Festa della SS.Trinità 2021

Anno B

Davanti al mistero della Trinità, l’umile ammissione di non sapere può essere esercizio di vera sapienza per il credente di ogni epoca.

La festa odierna ci pone  davanti al mistero centrale della nostra fede. La dottrina trinitaria non è nata da speculazioni filosofiche, ma è scaturita dallo sforzo di rielaborare esperienze storiche presenti sia nel N.T. che nell’antico.

Nella persona del Verbo incarnato, noi incontriamo Dio come fratello, Egli si manifesta al tempo stesso come IO e come TU. Quando si presenta come Spirito, Dio, ci offre una modalità in cui si dà a noi, in cui entra in noi, così da essere nell’uomo pur restando sempre infinitamente al di sopra di lui.

La fede cristiana non tardò a domandarsi come queste tre modalità di incontro storico dell’uomo con Dio si rapportassero con la peculiarità della realtà stessa del Dio unico.

Le tre maniere con cui Dio si è manifestato all’uomo, ossia come Padre-Figlio-Spirito Santo, costituiscono forse solo la sua maschera storica sotto la quale Egli si avvicina all’uomo in ruoli diversi, pur restando sempre unico?

Dio è così come si mostra, Dio non si mostra come non è. La relazione cristiana con Dio si fonda su questa affermazione, nella quale è posta la dottrina della Trinità, anzi essa è tale dottrina. A questo nostro approccio al mistero di Dio uno e trino ci guidano tre atteggiamenti fondamentali:

Il primo è quello di credere nella possibilità che l’uomo ha di avere un rapporto diretto con Dio.

Il secondo atteggiamento è quello di avere una fede assolutamente  monoteista: esiste un solo Dio.

Il terzo è quello di riconoscere alla storia di Dio con l’uomo tutta la serietà che essa merita.

Se Dio si mostra come Figlio che si rivolge al Padre con un TU, questo rivela una verità assoluta. Le tre persone allora sarebbero tre “ ruoli” in cui Dio si rivela nel corso della storia. La dottrina trinitaria allora esprime il dato storico di Dio, cioè come Dio appare nella storia. Tuttavia la dottrina trinitaria  risulta comprensibile in primo luogo soprattutto per via negativa. (Di Dio possiamo affermare con certezza solo quello che Egli non è).

Possiamo parlare correttamente di Lui unicamente rinunciando alla pretesa di    com-prenderlo. La dottrina trinitaria sarà allora una affermazione-limite, un gesto indicatore che addita l’indicibile, l’ incomprensibile.

Del resto, la storia del dogma ci insegna che tutti i grandi concetti basilari della dottrina trinitaria, prima di essere accettati dalla teologia, sono stati prima condannati. Ad esempio il concetto di persona (prosopon), di consustanziale (homousios), ecc.. Tutti questi concetti, che prima sono stati condannati, dopo sono diventati articoli di fede che si recitano nel Credo.

Il mistero di Dio ci sfugge, noi lo possiamo guardare solo da un lato, possiamo coglierne solo un aspetto alla volta, dove uno sembra essere in contraddizione con l’altro. Solo accogliendo gli aspetti apparentemente contraddittori, riusciamo ad accennare alla verità che tuttavia nella sua totalità ci sfuggirà sempre.

La realtà di Dio può essere colta solo da colui che si coinvolge di persona nell’esperimento con Dio, questo esperimento noi lo chiamiamo con una parola: Fede! Solo coinvolgendosi si apprende. Solo prendendo parte all’esperimento della fede ci si interroga e solo chi si interroga riceve risposta!

Come insegna Pascal, la fede si ottiene dalla pratica religiosa, fare atti di fede per avere sentimenti di fede. Solo praticando la fede, lentamente mi si aprono le porte del mistero e mentre percorro la via dei misteri di Dio, il cuore si schiude alla comprensione, la mente si illumina, i sensi si trasfigurano, la comunione con Dio  si avvera.

Per il pensiero antico, divina è soltanto l’unità, la molteplicità appare come frantumazione dell’unità. Professare la fede in Dio Uno e Trino, significa attestare che la divinità sta al di là delle nostre categorie di unità e pluralità. Dio sta al di sopra di singolare e plurale e supera ambedue.

In Dio, la suprema forma di unità è quella creata dall’amore. La professione di fede in Dio come persona, implica il riconoscerlo come relazione. Non esiste persona in sé  singolarmente intesa. Il termine greco di persona, (prosopon), significa letteralmente “sguardo”, con la particella (pros), “verso” , include la correlazione come qualcosa di costitutivo. Allora se l’assoluto è persona, ciò significa che non è affatto un’entità isolata.

L’essere persona di Dio, trascende infinitamente l’essere persona dell’uomo. La teologia ricorre al termine persona nel tentativo di interpretare la figura di Gesù di Nazareth.

Dire che Dio è uno, significa affermare che non c’è  una pluralità di principi divini. L’unità si pone sul piano della sostanza. La Trinità si pone sul piano della relazione. Se leggiamo la Bibbia, scopriamo che in Dio esiste un Noi. Per esempio in Gen. (1,26), “… Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza…” In Dio esiste un IO e un TU. Sal. (110,1) “Disse il Signore al mio Signore..”. Ora la scoperta del dialogo all’interno di Dio stesso condusse i teologi ad ammettere in Dio l’esistenza di un IO e di un TU. Una scoperta questa, che ci offre un elemento di relazione, di distinzione, un volgersi l’uno all’altro, per indicare il quale si impose formalmente il concetto di “persona”.

La teologia ha così scoperto che Dio non è soltanto “Logos” , ma anche “dia-logos” , cioè non solo pensiero e senso, ma anche “colloquio e Parola” nella reciprocità dei parlanti. Nell’unico ed indiviso Dio, esiste il fenomeno del dialogo, della reciprocità di parola e di amore.

Anche l’essenza dell’esistenza cristiana consiste in una vita di correlazione, con Dio e con i fratelli. Concludo con le parole di Papa Benedetto XVI quando dice che “ Dio non è solitudine infinita, ma comunione di luce e di amore, vita donata e ricevuta in un eterno dialogo tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo- Amante, Amato e Amore, per riecheggiare  Sant’Agostino. In questo mondo nessuno può vedere Dio, ma Egli stesso si è fatto conoscere così che , con l’apostolo Giovanni, possiamo affermare : “Dio è amore” (1 Gv.4,8.16), “noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto” (Enc. Deus caritas est, 1.).

 

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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