Iconografia: l’arte di superamento dell’io artista

Introduzione

Trascorsi i mesi tra le mura domestiche nell’attesa che passasse “la piena” della pandemia ci siamo dedicati, per forza maggiore, ad altre attività o ad alternative modalità di lavoro.
C’è chi in questo periodo ha portato a compimento un lavoro che già richiede di per sé concentrazione e dedizione di tante ore. Non abbiamo potuto assistere né sbirciare il nostro artista nella creazione della sua opera, quindi non ci resta che immaginarlo, come fanno i bambini, alla luce dei suoi racconti, descrizioni e confidenze fatte da lui durante un’intervista avvenuta nel dicembre scorso. Una chiacchierata arricchente e piena di spunti di riflessione.

D’altronde, semplici domande possono svelare risposte affatto scontate.

L’iconografo russo Sergej Tikhonov e il progetto dell’icona

 

L’iconografo, un uomo tra arte e spirito

Sergej Tikhonov a pochi anni di vita, una mattina come un’altra, viene portato dalla nonna in una parrocchia sconosciuta a 50 chilometri da Mosca per ricevere il battesimo: nessun’altra forma di catechizzazione era allora usuale. Siamo nella Russia dei primi anni ’80.
Sergej racconta di sé “all’età di 14 anni ho deciso le cose più importanti della mia vita”: la passione per la matematica lo indirizza verso l’ingegneria aerospaziale mentre il pomeriggio, dopo la scuola obbligatoria, frequenta una scuola d’arte che gli permette di scoprire il misterioso senso spirituale celato nei monumenti sacri della sua terra. E’ allora che inizia il suo cammino umano, spirituale, artistico.
Lo vediamo con gli occhi della mente dirigersi come ogni giorno al piccolo laboratorio che non è soltanto un luogo fisico, una piccola stanza disordinata da colori e pennelli che odora di resina e solventi. E’ soprattutto una piccola stanza interiore: un posto dove l’artista si spoglia di sé per vestire il servizio di iconografo. Ed è solo allora che può far nascere la sua opera d’arte.

Icona “Madonna della Consolazione” dell’artista Sergej Tikhonov

L’icona sacra
Sussistono due aspetti inscindibili dell’arte iconografica: uno spirituale e uno artistico. “Non è prestabilito che avvenga prima un aspetto e poi un altro, per ognuno è diverso”.
L’iconografo svolge un servizio artistico per il sacro, utilizzando il proprio talento e la propria conoscenza specifica, per la creazione di un’opera che non gli appartiene. Spiego meglio.
All’artista viene commissionata un’icona per una chiesa o per un privato, ovvero per un culto comunitario o domestico. Quindi impiega tante ore di lavoro, circa otto al giorno, per un mese o diversi mesi a seconda della grandezza dell’icona. Portata a compimento, l’opera non è autografata perché, all’atto della sua consegna, non appartiene più all’artista. Sembra strano ma è questo un concetto che sta alla base del rapporto artista-opera: egli è a servizio del culto e della preghiera, l’opera è frutto del proprio talento ma non gli può appartenere. È sacra.
Allo stesso modo, “l’artista non antepone sentimento, umore, creatività nel dipingere” in quanto non compie un’azione artistica ma artistico-spirituale dunque, per necessità del sacro servizio a cui si appresta, non può essere soggetta al proprio “io artista”. Egli è un eccellente, colto, meditativo, onesto…esecutore di arte sacra. Per questo suo servizio “è auspicabile che l’iconografo abbia una guida spirituale” che lo indirizzi rettamente, che sia un credente praticante come membro della Chiesa quindi partecipante ai sacramenti.
Cos’è allora un’icona? Facile…E’ la rappresentazione di un’immagine con tematiche religiose! E no!
È un oggetto sacro anch’esso destinato al culto, uno strumento liturgico che ha un suo preciso scopo: quello di servire al culto ed alla preghiera cristiana.

“È un oggetto liturgico, come la croce stessa, che deve aiutare alla preghiera prima di tutto comunitaria. Ecco perché è liturgica.”

Quindi un iconografo non è un pittore che, attraverso estro e tecnica, crea la sua opera d’arte. È un artigiano che, forte della sua capacità, dà forma ad un canone di antica bellezza fatto di preghiera, conoscenza, studio, fede. Attua una tradizione, il passaggio dell’insegnamento iconografico così descritto e voluto dai Santi e dai Padri della Chiesa, sull’immagine sacra: pregiata tavola di legno dipinta con colori e oro attraverso modalità antiche e ripetute negli anni.

5 dicembre 2019, insieme all’artista Sergej Tikhonov, sulla sinistra c’è l’avvocato Aldo Porcelli, Presidente dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, sezione di Reggio Calabria, che ha commissionato i lavori dell’icona

 

Il culto a Maria

L’iconografia, in special modo quella mariana, mette in luce il costante ed immediato riferimento della devozione popolare nei confronti dell’immagine sacra della Madonna pur nella diversità dei suoi titoli. Vi sono infatti attribuzioni e caratteristiche invocative differenti che vanno dalla Madre di Dio – Theotòkos – alla Madonna Orante – Haghiosoritissa – o ancora alla Madonna della Tenerezza – Glykophilousa Elousa – che forse è una delle più note e mostra in un abbraccio affettuoso e delicato la Madre col Figlio.
Sergej Tikhonov, nei suoi mesi di lavoro, ha creato l’icona della Madonna della Consolazione che difficilmente noi reggini avremmo mai immaginato con sembianze estetiche iconografiche. Dall’interpretazione del nostro autore russo Sergej, ormai residente a Reggio Calabria da diversi anni, la Madonna in sembianze tipicamente bizantine mostra la sua sofferenza attraverso l’espressione del viso, le rughe e i lineamenti dello stesso. Per definizione infatti “consolare” appartiene agli attributi mariani: la Madre che allevia i dolori facendosi carico delle sofferenze dell’umanità.
Fra i colori predomina l’oro sullo sfondo che dà ancora più risalto all’immagine sacra e concentra lo sguardo del fedele nell’espressione di realistica sofferenza della madre. Attrae e confonde l’atteggiamento della Madre, Lei, che tutto sa, conosce fino in fondo il tormento di ciascuno di noi e per tutti Ella è porto sicuro nella tempesta della vita terrena. Ispira preghiera e conforto, pur nel silenzio è indulgente e tutto intende.
La solennità che ci apprestiamo a celebrare, l’Assunzione di Maria Vergine in cielo spezza la continuità dell’estate che rimanda ormai il pensiero a un nuovo anno lavorativo. Si pone come un passaggio obbligato che ci permette di fermarci a riflettere e pregare affidandole il nostro tutto.

RC, 14 agosto 2020

Carmen Pegna

 

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