La  Quaresima: tempo favorevole per la cura dell’anima

Prendendo lo spunto dalla liturgia della Parola della sesta domenica del tempo ordinario, e facendo seguito alla liturgia del Mercoledì delle Ceneri, ho pensato di riunire in una riflessione i temi che la Parola di Dio ci offre per la nostra meditazione. Desidero sottoporre all’attenzione dei lettori un aspetto della malattia che anticamente aveva un grande risalto nei trattati dei Padri della Chiesa e che oramai è del tutto sparita nelle riflessioni omiletiche contemporanee, ossia la cura dell’anima.

Di questa malattia siamo tutti affetti nella santa Chiesa, nessuno escluso. Prima di proporvi alcune riflessioni, desidero aiutarvi, per sommi capi, a distinguere la differenza che passa tra anima e spirito. Si parla di anima quando ci riferiamo alla persona vivente, l’uomo è dotato di corpo e spirito. Chiamiamo anima lo spirito incarnato in ogni uomo, vi è una mutua dipendenza tra queste due componenti della persona umana. Anima e corpo si influenzano reciprocamente, tanto da incidere negativamente o positivamente  nella vita della persona. L’anima è quindi lo spirito che abita il corpo. Chiamiamo spirito (senza altre distinzioni), l’anima che si libera del corpo dopo la morte dell’uomo.

Con la morte lo spirito dell’uomo  è libero e non subisce più alcun condizionamento da parte del suo corpo. Quando l’uomo soffre, a soffrire sono sempre sia il corpo che l’anima, ossia il suo spirito incarnato. Spesso nella predicazione omiletica ci soffermiamo sulla malattia e ne consideriamo la sua componente fisica, o al più, quella psichica. Mai ci poniamo la domanda se la nostra anima è sana oppure malata. Certo la cultura contemporanea è lontana anni luce dal fare tali considerazioni. Oggi il reale è solo quello visibile, misurabile, tutto ciò risente ancora dell’antico retaggio dell’illuminismo. Gettare lo sguardo sul reale che vive ed esiste in una dimensione “altra” ossia in un’esistenza spirituale, oggi  non trova interesse nella cultura contemporanea dominata dalla scienza e dalla tecnica, dove la dimensione trascendente è relegata a pura possibilità o considerata nell’ambito della superstizione.

Per parlare della cura dell’anima e della sua guarigione, mi servirò degli scritti di due padri del deserto tra loro molto lontani cronologicamente, ma molto vicini nella conoscenza dei meandri dello spirito, alludo a Evagrio Pontico, vissuto verso la fine del 4° secolo e a Matta El Meskin, un padre del deserto egiziano, morto circa un decennio fa. Evagrio con la sua dottrina ci ha offerto un trattato di medicina dell’anima. La malattia dell’anima nella nostra società è diffusissima, tutti siamo affetti di tale malattia, ma spesso non ne siamo consapevoli. Infatti la malattia dell’anima è di difficile diagnosi e non ci sono in giro medici che la sanno diagnosticare e curare. Evagrio a tale proposito dice che c’è un’unica “natura razionale intelligente” che appartiene a tre categorie di esseri: gli angeli, gli uomini e i demoni. Di queste tre classi principali, l’uomo è l’unico essere che è in grado di migliorare o peggiorare il suo stato. Infatti, con le sue scelte, può trasformarsi in angelo oppure in demone. L’esistenza terrena dell’uomo è perciò determinata dalla lotta contro il male e dalla sua decisione di scegliere il bene.

La negazione di questo suo stato, di questa sua possibilità di scelta, è una delle più pericolose tentazioni nelle quali può incorrere ogni uomo, la radice dove si annidano queste tentazioni è da identificare nella superbia.

La superbia del pensiero è un vero e proprio tumore dell’anima, porta l’uomo a rifiutare l’aiuto della Provvidenza di Dio, ossia l’assistenza degli angeli. L’uomo pensa che basta a se stesso per vivere e orientarsi nei meandri della vita.

