Vedere la salvezza del Signore

II Domenica di Avvento Anno C

La liturgia della Parola di questa seconda domenica di avvento si sofferma a considerare la situazione storica nella quale nasce e si sviluppa il carisma del Battista. Quasi una sorta di quadro storico nel quale poi inserire la vicenda di Gesù di Nazareth. Il Battista e Gesù non solo condividono la stessa missione, anche se a livelli diversi, ma condividono anche la stessa sorte. Per entrambi parte della loro vita è tempo trascorso per la preparazione al loro ministero; hanno solo poco tempo per la loro azione profetica; entrambi condividono la stessa morte violenta.

Luca si pone delle domande che anche a noi oggi ci interpellano: Come appare agli occhi dei testimoni l’opera del precursore, che cosa diremmo noi oggi di Giovanni?  Come ci appare l’opera di Gesù, chi è per noi Gesù di Nazareth?  Intanto sia l’opera di Giovanni che quella di Gesù, si sono svolte, come ci ricorda la storia, dentro un conflitto con i potenti del tempo. Entrambi hanno contestato il potere di re e di dottori della legge, evidenziando l’ipocrisia e la falsità del loro potere e del loro insegnamento.

Quando Luca scrive il Vangelo, erano trascorsi pochi anni dai fatti da lui narrati. Il ricordo della storia del nazareno era ancora vivo tra i suoi seguaci. Gesù, la sua figura, la sua persona, è storia vera, storia dell’umanità, storia di un popolo che spesse volte si è ribellato a Dio e ha pagato a duro prezzo questa ribellione. La storia di Gesù ci insegna che i poteri forti, per quanto distruttivi, non possono mai prevalere contro i cristiani, alla fine saranno essi ad essere distrutti.

La persona del Battista è presentata da Luca come un vero profeta, su di lui si posa lo Spirito di Dio, per questo egli è capace di rendere noti i pensieri di molti cuori. Giovanni annuncia un battesimo per il perdono dei peccati, per questo bisogna mettere mano ad una vera conversione e ad una autentica penitenza. La storia ci insegna che i predicatori di penitenza non sono mai stati graditi dal potere. Essi vivono sempre in costante pericolo, rischiano antipatie e rifiuto. I potenti non sanno che farsi del battesimo di Giovanni, lo schivano, lo deridono. Ma chi sceglie di sottoporsi al battesimo di Giovanni, riconosce di avere bisogno del perdono di Dio e di convertirsi dalla sua mentalità. Solo così è preparato ad accogliere la venuta del Signore e ne può vedere la salvezza. Giovanni è nello stesso tempo predicatore di penitenza e messaggero di gioia. Annuncia al popolo l’imminente venuta del Messia.

La predicazione di Giovanni tende ad aiutare gli uomini a volgersi a Dio, essere pronti e disposti ad accoglierlo. Giovanni, ancora oggi ci suggerisce la strada da percorrere, le cose da fare, come prepararsi. Solo chi è preparato potrà accogliere il Signore nella sua vita e in quella della comunità cristiana. La Chiesa ha sempre bisogno di purificarsi, come l’antico Israele, perché il peccato insidia tutti i suoi membri.

“ Nella Chiesa è sempre in atto una lotta tra il deserto e il giardino, tra il peccato che inaridisce la terra e la grazia che irriga perché produca frutti abbondanti di santità” (Benedetto XVI).

“Ogni uomo vedrà la salvezza del Signore” gridava Giovanni nel deserto. Vedere la salvezza per noi, ora, non è avere visioni, estasi, ma avere la consapevolezza che solo preparandoci con fede e umiltà a partecipare all’Eucaristia domenicale, ci disponiamo a “vedere” quella salvezza che ci ha donato Gesù con la sua morte e risurrezione e che ogni domenica la Chiesa rinnova appunto nel sacramento dell’Eucaristia, mistero di vita e di salvezza per tutti.

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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