Seguire Gesù che significa?

XXIII Domenica del T.O. Anno C

In questa domenica il vangelo ci descrive il viaggio di Gesù verso Gerusalemme accompagnato da una folla numerosa. Ma Gesù dimostra di non gradire una così numerosa folla di seguaci, per questo enuncia i caratteri della sua sequela che sono impegnativi. C’è una apparente discrasia tra la folla che seguiva Gesù e la scarsità dei fedeli che praticano oggi le chiese. La desertificazione della pratica religiosa è un fenomeno tutto occidentale aggravato dalla condizione socio culturale della nostra epoca.  La Chiesa non deve avere paura di restare una minoranza, deve invece ritornare ad essere quella comunità che agli albori della fede annunciava il vangelo nella libertà. Il retaggio culturale tipico della chiesa occidentale è stato un peso che ha segnato tutto lo scorso millennio e parte del primo, quello cioè di essere cultura egemone e non subalterna a nessuno. Questa mentalità ha fatto si che il cristianesimo si sia lentamente ma inesorabilmente imborghesito e laicizzato, fino a diventare un comodo paravento per i pavidi o un trampolino di lancio per cercare potere e onori per altri. Gesù non ha paura di proclamare la durezza della sua sequela quando afferma “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Lc.14, 27). La sequela di Cristo deve essere totale. Essa si fonda sull’amore e non sul piano delle prestazioni. Bisogna mettere tutto in secondo piano se vogliamo essere veri seguaci di Gesù, i legami familiari, il possesso dei beni, l’attaccamento alla propria vita. La sequela è esigente perché il cristiano è chiamato non solo a seguire Cristo, ma a portare a compimento la sua chiamata. Ecco perché chi vuol seguire Gesù deve essere libero da ogni condizionamento sia materiale che spirituale. Il Signore detta le condizioni per seguirlo, scegliere di seguire Cristo, è come intraprendere una guerra contro tutte le potenze del male che ci minacciano. Ecco perché il libro della Sapienza oggi ci presenta Salomone che chiede a Dio il dono della sapienza, l’uomo ha bisogno della Sapienza divina per comprendere le cose del cielo.

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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