La ricchezza ingiusta

XXV Domenica del T.O. Anno C

 

La liturgia della Parola di oggi ci parla della ricchezza e offre dei criteri affinché non diventi un ostacolo per il regno dei cieli. Infatti nel nostro contesto storico, la corsa all’illecito arricchimento è una caratteristica comune di molte società, specialmente in occidente.

La Dottrina Sociale della Chiesa ha sempre sostenuto invece che l’equa distribuzione dei beni è una esigenza prioritaria se vogliamo conservare la giusta convivenza sociale. Il fenomeno dell’immigrazione clandestina, oltre a cause politiche e di guerra, ha alla sua base anche lo sfruttamento selvaggio di terre e di risorse che sottratti illecitamente ai popoli indigeni accrescono l’esodo di intere popolazioni verso occidente.

Se le risorse del pianeta non sono distribuite in maniera equa, saranno la causa di rivolte e rivoluzioni che sovvertiranno la geografia politica dell’intero occidente e del pianeta stesso.

Papa Francesco nella enciclica “Laudato sì” afferma che: “Il mondo dal progresso materiale illimitato è pura utopia” (78). Per questo è urgente ripensare ad una giusta distribuzione dei beni e rivedere il nostro rapporto con l’ambiente mettendo fine allo sfruttamento di risorse naturali e all’inquinamento che inevitabilmente porterà il genere umano verso la catastrofe. Il Vangelo di oggi denuncia la potenza di seduzione che hanno il denaro e la ricchezza, fino alla sua divinizzazione. Questo è uno dei rischi più gravi che corre l’umanità nella nostra epoca.

Il denaro perverte il cuore dell’uomo fino a spingerlo a compiere per esso ogni nefandezza. La lode che il padrone fa al suo amministratore disonesto non è ovviamente una lode alla disonestà in sé, ma alla capacità dimostrata da questi a districarsi in una situazione di crisi. Gesù ci chiede di avere anche noi cristiani queste stesse capacità e usarle a fin di bene.

Accettare la realtà, riconoscere i propri limiti, decidere lucidamente del proprio futuro. Sono queste le capacità che dobbiamo mettere in campo per contribuire a demitizzare il potere suadente che il denaro suscita in ogni persona.

Sac. Antonio Concetto Cannizzaro

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