La notte luminosa della Veglia Pasquale. Madre di tutte le veglie

Chiesa di San Giorgio della Vittoria  2022

Se qualcuno chiedesse ad un cristiano: qual è la tua fede? La risposta dovrebbe essere semplice e immediata: All’amore che vince, l’amore che è più forte della morte. E’ quello che canta la Chiesa ogni anno nella notte luminosa della veglia pasquale. E’ così da più di venti secoli. La Chiesa in questa notte si lascia ricreare dal suo Signore, rinnova la propria vita, vi attinge forze nuove per affrontare il male e la morte. La festa di Pasqua per noi cristiani, è ritorno all’origine di ciò che siamo per poter continuare ad essere, per rimanere ciò che la vittoria di Cristo sulla morte ci ha resi per sempre: un popolo santo, consacrato a Dio.

Questa notte vogliamo comprendere bene il senso della celebrazione pasquale, perché chi ha vissuto e inteso la Pasqua una volta l’ha fatto per tutta la sua vita. Oggi invece molti assistono alla messa di Pasqua senza mai intenderla, come capita purtroppo delle tante iniziazioni mancate. Comprendere il senso della veglia pasquale significa comprendere chi veramente siamo e dove vogliamo andare, come individui e come comunità. La veglia pasquale, culmine e punto di arrivo della grande settimana, perpetua la tradizione che la Chiesa custodisce da tempi immemorabili, anche se di fatto, nel corso dei secoli ha subito modifiche. Con il Vaticano II° la Chiesa ha operato un importante ritorno alle fonti della tradizione preservando il cuore della festa.

 Il significato profondo di questa veglia è sempre stato quello di celebrare un’iniziazione per i battezzati, iniziazione all’illuminazione in una grande festa della luce. I catecumeni, in questa notte, in un unico sacramento, ricevevano tutto: il battesimo per immersione, la veste bianca, perché diventati messaggeri della risurrezione, confermati dal dono dello Spirito Santo e ammessi all’Eucaristia, alla pienezza della vita di Cristo. Il cuore del neofita veniva così trasformato e poteva diventare il tempio del Signore vivente, risuscitato, nello stesso tempo poteva accedere al mistero stesso di Dio, la carità per i fratelli, l’agape fraterna. Tutto ha inizio con il grande fuoco sul sagrato delle chiese. Esso costituisce la prima luce della notte di Pasqua, viene benedetto, il suo significato è quello di rimandare, naturalmente, alla luce che scaturisce dalla tomba vuota di Cristo. Questo suggestivo rito della benedizione del fuoco si richiama all’antica tradizione del “lucernaio”. Nell’antichità era un rito con una connotazione familiare o comunitaria, l’accensione della lampada rivestiva un carattere di rito domestico religioso nel corso del quale ci si scambiava gli auguri. I primi cristiani hanno fatto lo stesso, accompagnando il rito con inni a Cristo, luce del mondo. Al fuoco nuovo viene acceso il cero pasquale, circondato da una devozione simbolica particolare: il celebrante traccia sul cero il segno della croce, vi scrive le lettere greche alfa e omega, incide le quattro cifre dell’anno in corso, infine sul cero vengono incisi i cinque chiodi di incenso, le cinque piaghe di Cristo. Infine il cero acceso fa il suo ingresso nella chiesa buia e il diacono per ben tre volte canta: Lumen Christi. E tutti rispondono Deo gratias! E la luce dal cero si diffonde in tutta la chiesa, diviso in mille fiammelle. L’amore di Dio è contagioso. Nella grande tradizione iniziatica dei misteri c’è ripetizione dei simboli. Così come ci sono state tre elevazioni della croce il venerdì santo, ci saranno tre elevazioni della luce, e infine, tre annunci dell’Alleluja pasquale risuoneranno prima della proclamazione del Vangelo della risurrezione. Giunti all’altare, siamo arrivati al canto dell’Exultet. Con l’Exultet noi entriamo nella pura lode, questo canto è un prefazio, un prologo solenne dell’azione di grazie, anzi è esso stesso azione di grazie, è una vera e propria “eucaristia della luce”. Il ministro di questa eucaristia della luce è il diacono: questa è la sua eucaristia! Louis Bouyer scrive in proposito. “E’ la grande gioia cosmica, la gioia di un mondo rigenerato al quale l’uomo riconciliato con se stesso si ritrova unito nella loro comune unione al Creatore. E’ il trasalimento del cielo e della terra”. Così consacrata dall’eucaristia della luce, la fiamma del cero possiede, a partire da questo momento, un vero e proprio significato sacramentale. E’ per questo che il cero viene incensato, venerato, e che brucerà per tutta la notte, luce che non si spegne, fino alle celebrazioni del mattino. E’ divenuto icona di Cristo risorto, è anche figura della colonna di nube che guidava il popolo ebraico nel deserto, al momento della liberazione della schiavitù nel paese d’Egitto, nube luminosa, Sekinah, gloria di Dio. Alla luce del cero, cioè alla luce di Cristo risorto ora si leggono le letture che segnano la storia della salvezza, che scandiscono i temi della pasqua, dall’antico al nuovo Testamento. Tutto ora acquista un senso nuovo, compiuto. E’ “Oggi” , hodie, che tutto questo accade per me e per noi. Creazione e risurrezione sono un atto unico e inaugurale: non vi è risurrezione se non per il fatto che vi è ricreazione, è lo Spirito che fa nuove tutte le cose. Concluse le letture, l’assemblea canta il Gloria, le campane suonano a distesa, vengono accese le luci della chiesa, si passa dal tempo antico, al tempo nuovo, al canto degli angeli. Il celebrante intona il triplice Alleluja , Cristo è risorto, è veramente risorto. Il Vangelo lo testimonia e ancora oggi questo annuncio di salvezza è rivolto a tutti gli uomini di buona volontà. La veglia continua con i battesimi, naturale compimento della stessa veglia, o con la benedizione dell’acqua lustrale. Il celebrante immerge il cero pasquale per tre volte nell’acqua e la santifica. Così essa diviene capace di rigenerare i figli di Dio, nell’acqua e nello spirito. Con l’acqua benedetta tutti noi saremo aspersi, in ricordo del nostro battesimo, il canto di aspersione ci ricorda che chiunque verrà toccato dall’acqua sarà salvato. Tutti i battezzati allora rinnoveranno le promesse del loro battesimo, è una nuova presa di coscienza di chi siamo, a chi ci ha condotto la Pasqua del Signore. 

