Dodicesima domenica del Tempo Ordinario

Anno B

Le letture dell’A.T. e del Vangelo oggi sono speculari. Marco ci descrive la tempesta sedata e Giobbe riceve il rimprovero da parte di Jahvè per la sua arroganza di voler competere con la sapienza di Dio.

Infatti il cap.38 del testo odierno si apre con una domanda che Dio rivolge al profeta: “Dove eri tu quando io ponevo le fondamenta della terra? Dillo sei hai tanta intelligenza!”

E continuando nel suo rimprovero Dio elenca una serie di opere della creazione che lasciano stupito Giobbe.
La potenza creatrice di Dio può permettersi di dire al mare: “Fin qui giungerai e non oltre, qui si infrangerà l’orgoglio delle tue acque”.
Giobbe è il prototipo dell’uomo che si reputa giusto e per questo si attende da Dio benedizioni e onori. Ma Giobbe nel corso della sua vita scopre che la logica di Dio non coincide con la sua. Non perché Giobbe si reputi giusto ha diritto alla ricompensa terrena. Dio è libero di fare quello che vuole e Giobbe non ha diritto a niente, anche se egli è un buono e osserva le leggi.

Davanti alla potenza creatrice di Dio l’uomo è un nulla. L’arroganza del pensiero, l’unico attributo che lo fa somigliare a Dio, spesso all’uomo gioca un brutto scherzo, si erge a competitor di Dio, fino a proporre critiche o suggerire consigli al suo operato. La storia è piena di uomini e donne che hanno imboccato questi sentieri, rimanendo delusi, o peggio annientati dalla loro superbia. Giobbe alla fine del confronto con Dio giunge a comprende che egli, per quanto sapiente, è una misera cosa davanti alla sublime potenza di Dio e l’unica cosa sensata che gli rimane da fare è chiudere la sua bocca davanti all’Altissimo. Il Vangelo si inserisce su questo stesso filone, superandolo però.

L’episodio descrive la traversata del mare di Tiberiade, Gesù e i suoi discepoli sulla barca mentre attraversano il mare vengono colti da una forte tempesta. Gesù stranamente se ne stava a poppa dormendo. Allora i discepoli cominciano a gridare e a rimproverare Gesù: “Maestro non t’importa che siamo perduti?”. Gesù si desta dal sonno e comanda alle acque e queste si placano subito.

Questa immagine descritta dall’evangelista possiede certamente una grande valenza simbolica: Gesù dorme mentre la barca con i discepoli affonda. Questa immagine sembra dirci che anche oggi, mentre la barca di Pietro sta affondando tra i marosi della storia, Dio dorme, non si interessa delle vicende della Chiesa e dell’umanità.

Questo grido è risuonato tante volte tra i cristiani: Signore dormi? Non ti importa che moriamo? Anche papa Benedetto XVI nella sua visita al campo nazista di Auschwitz il 28 maggio del 2006 ebbe a dire: “Non possiamo scrutare il segreto di Dio vediamo soltanto frammenti e ci sbagliamo se vogliamo farci giudici di Dio (come Giobbe), e della storia. Non difenderemmo, in tal caso, l’uomo, ma contribuiremmo solo alla sua distruzione. No, in definitiva dobbiamo rimanere con l’umile ma insistente grido verso Dio: Svegliati ! Non dimenticare la tua creatura, l’uomo! E il nostro grido verso Dio deve al contempo essere un grido che penetra il nostro stesso cuore, affinché si svegli in noi la nascosta presenza di Dio”.
Il compito del cristiano è quello di svegliare Dio dal sonno, non perché Dio dorme, tutt’altro, ma perché il Signore ci vuole attenti e vigilanti, chiedendo a Lui e solo a Lui la salvezza della famiglia umana. C’è un apparente contraddizione nel sonno di
Dio: quando l’uomo si dimentica di Lui, Egli sembra dimenticarsi dell’umanità. E quando l’umanità scossa dalla paura o dall’incerto futuro si rivolge a Dio, ecco che Lui è pronto ad intervenire con forza, infatti è stato Dio che ha dettato al mare i limiti dove infrangere la forza delle onde, ed è Dio che tiene in mano le sorti del creato.
In conclusione, il Vangelo di oggi ci esorta ad essere vigilanti, assieme al Signore, sul cammino della Chiesa e dell’umanità, per invocare il suo aiuto ogni volta che la barra della storia umana devia dalla sua volontà.

20.06.2021

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

 

 

In copertina Giobbe, dipinto di Léon Bonnat, 1880

Se ti piace, condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *