Il dono della pace

Sesta Domenica di Pasqua Anno C

Il Vangelo di oggi si apre con una domanda di Giuda, non l’Iscariota, sul perché Gesù si è manifestato solo ai suoi e non al mondo. Giuda era sulla stessa lunghezza d’onda dei discepoli che volevano una pubblica e potente manifestazione al mondo di Gesù Messia. Questa prospettiva di imperio, di potenza, ha attraversato la storia della Chiesa di tutte le epoche: la tentazione di cercare consenso a tutti i costi, consenso facile, tra gli uomini di ogni tempo. Anche del nostro tempo. La risposta di Gesù a Giuda è immediata: senza l’ascolto della sua parola, senza una vita spirituale, nascosta ma reale, tutto si trasforma in scena, in spettacolo. Senza l’azione interiore, nascosta, dello Spirito Santo nel credente, la Chiesa rischia di mostrarsi al mondo come una comunità di filantropi, come una organizzazione umanitaria più che comunione di discepoli del risorto. Nella sua risposta Gesù ci presenta il ritratto del credente (v.23) e quello del non credente (v.24). Il Signore prepara i suoi discepoli a vivere un lungo tempo senza di lui inaugurando il tempo dello Spirito, tempo della Chiesa. E’ lo Spirito il maestro che forma i discepoli. Grazie all’opera dello Spirito Santo, Gesù diventa la via lungo la quale il discepolo deve camminare. Il Signore saluta i suoi discepoli donando loro la sua pace. Ai discepoli è chiesto di rispondere con l’amore e la gioia. Infatti, la gioia della presenza (Gv.3,29), si trasforma in gioia dell’attesa (V.28). Scrive Benedetto XVI° :” La missione di Cristo è compiuta nell’amore. E’ l’amore che da la vita: per questo la Chiesa è inviata a diffondere nel mondo la carità di Cristo, perché gli uomini e i popoli “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv.10,10)”.

Nell’assenza del Signore, lo Spirito Consolatore, (Paraclito, Ad- vocatus, difensore), svolgerà la funzione di maestro interiore, di guida per illuminare e orientare il credente nel mondo. Il compito della Chiesa è quello di mettersi a servizio dello Spirito. Ogni battezzato lo possiede, la Chiesa deve solo accompagnare il credente in questo cammino liberante di educazione alla fede rinunciando ad ogni tentazione di seduzione che invece della libertà porta alla dipendenza.

Gesù esorta i suoi con un invito: “Non sia turbato il vostro cuore”, oggi la Chiesa motivi di turbamento ne ha molti.  Mai come oggi la comunità cristiana sta attraversando cambiamenti epocali che mettono in discussione il patrimonio di fede che i nostri Padri ci hanno trasmesso. E’ urgente che la Chiesa abbia il coraggio e la forza di ripensare al deposito della fede che gli Apostoli ci hanno trasmesso e saperlo rendere di nuovo attuale agli uomini di oggi. Il messaggio del Vangelo non può essere cristallizzato e congelato alle espressioni culturali di epoche passate, ma va ripensato e trasmesso con linguaggio nuovo ma sempre aderente alla verità di fede che nelle sue espressioni linguistiche può e deve cambiare, adattandosi alla cultura contemporanea, ma che deve restare perfettamente fedele al contenuto di fede che Cristo e la Chiesa Apostolica ci hanno consegnato. Questa è la sfida del futuro che la Chiesa deve affrontare, se non vuole correre il rischio che il Vangelo non dica più nulla all’uomo nichilista che vive in questa travagliata epoca della storia umana.

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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