Nasce la Speranza

Natale Anno C

La nascita di Gesù, anche se il giorno e l’anno preciso ci sono sconosciuti, è una nascita che contiene tutti i connotati della storicità. A leggere il Vangelo di oggi, salta subito agli occhi un dato: il legame tra Gesù e l’imperatore Augusto. Questi voleva passare alla storia come un imperatore diverso da tutti gli altri che lo avevano preceduto. L’epigrafe di Priene, (epigrafe nel tempio dedicato ad Augusto), risalente all’anno 9 a.C. dice che il giorno della nascita dell’imperatore “Ha conferito a tutto il mondo un aspetto diverso, è apparsa una felicità comune”. Già tre anni dopo la sua entrata in carica, nel 27 a.C. il Senato romano gli aveva conferito il titolo di Augustus, in greco Sebastos, l’adorabile, nell’iscrizione di Priene è anche chiamato Salvatore, Soter. 

Gesù è nato in questo contesto storico, nel 15 anno dell’impero di Tiberio Cesare, non è nato in un tempo mitologico, egli appartiene alla storia e alla geografia precisa di un popolo. In lui, il Logos, la Ragione creatrice di tutte le cose, è entrata nel mondo, si è fatta storia, la nostra storia. La profezia di Michea si avvera e l’imperatore, senza saperlo, contribuisce all’adempimento della promessa. Luca descrive la nascita di Gesù evidenziando che mentre si compivano per Maria i giorni del parto, a Betlemme per loro non c’era posto per alloggiare. Evidente qui il ricordo delle parole del Prologo giovanneo:” Venne tra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto”. (Gv.1,11). Per il Salvatore del mondo non c’è posto. Anche noi chiediamo quanti sono coloro che non hanno un posto dove vivere? La storia si ripete ancora oggi, nell’indifferenza dei più. Maria e Giuseppe un luogo lo trovano, una grotta adibita a stalla, infatti nella regione attorno a Betlemme, si usavano da sempre grotte naturali adibite a stalle. Maria pose il bambino Gesù, avvolto in fasce, in una mangiatoia.

 Agostino ci fornisce un significato di mangiatoia che rivela una profonda verità. La mangiatoia è il luogo dove gli animali trovano il loro nutrimento. Ora nella mangiatoia giace colui che ha definito sé stesso come il vero pane disceso dal cielo. Per questo, la mangiatoia diventa un richiamo alla mensa di Dio a cui l’uomo è invitato a partecipare, ricevendo il pane di Dio. Inoltre la mangiatoia è anche rimando all’arca dell’Alleanza, simbolo della presenza misteriosa di Dio tra gli uomini.

Oggi celebrando la nascita di Gesù, la liturgia si sofferma a evidenziare la sua progenitura, rispetto a tutti gli uomini. Con primogenito Luca vuole sottolineare una particolare appartenenza di Gesù al Padre. Anche Paolo, nella lettera ai Romani, chiama Gesù “il primogenito tra molti fratelli” (Rom. 8,29). Anche da Risorto, Gesù è il primogenito, infatti egli inaugura una nuova umanità, quella dei risorti. Anche nella lettera ai Colossesi Cristo viene chiamato primogenito di tutta la creazione. (Col. 1,15), ed è il primogenito di quelli che risorgono dai morti (1,18). Il concetto di primogenitura di Gesù allora acquista così una dimensione cosmica, il Verbo incarnato è colui che precede e porta a compimento ogni creazione di Dio. L’annuncio di questa lieta notizia è data agli uomini e precisamente ai pastori dai messaggeri di Dio, cioè gli angeli.

Nella tradizione cristiana, quando gli angeli parlano, cantano. Da quella notte il canto degli angeli non è più cessato, continua attraverso i secoli in forme sempre nuove e in ogni Natale il loro canto assume significati sempre attuali. Al canto degli angeli si unisce il nostro accorrere al luogo dove Gesù ancora oggi ri-nasce: nell’Eucaristia, nell’umanità sofferente, nei poveri e negli esclusi, nei profughi. Cristo ri-nasce ancora in questa nostra umanità segnata dal dolore e dall’egoismo, ma toccata dalla speranza che in Gesù nato tra noi una luce nuova sorge a illuminare coloro che giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte, come recita una delle ultime antifone O che sono preludio al Natale. Con la nascita del Figlio di Dio, rinasce la nostra speranza, anzi la speranza si fa carne della nostra carne, allora non ci potrà deludere. La liturgia natalizia canta l’Astro che sorge, allora anche noi affrettiamoci per recarci alla grotta e contemplare il mistero di quel bambino che è venuto nel mondo per darci la certezza che Dio non ci abbandona, perché L’Emmanuele è con noi, per sempre.

 

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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