I due figli perduti

Quarta Domenica di Quaresima Anno C

L’annuncio di questa domenica è centrato sull’amore misericordioso del padre verso i suoi due figli entrambi perduti, con il suo perdono, il padre suscita il pentimento nel figlio che aveva abbandonato la casa paterna. E’ a partire dal perdono gratuito di Dio che l’uomo giunge al pentimento delle proprie colpe, non viceversa. L’iniziativa è nelle mani di Dio, l’uomo è chiamato ad accogliere il perdono, la misericordia anche se questo comporta difficoltà e lotta interiore. Nessun pentimento prova il figlio minore, ma solo un freddo calcolo di convenienza per risolvere la sua difficile situazione. In questa parabola Gesù ci presenta un duplice atteggiamento di Dio verso gli uomini, i peccatori che si convertono e i giusti che si sentono danneggiati dalla misericordia di Dio. Il figlio maggiore che si riteneva giusto, potrà comprendere il perdono del fratello solo se entrerà nella logica di amore di suo padre, allora anche lui potrà gioire del perdono. Altrimenti continuerà a giudicarsi un giusto ma non compreso e amato dal padre e alla fine si convincerà che suo padre è profondamente ingiusto con lui. “Spesso le persone devote non sanno apprezzare ciò che ricevono dalla comunione con Dio. Osservano con occhi invidiosi ciò che i peccatori apparentemente si concedono e che essi non hanno. Nonostante tutta la loro fedeltà esteriore, interiormente si allontanano da Dio” (K.Stock). Un uomo (antropos) aveva due figli…un padre è definito così dai suoi figli. Solo loro lo possono riconoscere, senza questo riconoscimento, rimane anonimo, solo un uomo. Il figlio minore con la sua richiesta illecita per la legge ebraica, si pone fuori legge, fin che il padre è in vita a nessuno è permesso di dividere il patrimonio. Allora la richiesta del figlio esprime il desiderio di anticipare la morte del padre. Luca per indicare il patrimonio usa il termine (ton bion), la vita. Questo padre divide la sua vita con i suoi figli. In questa narrazione è allora evidente l’atteggiamento del figlio che manifesta il desiderio di una sorta di morte anticipata del padre, il padre viceversa, risponde anticipando lui stesso il dono della sua vita. Questo figlio sperimenta la sua libertà e insieme il suo fallimento. Perché quando la libertà è vissuta fuori dai criteri dettati dalla legge di Dio, si trasforma in fallimento della persona.

Il figlio maggiore non riconosce suo fratello: “questo tuo figlio”…mentre il cuore del padre si muove a compassione e misericordia, il figlio maggiore si muove a disappunto e all’odio. Entrambi questi figli esprimono una profonda insoddisfazione per la loro vita. Sono entrambi frustrati, hanno il medesimo atteggiamento nei confronti del padre: quello del servo verso il padrone. Luca a proposito usa il verbo (duleo), dello schiavo e non invece (diakoneo), che esprime il servizio d’amore. Questo padre non ostacola la libertà dei suoi figli, ma li riempie d’amore. Questo padre ha due figli, entrambi perduti. Si sono persi, il primo fuori di casa, il secondo stando in casa. L’amore del padre verso il figlio minore è segnato da 7 atteggiamenti: rispetto, speranza, compassione, abbraccio, bacio, segni, festa. I segni che accompagnano questi atteggiamenti del padre sono: la veste, l’anello, i sandali.

La veste, (Protos), prima. Protos è un aggettivo che significa tre cose: ha un significato temporale, il padre vuole che si porti la veste che il figlio aveva prima di andarsene da casa. In questo modo il figlio viene rimesso nella condizione di prima. Segue anche un significato qualitativo: è bella e infine è profumata. La simbologia della veste è allora evidente, rappresenta la dignità dell’uomo che era stata perduta col peccato e che ora era stata ritrovata con il perdono. Paolo in (Gal.3,27) dice che ci siamo rivestiti di Cristo, egli è la nostra veste.

L’anello, esprime il diritto del figlio di tornare ad essere erede del padre e signore della sua casa. I sandali esprimono il dono della libertà, non più servo di nessuno. A questo figlio viene conferito il dominio su ciò che i suoi piedi calpestano. Ecco perché il figlio maggiore è adirato con il padre.

La parabola del padre misericordioso ci insegna che tutti abbiamo bisogno di un autentico ritorno alla casa del Padre, un padre amorevole e ricco di misericordia con tutti i suoi figli. Sta a noi incamminarci per andare incontro a questo padre che è sempre sull’uscio di casa per abbracciarci ancora.

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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