Domenica di Pentecoste 2021

Anno B

La festa di Pentecoste da inizio alla vita della Chiesa, dopo la risurrezione di Gesù, cinquanta giorni dopo, lo Spirito Santo scende sulla Chiesa primitiva e vi rimane per sempre. Il dono dello Spirito trasforma definitivamente i discepoli di Gesù da persone piene di paura ad autentici araldi e testimoni di Cristo risorto.

Infatti, non era bastato l’annuncio della risurrezione di Cristo fatto dalle donne a dare forza e speranza ai discepoli, erano state necessarie le molteplici apparizioni del Risorto per infondere sicurezza e forza ai paurosi discepoli di Gesù. Le apparizioni di Gesù dapprima convincono i discepoli che egli è vivo, poi il Risorto affida loro una nuova missione. Il momento dell’incontro con il Risorto è anche il momento dell’affidamento della missione: i discepoli ora dovranno testimoniare che Egli è vivo e battezzare tutti nel suo nome.

Come nella creazione dell’uomo, Dio ha soffiato su di lui il suo alito di vita, e così divenne un essere vivente, ora il Risorto alita sui discepoli e trasmette loro il suo stesso spirito, lo Spirito Santo, lo Spirito di Cristo risorto. Questo dono è lo stesso che il Padre e il Figlio condividono in pienezza nella loro comunione di amore. La loro comunione è la loro stessa vita e questa comunione d’amore la vivono nello Spirito Santo. Donando lo Spirito Santo ai discepoli, Gesù dona loro la sua viva e vissuta comunione con il Padre.
Ma se oggi rivolgessimo ai cristiani la domanda: “Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?” Molti ci risponderebbero: “Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo” (Atti,19,1 s.).

E’ quello che a distanza di più di duemila anni anche oggi ci sentiremmo rispondere dalla maggioranza dei cristiani. Forse hanno sentito parlare dello Spirito Santo, ma non sanno altro, non conosco ciò che lo Spirito Santo è nella loro vita e in quello della Chiesa. Davanti a questa enorme ignoranza, che rischia di vanificare la missione che Gesù ha donato alla sua Chiesa, come dobbiamo rappresentarci l’attività dello Spirito Santo nella Chiesa? Chi è veramente lo Spirito Santo?

Lo Spirito Santo è Dio e come tale è invisibile, si rivela liberamente ed esige in noi la fede. San Basilio in uno dei primi trattati teologici sullo Spirito Santo comprese che dobbiamo riflettere più profondamente su come la grazia divina scende su di noi e sul mondo. San Basilio afferma che lo Spirito Santo deve prendere dimora in noi, restare stabilmente nella nostra anima come a casa sua, egli è l’anima della nostra anima. A queste affermazioni, fa eco anche Sant’Ireneo di Lione quando afferma che il cristiano è composto di tre elementi: il corpo, l’anima e lo Spirito Santo.

Potremmo dire che in un certo senso il cristiano è “raddoppiato” dalla grazia : c’è lui e c’è lo Spirito Santo con lui. Come fare per verificare la presenza dello Spirito Santo nella nostra vita? Come essere certi che in noi opera la sua grazia? La risposta è molto semplice: se in noi ci sono gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, se ragioniamo, pensiamo e operiamo come il Signore Gesù, è allora che possiamo avere la certezza che lo Spirito Santo dimora in noi.

In altre parole, dalla nostra vita di santità possiamo avere la sicurezza che Egli dimora in noi. Dobbiamo ancora una volta ribadire una verità di fede: Cristo rimane presente fra noi tramite lo Spirito Santo. Nella professione di fede che recitiamo durante la messa diciamo: “credo in Spirito Santo”, questa affermazione include la “comunione dei santi” e la “remissione dei peccati”.

Con la comunione dei santi, come insegna papa Benedetto XVI, si allude in primo luogo alla comunione eucaristica, che a partire dal corpo del Signore, unisce in una sola Chiesa le tante chiese sparse sulla terra. La parola comunione dei santi allora originariamente non si riferiva alle persone, ma indica i santi doni, cioè i doni eucaristici consacrati dall’effusione dello Spirito Santo durante l’epiclesi consacratoria. “La Chiesa, pertanto, non viene definita in base alla sua gerarchia e alla sua organizzazione, ma a partire dalla sua liturgia: come comunione di mensa attorno al Risorto, il quale la raccoglie e la riunisce da ogni luogo” (Benedetto XVI).

La festa di Pentecoste mentre ci richiama alla nostra responsabilità di credenti che hanno ricevuto lo Spirito Santo e che partecipano alla missione evangelizzatrice della Chiesa nel mondo, nello stesso tempo, ci esorta a cogliere le dinamiche della presenza dello Spirito nella nostra vita. Solo lo Spirito ci permette di superare l’individualismo e aprirci alle dinamiche della grazia con l’apertura relazionale verso gli altri e verso Dio.

 

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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