La pazienza di Dio

Terza Domenica di Quaresima Anno C

Questa terza domenica di quaresima propone alla nostra attenzione alcuni fatti di cronaca avvenuti al tempo di Gesù, questi avvenimenti forniscono l’occasione a Gesù di dare una lettura teologica dei fatti stessi, contro l’opinione dominate a quel tempo.

I fatti accaduti sono: la repressione cruenta compiuta dai soldati romani all’interno del tempio con numerosi morti e il crollo della torre di Siloe, a Gerusalemme, che aveva causato diciotto vittime. Israele era un popolo molto superstizioso, perciò vi era la diffusa opinione che ogni disgrazia fosse conseguenza di un castigo per una colpa. Gesù conosce tale mentalità e la corregge, egli rifiuta questa visione perché Dio non permette le tragedie per punire le colpe, e afferma che le vittime non avevano più colpe degli altri scampati alla disgrazia. Anche oggi, di fronte a tante disgrazie e ad eventi luttuosi, può venirci la “tentazione” di scaricare sulle vittime la responsabilità dell’evento o addirittura attribuirlo a Dio stesso.

Tale mentalità è frutto di una nostra idea che ci siamo fatti di Dio, un Dio a nostra immagine e somiglianza che ragiona con le nostre stesse categorie umane. Per questo il tema centrale di questa domenica è la conversione. Ci chiediamo allora: quale rapporto c’è tra la Parola di Dio e gli eventi della nostra vita? La risposta di Gesù è un appello alla conversione.

Le tre letture di oggi ci offrono in sequenza tre piste di lettura: ascolto, memoria, discernimento. Mosè ascolta Dio che gli parla dal roveto; Paolo ai Corinzi ricorda gli avvenimenti dell’esodo come ammonimento per il presente; Gesù nel Vangelo legge gli avvenimenti e offre ai suoi discepoli la chiave per un loro giusto discernimento. Davanti a questi fatti tragici della vita, emerge una considerazione: tutti abbiamo un rapporto disturbato con Dio.

Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare per avere un giusto rapporto con Dio. “Di fronte alle vicende della vita, è necessario lasciarsi interpellare dalla precarietà dell’esistenza e assumere un atteggiamento di responsabilità: fare penitenza e migliorare la nostra vita. Le società e le persone che vivono senza mai mettersi in discussione hanno come unico destino finale la loro rovina. La conversione invece, pur non preservando dalle sventure e dai problemi della vita, permette di affrontarli e viverli in modo diverso. Soprattutto aiuta a prevenire il male disinnescando le sue minacce”. (Benedetto XVI). La parabola del fico ci suggerisce l’infinita pazienza di Dio nei nostri confronti. Il fatto che all’albero sia concesso ancora del tempo per portare frutti, significa che malgrado i nostri peccati, malgrado il rapporto disturbato che abbiamo con Dio, il Signore ci mantiene in vita, ci concede ancora un’opportunità per convertirci sia dal nostro comportamento e sia dal nostro modo di pensare.  Che significa conversione?

Significa ascoltare l’annuncio su Dio e accoglierlo nella nostra vita, cercare Dio e incontrarlo, in altri termini, conversione significa non continuare a camminare nella direzione sbagliata, ma fermarsi e tornare indietro, fare una conversione a U. L’autentica conversione si prova dai frutti che produce nella nostra vita, sia in rapporto con Dio che con i fratelli.

Cipriano dice che Dio preferisce serbare pazienza a lungo, sopportando e indugiando a lungo, attendendo che il peccatore si converta a lui con tutto il cuore. Numerosi sono gli esempi che la Parola di Dio ci offre nel cammino quaresimale, sta a noi accogliere questi inviti e metterli in pratica. Una delle virtù che dobbiamo riscoprire in questo tempo di quaresima è la pazienza. Essa ci fa scoprire l’arte di vivere, comprendendo l’incompiutezza e l’incoerenza che vediamo negli altri, nella nostra vita e nella storia del genere umano.

 

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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