Il cristianesimo, come molti oggi lo stanno vivendo, con autosuffienza e con individualismo autoreferenziale, non è la religione dell’autosalvezza. Oggi assistiamo all’uso soggettivo della religione, una religione fai da te, senza ricorso alla mediazione ecclesiale. Su questo sentiero i cristiani sono stati spinti anche dalla recente pandemia, spinti a “vedere” la messa dalle televisioni, senza una vera partecipazione in prima persona alla celebrazione dei santi misteri.

Una visione della fede introversa e soggettiva spinge la nostra anima ad allontanarsi dalla via retta diventando facile preda delle “passioni”. E’ il demonio a generarle, e quando l’uomo cede ad esse, le passioni prendono possesso dell’anima e la fanno ammalare, mettono radici  nell’anima dell’uomo  e l’uomo diviene schiavo delle passioni e dei vizi. Quando siamo immersi in una tale situazione è difficile uscirne da soli senza un aiuto esterno.  Evagrio ci suggerisce che uno dei metodi preferiti dai padri è quello di imparare a “parlare alla propria anima, ascoltarla”.

Ci viene allora in soccorso la Scrittura e precisamente il salmo 41, quando Davide parla alla sua anima, l’ascolta e la interroga: “Perché sei afflitta, anima mia, perché gemi? Spera in Dio, perché lo confesserò, lui mia salvezza e mio Dio”. Ancora più importante è però parlare a Dio e ai suoi angeli facendo ricorso alla preghiera del cuore, i grandi maestri dell’esicasmo ci insegnano questo antichissimo metodo di preghiera che porta alla purificazione del cuore e alla preghiera incessante.

La preghiera, tra tante sue virtù, possiede quella di farci diventare in certo qual modo il “portiere del nostro cuore” come dice Evagrio, e non permettere che entri alcun pensiero senza prima interrogarlo. “Interroga il singolo pensiero e dirgli: sei dei nostri o dei nostri avversari? E se egli è uno di casa, ti colmerà di pace, se invece è del nemico (demonio) allora ti confonderà con l’ira e ti toglierà la pace.

Infatti

“la vita spirituale è un’instancabile lotta per il possesso della terra promessa che è la conoscenza di Dio e tale lotta si svolge nella terra del nostro cuore” della nostra anima.

Se la nostra anima è sana, la conoscenza di Dio è accessibile e il suo frutto è la pace, se invece è malata, allora la conoscenza di Dio è impossibile e la vita spirituale per noi sarà preclusa. Conoscere lo stato della propria anima diviene allora l’unica cosa urgente e necessaria per potere conoscere Dio e gustare la gioia della sua amicizia.

Il cammino quaresimale, tempo favorevole per la cura dell’anima, inizia con il gesto austero dell’imposizione delle ceneri sul nostro capo. Questo rito trova la sua genesi nella S.Scrittura. Dio disse ad Adamo dopo la colpa: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane, finchè non ritornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto “polvere tu sei e in polvere ritornerai” (Gen. 3,19).

Da questo episodio, la cenere nell’Antico Testamento, acquista il significato di lutto e di penitenza. Ninive si converte alla predicazione di Giona: “ I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli, il re si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere” (Gn.3,5-9). Anche Giuditta “Cadde con la faccia a terre, sparse la cenere sul capo” (Gdt.9,1). Abramo quando si rivolge a Dio dice: “ Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere” (Gen.18,27).

Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza  con senso di grave prostrazione afferma: ”Dio mi ha gettato nel fango, sono diventato polvere e cenere” (Gb.30,19). Anche Gesù esorta le città di Corazin e Betsaida a fare penitenza e cospargere il capo di cenere (Mt.11,21). Nella Chiesa il gesto di imporre le ceneri risale ai secoli V-VI con la prassi della penitenza pubblica. Papa Urbano II al concilio di Benevento 1091, stabilì l’uso di benedire le ceneri e imporle su capo di tutti i fedeli. E non più dei soli pubblici penitenti. A Roma le ceneri erano benedette nella chiesa di S.Anastasia e poi il popolo a piedi scalzi saliva alla chiesa di S.Sabina sull’Aventino per la celebrazione della messa. Quest’anno durante il rito  dell’imposizione delle ceneri, causa la pandemia, non viene pronunciata su ogni fedele la formula: “ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”.

