Il Pastore bello

Quarta Domenica di Pasqua Anno C

Il titolo di “pastore d’Israele” viene attribuito dai profeti al futuro discendente di Davide, e possiede una valenza messianica. Giovanni parlando del pastore aggiunge l’aggettivo “kalòs”, bello. Noi nella tradizione pastorale abbiamo chiamato Gesù il buon pastore invece di bello. Cristo è il bel pastore che ha dato la sua vita alle sue pecore, immolandosi sulla croce. La radice profonda del suo essere bel pastore, Gesù la trova nella sua intima relazione con il Padre, come il Padre conosce Gesù e Gesù il Padre, allo stesso modo lui conosce le sue pecore. La relazione che c’è tra Gesù e le sue pecore è quindi una relazione di conoscenza e di amore. Una conoscenza del cuore proprio di chi ama e di chi è riamato e che si manifesterà nel dono della vita. Il nostro rapporto con il bel pastore allora dovrà essere un rapporto di conoscenza reciproca, fatta di ascolto e di sequela. Questo rapporto intimo con Gesù, il cristiano deve realizzarlo anche con i fratelli, amicizia e fratellanza devono caratterizzare ogni rapporto tra fedeli nella Chiesa. Solo il Signore, che possiede ogni potere, saprà custodirci da ogni male e donarci la vita eterna, nessuno allora ci potrà strappare dalla sua mano. La coscienza di appartenenza a lui è fondamentale per potere instaurare nella Chiesa sinceri rapporti di fede e di amicizia tra noi e Dio.

Tuttavia la nostra comunione con Dio e i fratelli è spesso fragile, il peccato ci indebolisce e i vizi ci fanno deviare dal retto cammino. Purtroppo questo ci fa perdere i doni ricevuti nei sacramenti, ci fa perdere l’amore, ci fa perdere l’amicizia, perché spesso cerchiamo le nostre affermazioni e celebriamo il nostro egoismo. Spesso nella comunità cerchiamo quello che non abbiamo trovato nella vita. Nella Chiesa veniamo a prendere e non a dare. Prendere incarichi, ruoli, onori, visibilità, ma spesso non diamo nulla alla comunità, non serviamo nel silenzio, nell’umile lavoro nascosto e spesso non gratificante. Ma è qui che si misura la differenza tra chi crede e serve per amore e chi serve per egoismo esibizionista. La pagina odierna del bel pastore ci deve riportare alla radice della nostra fede: il rapporto con Gesù e con i fratelli, improntato solo all’amore che si dona e si consuma e non chiede nulla per sé, ma si dona fino alla consumazione e il tutto lo fa solo per amore. Questo ci ha insegnato Gesù, non altro.

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

Se ti piace, condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *