorto è lo Spirito del Padre, uno solo è lo Spirito Santo…”

Richiama, quindi, don Nuccio, quei due Sacramenti, “il Battesimo e la Cresima, nei quali lo Spirito rigenera a nuova vita. Nel Battesimo, eccoci divenir figli di Dio, nella Cresima eccoci divenire testimoni del Risorti. L’esser figli di Dio, dopo esser stati <<ripuliti>> dal peccato originale, e l’esser testimoni del Risorto, dopo essere rinati a nuova creatura, è opera dello Spirito Santo… Ecco perché lo Spirito Santo va invocato sempre con autentica fede: in tal caso produce frutti tangibili, in tal caso il Signore agisce operando trasformazioni nell’anima, nel cuore, nel corpo…”

Non a caso il frutto della Pentecoste “è il martirio”, non a caso in ogni Celebrazione Eucaristica, “ed in ogni Celebrazione Eucaristica è Pentecoste, poiché in ognuna v’è la discesa dello Spirito Santo, in ogni Messa accadono … due … epiclesi… Ebbene si! La prima, resa visibile dal sacerdote che stende le mani sul pane e sul vino, grazie allo Spirito Santo vede il pane e il vino divenire corpo e sangue di Gesù… La seconda, subito dopo il … per intenderci … <<mistero della fede>> … è l’esortazione allo Spirito Santo di … scendere … sulla sua Chiesa e su ciascuno di noi, affinché ciascun comunicando, mangiando, di lì a qualche istante, Gesù, diventi, con la sua stessa vita, vera e propria … comunione con Dio… E il … Corpo di Cristo … è … proprio … pane più Spirito…”

E se la Pentecoste è “la discesa nella vita della Chiesa del dono dello Spirito Santo che è Spirito di Verità”, soltanto “le persone spirituali sanno vedere le tracce dello Spirito Santo: le vedono e le indicano agli altri”.

A noi, pertanto, “il compito di divenir trappeur dello Spirito…!!! Ricordiamo i film western e quei … lettori delle tracce? I trappeur, appunto: coloro che san leggere i segni, le tracce e, seguendoli, cambiano strada, vivendo una vita nuova… Soltanto riconoscendo i segni, le tracce dello Spirito Santo nella vita nostra saremo forti nella fede, costanti nella speranza, operosi nella carità…”

Molto altro ci sarebbe da scrivere, ma noi ci fermiamo qui: a malincuore non citiamo testualmente ciascuna delle quattro preghiere, antiche e taglienti, con cui don Nuccio ha dato avvio a ognuna delle quattro prediche. Né tantomeno ci è possibile riportare le tante citazioni: Enzo Bianchi, San Paolo VI, Basilio di Cesarea, e diversi altri…

Lasciamo calare il sipario su questa nostra Pentecoste 2020, sussurrandoti, caro lettore, a viverla, almeno una volta, l’esperienza delle quattro prediche al Tempio della Vittoria, e lasciando l’ultima parola ad un amico di don Nuccio, il compianto Cardinal Carlo Caffarra, col quale, se la memoria non c’inganna, condivise addirittura lo stesso appartamento per parecchio tempo e nella Roma Vaticana degli anni Ottanta…

“Ognuno di noi nella fede – disse il Cardinal Caffarra nella predica alla Veglia di Pentecoste del 2015 in quel di Bologna – stia bene attento a ciò che gli è messo davanti come cibo: il Corpo di Cristo offerto in sacrificio ed il suo Sangue effuso per la remissione dei peccati. La fede ci fa vedere che cosa accade quando ci sediamo alla grande tavola eucaristica: il dono che Cristo fa di sé stesso perché il mondo sia salvato, perché il potere di Satana di sedurlo sia sconfitto. Bisogna che anche ciascuno di noi prepari lo stesso cibo nel mondo presente. Che anche ciascuno di noi faccia risuonare nella propria vita la testimonianza alla Verità che Gesù ha dato: che ciascuno di noi sia martire. (…) Il martirio è la presenza nello stesso attimo dell’amore di Gesù che dona se stesso nel martire e dell’odio del mondo che non vuole essere salvato dal Crocefisso. E’ per questo che il martire non deve più preoccuparsi di dire parole sue, umane, ma deve lasciare parlare in sé lo Spirito Santo. (…) <<Beati coloro che hanno portato il Regno di Dio, amando il regno dell’uomo>> [J. Zverina, in H.U. von Balthasar, L’impegno cristiano nel mondo, Jaca Book, Milano 1971, pag. 145]”.

P.S. – Carlo Cardinal Caffarra, fosse stato ancora pellegrino su questa nostra Terra, oggi, primo di giugno 2020, avrebbe compiuto ottantadue anni…

RC, 1 giugno 2020                  

                                      Antonio Marino

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