Maria Icona di accoglienza e di amore

IV Domenica di Avvento Anno C

Questa ultima domenica di avvento è segnata dalla visita di Maria ad Elisabetta. Le due donne, entrambe incinte, incarnano l’attesa e l’atteso, il profeta che prepara la via, il Signore che viene a dare la salvezza.” La scena della Visitazione ci insegna che dove c’è accoglienza reciproca, ascolto, il fare spazio all’altro, lì c’è Dio e la gioia che viene da lui.” (Benedetto XVI). Il corpo di Gesù che Dio si prepara a donarci, ci offre la possibilità di entrare nel pieno   contesto dell’incarnazione, pensando il corpo come luogo spirituale, sacramento della presenza di Dio tra gli uomini. Il venire al mondo del Verbo di Dio è anzitutto l’esserci nel corpo di un altro (Maria). Il contesto evangelico di oggi vuole celebrare l’accoglienza: Elisabetta riconosce in Maria colei che ha accolto la Parola di Dio fatta carne. Il mistero della fecondità di Maria è mistero di accoglienza. La vita che Maria ha accolto nel proprio grembo diviene inabitazione di Cristo in lei. La preparazione della via del Signore, così importante in avvento, si declina come preparazione del proprio corpo e del proprio cuore all’inabitazione del Signore grazie all’ascolto della sua Parola. Maria allora diviene figura del credente, di ognuno di noi, che genera in sé il Cristo grazie all’ascolto di tale Parola. Per questo Sant’Agostino ha potuto scrivere che Maria concepì il Figlio di Dio “nello spirito, prima che nel corpo”. (Disc.215).

Il viaggio di Maria alla casa di Elisabetta acquista una valenza evangelizzatrice e missionaria, Maria porta in sé Cristo, il mezzo che rivela questo mistero è il suo saluto. Il saluto, infatti, è legato all’epifania del volto dell’altro (Levinas), ed è già benedizione, augurio di pace (shalom), invito alla gioia (chaìre), rallegrati perché è apparso l’altro! L’incontro tra le due madri è anche profezia dell’incontro che avverrà tra i due figli: Giovanni e Gesù. Entrambi nella loro vita riconosceranno le tracce di questo incontro, perché il passato non è mai solo dietro, ma sempre anche dentro di noi. Il Natale che ci prepariamo a vivere, deve essere per tutti noi un Natale vivo, vero, pieno non di cose, di surrogati, ma pieno di persone. Natale è accogliere una persona viva, fargli spazio nel mio cuore, ascoltarlo e donarlo a tutti.  Se il corpo di Cristo che riceviamo nell’Eucaristia è il vero corpo nato da Maria vergine, in ognuno di noi ci deve essere l’anima e lo spirito di Maria per esultare nello spirito e per gioire ancora, malgrado le tante prove della vita. Tutti abbiamo bisogno di questa gioia che si deve trasformare in speranza e la speranza in dono. Tutti allora siamo chiamati a portare la salvezza fatta carne servendo gli altri, avvicinandoli mostrando i nostri volti, fatti di carne, non di maschere, volti veri, umani, sinceri. Ecco qual è il dono più bello che possiamo fare in questo Natale: è quello di offrire agli altri l’epifania del mio volto, cioè il dono della mia persona, come ha fatto Gesù con i pastori. 

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

Se ti piace, condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *