Vita eterna e vita perfetta

28 Domenica T.O. anno B

Il Vangelo di questa domenica ci presenta l’episodio del giovane ricco che incontrandosi con Gesù gli chiede che cosa deve fare per ottenere la vita eterna. La domanda di questo giovane oggi appare non più scontata. Infatti quanti cristiani ancora credono nella vita eterna? Inoltre in che cosa consiste la vita eterna? C’è una vita eterna?

La teologia, scrive H.Kung nel suo celebre: “Vita eterna?”  non può sottrarsi all’esigenza di dimostrare la verità della fede nell’eternità, perché se la ragione umana fosse costretta ad abdicare, a rinunciare a comprendere, allora la fede sarebbe per principio in-credibile, in-comprensibile, anzi in-umana. Finora nessuno è mai riuscito a dimostrare l’esistenza di una vita eterna, tuttavia, la fede nell’eternità, se non dimostrata, va almeno verificata. La vita eterna va verificata a partire dall’esperienza di vita che si fa nel nostro divenire storico. Che ci sia una vita eterna, continua Kung,  lo si può ammettere soltanto con una fiducia giustificata di fronte alla ragione, una fiducia piena di speranza, simile all’amore. Su questo versante gli fa eco il suo antico collega, poi divenuto papa, Benedetto XVI°.

Anche Ratzinger, nel suo altrettanto famoso saggio: “Introduzione al cristianesimo”, dice che l’uomo non può perire totalmente perché conosciuto e amato da Dio. Se ogni amore vuole l’eternità, l’amore di Dio non la vuole soltanto, ma la determina, ecco l’eternità! La fede è l’entrare in Cristo, cioè in quell’essere conosciuti e amati da Dio, che è l’immortalità. (Gv.3,15).

Gli uomini continueranno a vivere, non in virtù di un proprio potere, ma perché sono conosciuti e amati da Dio in una maniera che non permette più loro di scomparire. L’uomo continua a sussistere perché vive nella memoria di Dio, per questo anche la dimensione comunitaria continuerà nel futuro, per cui il futuro del singolo uomo sarà pieno unicamente quando anche il futuro dell’umanità troverà compimento. Il giovane del Vangelo credeva di poter ottenere la vita eterna attraverso qualche opera buona, Gesù ribalta completamente la convinzione del giovane proponendogli di entrare nella vita eterna attraverso non un’opera buona, ma attraverso la scelta di un nuovo status di vita. Per giungere alla salvezza bisogna aprirsi nella fede alla grazia di Cristo, il quale però a chi a lui si rivolge pone una condizione esigente: “Vieni e seguimi”. (Mc.10,21)

Gesù sta proponendo a questo giovane una scelta di libertà, non solo dai suoi beni materiali, ma soprattutto una scelta di libertà dalla schiavitù di se stesso. La sequela di Cristo ci propone un cammino di liberazione da noi stessi, dalle nostre convinzioni, egoismi, dalla ricerca di soddisfare il nostro io, dal desiderio di affermazione, di potere, di gloria. Allora, posto davanti a queste scelte, il disappunto del giovane ricco dimostra che egli vede solo ciò che deve lasciare, ma non comprende ciò che gli viene reso possibile in cambio. Succede spesso che nella nostra vita, davanti a scelte difficili, guardiamo solo a ciò che sembra essere la cosa più conveniente per noi  nell’immediato, non abbiamo la capacità di scegliere ciò che è bene per noi in una prospettiva di futuro, in un alveo di profezia e di speranza. Se il giovane ricco avesse risposto alla proposta di Gesù con un grande e convinto SI, oggi avremmo avuto un apostolo in più. Invece abbiamo solo un giovane che ha scelto i beni in cambio della vita perfetta e per questo è rimasto senza nome per l’eternità.

 

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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