Il dono e la croce

A mente fredda, riavvolgiamo il nastro.

Lo facciamo all’indomani di una intensa tre giorni vissuta in quel fazzoletto di terra e d’umanità che il buon Dio affidò al patrocinio di San Giorgio il Megalomartire.

Lo facciamo offrendo soltanto alcune istantanee, scattate ora nella Cappella del Seminario Arcivescovile “Pio XI”, ora in Basilica Cattedrale, quindi al Tempio della Vittoria.

Lo facciamo, indicando, anzitutto, il motivo della trepidazione, dell’emozione, delle lacrime che han fatto visita agl’animi ed ai volti di quanti han vissuto, con gioia e gratitudine, l’Ordinazione Sacerdotale di don Michele D’Agostino: lui, con la sua faccia barbuta e buona, trentacinque anni orsono nasceva alla vita e alla fede proprio all’ombra del battistero del Cavalier San Giorgio…

Ed oggi, da figlio della nostra comunità parrocchiale, è divenuto papà nella fede di ciascuno di noi…

A sera di venerdì ventisei di giugno è la cappella del “Pio XI” ad ospitare la Veglia di Preghiera in preparazione alle Ordinazioni Sacerdotali.

L’istantanea, che quella sera il nostro taccuino ha scattato, ritrae l’istante in cui il Santissimo Sacramento viene solennemente esposto sull’Altare: è stato un volto a restarci impresso… È il volto di Isabella, la mamma di don Michele: s’inginocchia, mamma sua, lasciandosi totalmente sprofondare nel bianco candore dell’Ostia Divina… Non abbiamo riscontrato nervosismo o paura: ecco perché c’ha colpito, quel volto… Anzi, noi stessi, sbirciandolo, abbiamo ricevuto una iniezione di fiduciosa serenità…

È scontato che al suo interno v’era in atto un’emotiva tempesta, ma i suoi occhi tradivano la serenità della madre che sa che il figlio, viscere delle sue viscere, sta compiendo il salto giusto… Non ci siam permessi, a Veglia terminata, di chiederle cosa, in quei momenti, serbava in cuor suo: di certo, stamattina, svegliatasi, avrà, anche lei, avvertito il peso della scelta fatta dal figlio…

Quasi all’imbrunire, poi, di sabato ventisette di giugno, è in Basilica Cattedrale che quella vita, la vita di don Michele, muore e risorge…

E tre sono le istantanee che abbiamo annotato, con la nostra penna che in questo periodo rilascia inchiostro rosa…

Il primo fermo-immagine pizzica don Michele lungo la processione che dà avvio alla solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Metropolita Padre Giuseppe Fiorini Morosini.

Scrutando l’espressione dell’ordinando, nel suo incedere composto e sicuro verso l’Altar maggiore, abbiamo intravisto i teneri colori dell’alba del giorno nuovo… Anzi, dell’alba sullo Stretto, allorquando il rosso del cielo si differenzia e si confonde con l’azzurro scuro delle acque mediterranee, mentre la mattutina brezza rinfranca dal sacrificio, per goder dell’alba ci si leva presto dal materasso, e prepara l’organismo a vivere la nascente nuova quotidianità…

Ecco, in don Michele, abbiam colto proprio questo: il buio lascia l’intero proscenio al nuovo sole, ed i suoi raggi illuminano il sentiero nuovo da percorrere… Da percorrere magari proprio con quel paio di sandali che, alla Veglia, a sera del venerdì, don Michele portò come segno che contraddistingue il suo estremo, necessario, desiderio d’esser sempre in cammino… Insomma, abbiam percepito il trionfo della rinascita…

Il secondo scatto è frutto dell’accostamento di due momenti: l’imposizione della mani da parte del nostro parroco, don Nuccio Cannizzaro, sul capo del nostro don Michele e il momento della vestizione, con Don Nuccio che, ci sia consentito dir così, veste don Michele, aiutandolo dunque ad indossare stola e casula… Ci siamo annotati questi due istanti, accorpandoli poi, poiché a nostro avviso danno, in maniera alquanto tangibile, l’idea della comunione presbiterale… E si, perché, chi c’era, in Cattedrale, non avrà potuto non notare quella miscela di sorrisi, tra parroco e…parrocchiano presbitero novello, che ha contraddistinto l’atto di vestizione dei paramenti sacerdotali… Attimi di strana ma naturale felice serenità tra due Uomini di Dio… E poi, sempre chi c’era, in Basilica, avrà percepito tutta la paternità con cui don Nuccio ha posto le sue mani, unte nel novembre ’81, sulla testa di don Michele: gli si è accostato, uno dinanzi l’altro, l’uno in piedi l’altro inginocchiato, quasi proteggendolo con le sue mani, lasciando però che attraverso le sue mani lo Spirito Santo discendesse su don Michele…

La terza ed ultima immagine, relativa al sabato in Cattedrale, immortala l’attimo in cui don Michele, oramai Sacerdote di Cristo, al termine del Divin Sacrificio, scende la scalinata che separa e collega l’aula liturgica all’Altare… A noi, in mente, è venuto il mistero del Natale, di Dio che decide d’essere Uomo, scendendo tra gli uomini… Ecco il prete che si fa prossimo al popolo, che sta in mezzo al popolo, che del popolo conosce ogni cardiologico battito…

A sera di domenica ventotto di giugno don Michele D’Agostino presiede per la prima volta la Santa Messa…

Nonostante le restrizioni, necessarie causa pandemia, il colpo d’occhio, all’interno della Chiesa di “San Giorgio della Vittoria” è alquanto suggestivo: gremito il Tempio, gremito pur anche il Chiostro, dove s’assiste alla Concelebrazione Eucaristica attraverso un maxischermo…

Ad affiancare don Michele sono il parroco don Nuccio ed il rettore del “Pio XI” don Sasà Santoro che, come sottolineerà don Nuccio all’inizio della sua meditazione omiletica, “proprio in questi giorni, ventisette anni orsono, presiedeva in questa nostra e sua Chiesa, essendo anch’egli parrocchiano di San Giorgio, la sua prima Messa…”

Diversi son pure i sacerdoti concelebranti…

Della prima Messa presieduta da don Michele numerosi sono i fotogrammi impressi sul taccuino nostro: non ci è possibile raccontarli tutti…

Così, anzitutto richiamiamo la predica, tenuta da don Nuccio. Il testo, in forma integrale, è stato già ieri sera pubblicato sul nostro sito. Noi ci permettiamo, però, d’esortare tutti quanti a meditarlo: è rivolto a don Michele, ai preti. Tuttavia interpella ciascuno di noi, che, in forza di quel Sacerdozio comune ricevuto il giorno del Battesimo, siam chiamati ad esser sempre testimoni credibili del Crocifisso Risorto…

A braccio, poi, concludendo la sua mirabile meditazione omiletica, don Nuccio rammenta a don Michele che il “sacerdozio è dono e croce: vivendolo secondo il cuore del Cristo l’essere Sacerdote è dolce dono e, al contempo, pesante croce da portare…”

Dal canto suo, don Michele, al termine della Solenne Messa, prende la parola per ringraziare…

“Grazie a questa comunità passata, presente e futura … in cielo e in terra … perché siete carezza che sostiene e incoraggia la mia vita! Un pensiero speciale all’amato don Nuccio Santoro, padre e amico, custode silenzioso e discreto dei primi battiti cardiaci per l’Amore Eterno. E grazie a te caro parroco per le parole che mi hai riservato e per avermi accolto e portato avanti in questo ultimo tratto di strada, con attenzione, delicatezza e premura!”

E ancora: “un grazie del tutto speciale lo dedico al Coro dei Giovani e seminaristi. Come ogni volta avete fatto anche in questi giorni la differenza! Come ogni volta vi ho chiesto: aiutateci a pregare. E lo avete fatto. E sono certo che anche Dio si sia commosso!”

E infine: “grazie alla mia famiglia, perla preziosa della mia vita, grembo coraggioso e casa dalle luci sempre accese e dalla porta del cuore sempre aperta! Grazie per il vostro coraggio e il vostro desiderio di vivere e amare nonostante tutto! Grazie alla comunità del Seminario, dal Rettore, che si è fatto strumento della volontà di Dio scommettendo su di me, ai formatori, ai seminaristi, alle suore, ai dipendenti. Grazie soprattutto a voi giovani, che rendete gustosa e bella la mia vocazione e la mia ricerca del Volto di Dio… Non abbiate mai paura di essere voi stessi… Ci penserà Dio a fare un capolavoro! Fidatevi della Chiesa!”

La Solenne Concelebrazione Eucaristica termina con uno scrosciante, gioioso, applauso…

Negli occhi nostri, però, resta un’ultima istantanea: è don Michele che, nella notte che vede il venerdì morire e il sabato cominciare, s’affaccia al balcone di casa sua per salutare quel gruppetto di giovani venuto a far festa sotto le finestre della casa paterna, nell’ultimissima notte prima che tutto si compia e tutto abbia inizio…

Ebbene, in quel momento, c’è sembrato d’essere tra i vicoli della polacca montanare cittadina di Zakopane… Anche lì, negli anni cinquanta, allorquando un giovane don Karol vi soggiornava, i giovani amavano svegliarlo notte tempo, con canti e magari poi qualcosa da sgranocchiare pure…

RC 29 giugno 2020

                                                       Antonio Marino

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