Gaudete: gioiosa attesa della natività

Terza Domenica di Avvento Anno C

 

In questa terza domenica, i testi della liturgia della Parola presentano Giovanni come predicatore di penitenza e come messaggero di gioia, la Chiesa è chiamata a disporsi ad accogliere la prossima venuta del Signore nella sua incarnazione e nello stesso tempo ricordare con gioia il suo ritorno alla fine dei tempi. Lo scopo del profeta è quello di preparare il popolo ad accogliere la salvezza che si manifesta in Cristo Gesù.

I frutti di conversione allora sono assolutamente necessari e non possono essere rimandati. La conversione implica un volgersi verso il Signore e tuttavia una vera conversione non può restare solo in ambito spirituale, ma deve manifestarsi anche nel comportamento esterno, quotidiano. In ogni momento il cristiano deve portare frutti di conversione, proprio perché il nostro tempo non è sempre nella nostra disposizione. Ecco allora la domanda che taluni rivolgono a Giovanni: “Che cosa dobbiamo fare?”. 

La risposta del profeta non ammette repliche: i frutti di conversione si riferiscono al comportamento verso il prossimo. Luca elenca alcune categorie di persone che si rivolgono al profeta chiedendo il suo consiglio. Tutte queste categorie elencate dall’Evangelista, sono tutte accompagnate da fama di potere, ossia imporre agli altri la propria volontà. Il Vangelo ci ricorda che in ogni professione si nascondono specifici pericoli e tentazioni di abusare del potere a danno degli altri per il proprio vantaggio. Ogni professione ha bisogno di una sua etica per non abusare a danno degli altri.

La conversione a Dio non si realizza in forma astratta, ma deve dimostrarsi proprio nell’ambito della professione e della missione di ognuno. Ogni cristiano oggi dovrebbe rivolgere a sé stesso la stessa domanda: che cosa devo fare?  Il nostro tempo è caratterizzato da un forte egoismo, intessuto di egocentrismo superbo e arrogante. La nostra è un’epoca storica dove il bene degli altri passa in secondo ordine rispetto al bene individuale. Giovanni a questa domanda ci risponde ancora oggi che dobbiamo vivere nell’ autenticità vivendo nella giustizia, avendo cura del prossimo. 

Ogni anno la Chiesa ci rende attuale la testimonianza di Giovanni e il suo atteggiamento davanti al proprio messaggio, soprattutto nella liturgia dell’Avvento.  Il suo esempio è lampada che risplende nella Chiesa fino al giorno della parusia, cioè del ritorno del Signore alla fine del mondo. Ogni cristiano, qualunque sia la sua condizione, ha la missione di preparare le vie del Signore, di annunciare la Buona Novella del Regno. Origene, nel suo commento al vangelo di Luca scrive: “Quanto a me, penso che il mistero di Giovanni si attui ancora oggi nel mondo”. Con il grande autore antico anche noi oggi possiamo affermare che la missione di Giovanni continua in ogni uomo e in ogni tempo, fino alla fine della storia, preparare le vie del Signore è il compito e la missione di ciascuno di noi. Ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia, non possiamo non annunciare la morte e risurrezione del Signore. Questa è la logica cristiana, che come Giovanni ci insegna, trova il suo alto compimento solo nel martirio.

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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