La chiamata al discepolato: libertà e legame

Tredicesima domenica T.O. Anno C

 

Nella vita di ognuno di noi c’è sempre il desiderio di libertà, ogni cosa che diviene noiosa, che si rende oppressiva o che ci condiziona la vita, vorremmo cambiarla, sia riguardo alle situazioni di vita che riguardo alle persone, alle amicizie. Ogni cosa che si presenta con la parvenza del definitivo ci fa paura perché ci lega, ci toglie la libertà di scegliere senza subire quella di essere scelti. Ecco come si dibatte la nostra vita: tra la possibilità di scegliere e la condizione di essere scelti. Gesù nel Vangelo di oggi, sceglie liberamente e risolutamente la via della croce che l’aspettava a Gerusalemme.

Lungo la strada si verificano tre incontri con tre giovani che a diverso titolo vengono invitati a seguire Gesù e tutti e tre rinunciano perchè antepongono i loro progetti, la loro visione di vita alla proposta fatta da Gesù, una proposta radicale, basata sulla sua imitazione. Non si può seguire il Maestro se non lo si imita alla perfezione, i buoni propositi non servono a nulla nella sequela di Cristo. Anche oggi ci sono tanti cristiani che fanno buoni propositi per  vivere la fede, ma non sono accompagnati dalle rinunce che inevitabilmente devono seguire ai buoni propositi e allora la fede si riduce a sterile appartenenza ad un gruppo religioso e basta. Gesù in questo vangelo ci insegna che per seguirlo bisogna decidersi totalmente di legarsi a lui, senza porre alcuna condizione. S.Paolo nella seconda lettura ricorda ai cristiani di Galazia che sono chiamati a libertà, cioè a vivere secondo lo spirito. La libertà cristiana è la possibilità che Dio ci da di amare liberamente tutti, fino al dono supremo della vita. I primi cristiani ci hanno dimostrato  il significato di questa libertà evangelica con il martirio. Chi appartiene alla verità che è Cristo, non sarà mai schiavo di nessun potere, ma sarà sempre capace di servire la verità fino al dono supremo della stessa vita.

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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