I caratteri della missione

14 Domenica del T.O. Anno C

Il Vangelo di oggi ci riferisce un fatto particolare, Gesù invia a predicare nel suo nome, oltre che i dodici apostoli, anche altri settantadue discepoli. Il riferimento potrebbe essere ai settanta anziani che Mosè scelse come suoi aiutanti (Es.24,1). Per la Chiesa questa scelta significa che a predicare e testimoniare il Vangelo non sono solo gli apostoli, diremmo oggi i sacerdoti, vescovi e consacrati, ma tutti i battezzati. La missione è un compito di tutta la Chiesa, basta deleghe in bianco ai cosiddetti professionisti del sacro che fanno questo per vocazione, o per mestiere. La delega ad annunciare il Vangelo e a testimoniarlo, che per secoli i laici hanno affidato al clero, è finita per sempre. Il laicato ha avuto tremende responsabilità nel lasciare nelle sole mani del clero l’annuncio della Parola di Dio, con una sorta di delega in bianco, spesso per votarsi alle opere sociali o caritatevoli, questa sorta di delega in bianco non ha più senso. E’ giunta l’ora che il laicato si assuma la propria responsabilità, nella crisi della Chiesa contemporanea, i laici hanno una grave colpa, perchè in questi lunghi anni si sono solo limitati a delegare la cosiddetta “Gerarchia” (vescovi, preti) per l’annuncio del Vangelo e la testimonianza cristiana.

Oggi dobbiamo prendere coscienza che la missione appartiene a tutti i battezzati, non ci sono professionisti della missione nella Chiesa, tutti abbiamo il diritto-dovere di annunciare il Vangelo di Cristo e di testimoniarlo. Per far questo non è necessario l’imprimatur né del vescovo, né del parroco, lo abbiamo già ricevuto nel battesimo e nella cresima, questo è più che sufficiente. Se poi i laici pensano di volere un “ruolo”, un incarico nella Chiesa, perché la corsa ai ruoli sociali non finisce mai, allora questo è un altro discorso. Allora parliamo del nuovo clericalismo che vede molti laici schiavi della ricerca di posti di visibilità nella Chiesa, ricerca di ruoli, di riconoscimenti.

Un laicato succube alla gerarchia ha fatto il suo corso e anche ha procurato tanti guasti nella Chiesa, le macerie sono ancora visibili, in bella mostra in tante parrocchie e associazioni. Abbiamo bisogno di un laicato libero e fedele al Signore, che ama la Chiesa e non ha paura di testimoniare il Vangelo nella storia travagliata del nostro tempo. Questo lo deve fare senza chiedere riconoscimenti o medaglie a chicchessia. Solo allora, si potrà di nuovo avverare il miracolo dei settantadue che tornando da Gesù raccontano i prodigi che la sua parola ha prodotto nei cuori degli ascoltatori. E solo allora ci sentiremo rispondere da Gesù:” Rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Lc.10,20).

Concludo con Benedetto XVI° “Questo Vangelo risvegli in tutti i battezzati la consapevolezza di essere missionari di cristo, chiamati a preparargli la strada con le parole e la testimonianza della vita” (Angelus, 8 luglio 2007).

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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