Siamo giunti così all’ultimo tratto della celebrazione della veglia, ora riprende le sembianze della messa. La liturgia, fino a questo punto contiene molte più analogie con un ufficio delle vigilie che con una semplice eucaristia. Non si tratta della messa di Pasqua che avrà luogo all’indomani, domenica. Ma proprio della vigilia di Pasqua, di una veglia. Certo, essa si conclude con un’azione di grazie, quel grande canto di gratitudine dei cristiani che è la liturgia eucaristica della notte. Tuttavia mantiene la sua struttura di veglia, di attesa e di festa amorosa nella notte. Quindi anche la conclusione eucaristica della veglia deve rimanere nella logica di questa notte tanto singolare. Come sarebbe bello, alla fine della celebrazione leggere la grande omelia di Agostino sul cantico nuovo: “O fratelli, o figli, o germogli della Chiesa cattolica, o semi santi e celesti, o rigenerati in Cristo e in lui nati dall’alto. Ascoltatemi! Anzi, stimolati da me, “cantate al Signore un cantico nuovo”. Così finisce la veglia pasquale, madre di tutte le veglie, coloro che hanno partecipato alla veglia pasquale, portano con sé il profumo dell’incenso e le suggestioni dei riti, hanno vegliato con cristo nella notte e sono diventati testimoni del risorto. Lo hanno visto risorgere nei suoi misteri e ora lo devono annunciare a tutti coloro che incontreranno sul loro cammino, come fa lo sconosciuto di Emmaus. Erano tristi in volto gli scoraggiati di Emmaus, ma uno sconosciuto rivela loro che il Cristo è vivo, ora lo vedranno anche loro, anzi lo riconosceranno nel mistero eucaristico, lì si apriranno i loro occhi. Non c’è Pasqua senza Emmaus, senza annuncio del risorto. Cari fratelli e sorelle, avete capito oggi il compito che ci attende, in ogni ambito della nostra vita, nella famiglia, nel lavoro, con gli amici, è quello di annunciare a tutti che Cristo è risorto, ha fatto nuove tutte le cose, ha rinnovato anche la morte, l’ha trasformata in vita. Dobbiamo risorgere con lui, egli è la speranza del mondo, egli è la nostra speranza. Allora, buona Pasqua, fratello e sorella, buona Pasqua e cammina con lui. Alleluja, Cristo è veramente risorto.

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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