Un suggerimento che è stato fatto a suo tempo da Jesus Castellano  e che in questa circostanza storica mi pare possa essere lodevolmente riproposto, è quello che ogni fedele, che si presenta davanti al ministro per ricevere la cenere, dica il proprio nome di battesimo, anche nella sua mente, questo contribuisce a personalizzare un gesto che è si collettivo, ma che impegna ognuno di noi in prima persona.

A questo punto, ci poniamo una domanda: c’è un modo per vivere fruttuosamente questo tempo di quaresima inaugurato dal rito delle ceneri? La risposta è certamente affermativa. Dobbiamo vivere la quaresima come un tempo privilegiato per la cura della nostra anima. O come ripete matta El meskin, per la liberazione della nostra anima. Allora il tempo di quaresima deve essere vissuto da ognuno di noi come un tempo per la cura della nostra anima, ossia per la liberazione della nostra anima dai vizi e dai peccati.

Cosa fare, quali impegni assumere per raggiungere questo obiettivo? Sono molti i sentieri spirituali che possiamo percorrere, per brevità ne riassumo solo sei.

1.Stare attenti a non fare affidamento solo sulla propria sapienza personale, alle proprie capacità, cioè è necessario fare un bagno di umiltà.

2.Gurdati dal credere di essere qualcosa di importante, che senza di te il mondo si ferma, e così il tuo io appaia importante ai tuoi occhi. Ricordati che non sei indispensabile a nessuno.

3.Considerati un nulla, e segui la via dello Spirito. Ricordati che sei solo un pugno di cenere vivente.

4.Sottomettiti a Dio e abbandonati totalmente alla sua volontà e al suo discernimento.

5.Ogni correzione che subisci, è un dono immenso del Signore. Accettale con umiltà e fiducia, servono per il tuo progresso spirituale.

6.Mettiti alla scuola della Grazia, esamina i tuoi pensieri, le tue ragioni, le tue intenzioni, i tuoi obiettivi, le tue parole, fai tutto alla luce della Parola di Dio che veritiera e non mentisce.

Scoprirai allora la corruzione della tua anima, capirai che possiedi un’anima malata, comprenderai la tua doppiezza, i suoi inganni, il suo orgoglio. La liberazione, la cura della tua anima comincia dalla denuncia delle tue abitudini cattive: menzogna, distorsione dei fatti, maldicenza, tendenza a giudicare gli altri, incostanza, vigliaccheria, adulazione, tendenza a piangersi addosso, attaccamento presuntuoso alle proprie opinioni, ostinazione, arroganza, oppressione del prossimo, calunnia, passione per il potere, dominio e ricerca di onori e gratificazioni, autoreferenzialità. La liberazione da questi vizi, vere e proprie malattie dell’anima, può avvenire solo attraverso una conversione sincera, umile e offerta nelle mani di Dio.

Viviamo allora questo tempo di quaresima come un tempo di guarigione, una sorta di “Quarantena dello spirito” durante il quale dobbiamo privilegiare : 1 l’ascolto della Parola, 2 la preghiera, 3 la lotta per la liberazione dai vizi, 4 una adeguata forma di penitenza centrata sulla nostra persona, 5 una vera carità, corposa e significativa (basta col tacitare la nostra coscienza a via di centesimi distribuiti ai poveri per strada o dispensati nell’obolo delle chiese), Dio non si può prendere in giro. Infine 6 serve il rinnegamento di sé, il disprezzo di se stessi, il considerarsi solo polvere e cenere nelle mani di Dio misericordioso. Il tutto si deve concludere con la 7 richiesta di perdono: “Mi alzerò, andrò da mio padre e dirò: Padre, ho peccato” (Lc.15,18),  la misericordia e il perdono arrivano solo dopo un cammino di penitenza e di conversione. Allora… buona quaresima a tutti.

Mercoledì delle Ceneri 2021

 

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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