La parabola del seme

11° Domenica del Tempo Ordinario. Anno B
Davanti alle tribolazioni del mondo, spesso gli uomini si chiedono: dov’è Dio?
Il suo agire nella storia è talmente impalpabile che sfugge alla nostra osservazione. Subisce questa sorte anche il Regno di Dio. Quante volte ci siamo chiesti: ma se Dio c’è perché non interviene in modo potente e visibile, quasi plateale, per ridurre al silenzio il male e i malvagi?
L’immagine del seme è molto cara a Gesù perché esprime bene la logica di Dio, come governa e interviene nella storia degli uomini.
Nelle due parabole del Vangelo di questa domenica, il seme da una parte cresce grazie alla sua intrinseca dinamicità, mentre dall’altra emerge il forte contrasto tra la sua piccolezza e la forza e grandezza del suo frutto.
Ogni seme germoglia e cresce perché è Dio che lo fa crescere, è Lui la forza del seme. Il tempo presente è tempo di semina, e non è importante se colui che ha seminato non può raccogliere i frutti. Li raccoglierà chi non ha fatto nulla per seminare e coltivare, raccoglierà i frutti della fatica e del lavoro di un altro. Spesso
però chi si trova in quest’ultima situazione non è in grado di comprendere il mistero di Dio che si nasconde nel segreto della piccolezza e del silenzioso sacrificio.
A questo proposito c’è una bella espressione di Sant’Ignazio di Loyola quando dice:
“Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio”.
Ogni cristiano è chiamato a far crescere il seme della grazia ricevuta nel battesimo, solo Dio saprà il senso e la misura della sua crescita. Il seme è piccolo, non esprime né potenza, né forza, esso è chiamato solo a marcire, a morire dentro il terreno, solo allora porterà frutto.
La parabola del seme esprime una grande sapienza, ci vuole insegnare la speranza e l’abbandono nelle mani di Dio. Oggi gli uomini sono portati a confidare nelle loro capacità, nella scienza, nella tecnica, rincorrendo l’antico sogno, quello di farsi come Dio.
Sperare sempre, questo è il messaggio evangelico di oggi, anche quando il silenzio di Dio è assordante, anche quando Dio sembra dormire e non interessarsi delle vicende umane, anche allora, Dio agisce nel segreto, nel silenzio, e noi non sappiamo come. La Chiesa nel mondo è solo un piccolo seme, i suoi figli diminuiscono sempre di più, ma unita alla forza di Dio, la Chiesa, soprattutto i santi, sono i semi vivi, buoni, che portano frutto. I semi vivi sono le opere buone, frutti di pensieri buoni. Se riflettiamo un poco, ci accorgiamo che nella nostra mente pullulano una quantità enorme di pensieri.
Ma non tutti sono pensieri buoni, molti sono pensieri maligni, abitano per molto tempo dentro di noi, ma non portano alcun beneficio, sono completamente inutili, appesantiscono la mente e durano molto, fino a cambiarci di dentro, fino a farci diventare come loro: maligni! Allora tutto, dentro e fuori di noi sarà tenebra, male. Anche il bene, che pure c’è, anche quello, non lo vediamo, non lo comprendiamo, siamo preda dei pensieri maligni, siamo prigionieri di noi stessi.
Siamo passati dai pensieri vivi ai pensieri morti.
Dice il card. Spidlik che dobbiamo ricordarci tutto questo quando ci sentiamo disperati. Vediamo attorno a noi tanti mali, tante avversità, tanta confusione. Solo il bene è sempre vivo, perciò cresce e la vita continua.
L’insegnamento che Maria ci ha donato nel Magnificat, interpreta bene il senso della parabola del seme. Solo l’umiltà è premiata da Dio e conduce alla santità, solo donando la vita, morendo come il seme possiamo sperare di portare frutto.
La nostra società innalza ed osanna i potenti, gli arroganti, quelli che amano il potere, ma tutto questo è solo gloria passeggera, dura il tempo di un fiammifero acceso in una notte buia, si spegnerà subito, solo il bene, quando si accende, non finirà mai, alla sua luce, al suo riflesso si illuminano tutti coloro che si sono posti sotto il suo calore.
Sac. Antonio Concetto Cannizzaro.
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